Professionalità e multidisciplinarietà: un approccio “strategico” alla pianificazione

intervista ad Andrea Nobili, architetto

Andrea Nobili Andrea Nobili architetto, nato nel 1964 a Roma. Si laurea presso l’Università “La Sapienza” in Architettura con votazione di 110/110.

Dal 2000 è responsabile dello studio professionale iNExT Progetti Consulenze e Studi che svolge attività di consulenza, affiancamento e assistenza tecnico–economico-finanziaria prevalentemente per Enti Locali (Comuni, Provincie, Consorzi di Comuni).

Ha sviluppato professionalità e competenze specifiche in settori rilevanti per lo sviluppo territoriale, tra i quali: valutazione di iniziative infrastrutturali ed iniziative imprenditoriali, politiche ambientali, marketing territoriale, gestione e valutazione degli strumenti di pianificazione urbanistico-territoriale e programmazione economico-finanziaria. In particolare si è specializzato in Pianificazione Strategica del territorio: dal 2005 è capogruppo dell’ATP – iNExT per la redazione dei Piani Strategici della Città di Carbonia, dell’Intercomunale del Sulcis, delle Terre Sicane e della Città di Modica. Complessi di Sviluppo Locale.

 

I professionisti iNExT, “raggruppamento modulare, integrato ed integrabile di Professionisti”, hanno individuato un settore ancora non inflazionato della pianificazione e lo hanno scelto come proprio ambito di riferimento, per un lavoro che si svolge soprattutto con gli Enti locali.

È un modello riproducibile? Cerchiamo di saperne di più, facendo quattro chiacchiere con l’architetto Andrea Nobili, fondatore e senior partner di iNExT studio professionale che “interpreta la pianificazione strategica come evoluzione dei programmi complessi attraverso una metodologia partecipativa che prevede la realizzazione di tavoli di concertazione,forum, interviste” contribuendo ad iniziative di sviluppo territoriale.

 

Intervista

di Francesca Bizzarro

1. Come descriveresti in poche parole una realtà come iNExT?

Siamo sostanzialmente uno studio professionale che, per rappresentare la propria “filosofia di lavoro”, ha voluto darsi il nome iNExT, rete dei professionisti per il territorio. Circa sei anni fa abbiamo colto – forse con un po’ di anticipo rispetto ad altri – lo sbocco della pianificazione strategica. Come formazione professionale, provenivamo dalla programmazione negoziata e complessa, dai patti territoriali, dai PIT. Io ho lavorato come consulente in una grossa società che si occupava proprio di questo. La nascita di iNExT è avvenuta in risposta a un’esigenza che abbiamo intercettato: il nostro punto di partenza è stato intravedere che esisteva un mercato in una determinata forma di pianificazione complessa. Un altro punto di forza è stato capire che dovevamo dare allo studio un respiro multidisciplinare, accogliendo figure che non erano solo architetti.

2. Qual è l’età media dei componenti di iNExT?

Siamo un team abbastanza giovane e professionale: a parte me, l’età dei componenti oscilla tra i 26 e i 35 anni. Al di là della giovane età, una caratteristica dei membri del team è, sicuramente, il forte interesse e la motivazione per le tematiche di cui ci occupiamo.

3. In quale ambito territoriale vi muovete?

Lavoriamo soprattutto nelle aree dell’Obiettivo 1: Sicilia, Calabria, Sardegna, Molise…

4. Per quanto riguarda gli architetti che collaborano con voi, come avviene la scelta? Pubblicate un avviso o avviate un passaparola?

Facciamo entrambe le cose. A volte abbiamo pubblicato avvisi per la ricerca di tirocinanti, ma ora qualcuno sta cominciando a inviare il curriculum tramite il nostro sito Internet, che è sempre piuttosto aggiornato e funziona da punto di riferimento. Quando vediamo un curriculum che ci interessa particolarmente – tieni conto che il nostro è un settore molto ristretto, quasi di nicchia – spesso contattiamo chi ce lo ha inviato.

5. Quali sono le esperienze che rendono più interessante un curriculum?

Operando in un settore assolutamente nuovo, il primo aspetto che prendiamo in considerazione è la tesi di laurea svolta. Poi chiediamo un periodo di inserimento abbastanza breve, durante il quale ci rendiamo conto se la persona scelta, al di là delle premesse teoriche, condivide i nostri obiettivi e il nostro metodo di lavoro.

6. Interagendo con altri architetti “esperti” hai notato una maggiore rigidità rispetto ai giovani, oppure l’imprinting dato dall’università è sempre lo stesso?

Dalla mia esperienza posso fare un’ osservazione rispetto agli architetti neolaureati: molto spesso hanno difficoltà a inserire la progettazione all’interno dell’ attività di pianificazione strategica ed esordiscono con frasi del tipo “Ah, ma voi non progettate….” . Anche se devo dire che in questo ultimo periodo rilevo un’inversione di rotta: si sta iniziando a comprendere che la pianificazione strategica è un processo che include la progettazione, incidendo profondamente sul territorio.

7. Nella pianificazione strategica il contributo dell’architetto ha una sua connotazione, o si valorizza solo in relazione ad altre figure?

La capacità che gli architetti hanno di leggere il territorio in tutte le sue componenti (antropiche, di sviluppo…) è insostituibile. Per capacità, ma anche per tradizione e cultura, l’architetto è una figura professionale in grado di essere coinvolta in più processi, che richiedono la conoscenza di temi anche molto diversi. Del resto la pianificazione strategica è fortemente legata ad un cambiamento culturale.

8. Il vostro essere un po’ anticipatori vi ha portato a relazionarvi anche con interlocutori europei o extraeuropei? Mi riferisco sia a iniziative di ricerca con altri che lavorano come voi, sia a contatti con clienti in altri Paesi…

Vorrei sottolineare che iNExT ha una struttura organizzativa assimilabile a quella di un network, all’interno del quale rientrano i local partners, professionisti che lavorano in loco rispetto all’ente a cui forniamo consulenza. Quindi, interagiamo continuamente con persone e strutture dislocate in diverse regioni italiane, soprattutto quelle dell’Obiettivo 1.

Sicuramente siamo aperti a collaborazioni con le strutture locali e, inoltre, in questo momento stiamo interagendo con una serie di società, principalmente italiane, che si occupano di mercati esteri, per cercare di capire come può essere di aiuto la metodologia della pianificazione strategica in alcuni processi istituzionali di sviluppo verso l’estero, con particolare riferimento ai Paesi emergenti. Non abbiamo ancora committenti esteri, ma ci piacerebbe molto…

9. In definitiva, il vostro lavoro come funziona? Partecipate a un bando di gara…poi, nei fatti come realizzate la vostra proposta progettuale?

Innanzitutto sottolineo che il piano strategico non è un progetto, ma un processo. Il nostro studio si pone come ausilio della Pubblica Amministrazione, che deve rimanere protagonista e motore di tutto il processo di partecipazione al piano strategico. Noi ci proponiamo come struttura tecnica che affianca l’Amministrazione e, tramite le informazioni, le competenze e le idee che provengono dalla programmazione complessa, dai tavoli di concertazione, dai forum, dalle interviste, redigiamo tutti i documenti tecnici e gli elaborati del piano strategico.

10. Quindi c’è un momento in cui svolgete anche interazioni con i cittadini, con gli utenti finali: questo dialogo viene condotto da architetti o da altre figure?

Il processo nel suo complesso viene svolto sempre con l’apporto di diverse competenze che si integrano, ma nello specifico nel nostro team di questa attività si occupa un ingegnere con una formazione post-laurea specifica in progettazione e facilitazione dei processi partecipativi. Ritengo, inoltre, fondamentale, nei processi partecipativi, il ruolo della comunicazione, tanto che abbiamo creato un’area comunicazione con professionalità specifiche.

11. Avete creato altre aree specifiche?

Stiamo creando un team che si occupa di Project Financing e partenariato pubblico-privato. Ritengo che, oggi, questo sia un settore molto importante, soprattutto per chi si occupa di Pianificazione Strategica e, comunque, costituisca un nuovo settore emergente. Infatti, il Piano Strategico contiene in embrione gli interventi che dovrebbero essere realizzati sul territorio. Vista l’odierna limitatezza delle risorse finanziarie, gli Enti Locali vedono nel Project Financing un modello per il reperimento di risorse private nelle logiche di partenariato pubblico-privato per la realizzazione di interventi infrastrutturali.

12. Che cosa pensi dei corsi dedicati a temi tipo “risoluzione dei conflitti”, “progettazione partecipata”? Sono una moda, una forma di speculazione, oppure possono costituire uno strumento valido per formarsi?

È un fenomeno a cui stiamo particolarmente attenti. A fronte di questa richiesta più o meno esplicita di competenze nuove, ci sono le strutture universitarie che si attivano proponendo percorsi formativi ad hoc (corsi, master..). Il rischio è che si crei un mercato autoreferenziale.

13. Come dovrebbero avvicinarsi alla pianificazione strategica i laureati in architettura interessati a intraprendere il tuo stesso percorso?

Consiglio di svolgere un tirocinio nella Pubblica Amministrazione, in un Ufficio di sviluppo, in un Settore pianificazione, nello staff di un ufficio di piano regolatore, ad esempio… Per questo lavoro conoscere la macchina amministrativa dall’interno è fondamentale. Il ruolo degli Enti pubblici, come i Comuni, sta cambiando, e le Amministrazioni più intraprendenti si stanno attivando per capire come possono creare un ufficio di sviluppo economico, un urban center, degli uffici di piano, etc.

14. Quale è l’iniziativa che meglio rappresenta iNExT?

Il prossimo Piano Strategico: operando nello sviluppo, cerchiamo di imparare dall’esperienza e di migliorarci continuamente.

 

Per chi fosse interessato alle attività del gruppo iNExT:
www.inext.it

Molto interessante, in particolare, la sezione
www.inext.it/Links.htm
che offre un repertorio di collegamenti a risorse online su pianificazione strategica e dintorni…

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