Collegato Ambiente: demolizione di immobili abusivi. Più facile azionare le ruspe se c'è rischio idrogeologico

Per i Comuni arriva un fondo per facilitare la demolizione di immobili abusivi. Semplificazioni mirate per la VIA

Sul piatto subito 10 milioni iscritti nel capitolo di spesa del bilancio di previsione del Ministero dell'Ambiente. Le risorse saranno prestate ai Comuni che potranno portare a compimento le demolizioni di immobili abusivi realizzati in aree ad elevato rischio idrogeologico. In arrivo anche semplificazioni mirate per la VIA.

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Per i Comuni è in arrivo un fondo per facilitare la demolizione di immobili abusivi. Lo prevede il Collegato Ambiente, un disegno di legge che era stato varato dal Governo Letta e collegato alla legge di Stabilità 2014. Per molto tempo il provvedimento è rimasto nei cassetti del parlamento, ma negli ultimi tempi ha subito un'accelerata: è stato licenziato dalla Camera ed ora è all'esame della Commissione Territorio, ambiente, beni culturali di Palazzo Madama. Tra le novità che viaggiano verso l'approvazione, ci sono anche un tentativo di semplificare la VIA (Valutazione di Impatto ambientale) e importanti misure per agevolare gli "appalti verdi".

Più facile far partire le ruspe

Nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'Ambiente viene prevista l'apertura di un capitolo per il finanziamento di demolizioni di immobili realizzati in assenza di permesso di costruire o in totale difformità in aree ad elevato rischio idrogeologico. Sul piatto ci sono subito 10 milioni di euro in modo da favorire gli interventi da parte dei Comuni, che per mancanza di fondi in cassa non possono portare a compimento l'esecuzione delle demolizioni. Si tratta di passare, dunque, dall'ordinanza alle ruspe. Un passaggio non sempre semplice, a dirlo sono i numeri diffusi dal ministero dell'Ambiente, riguardanti 72 comuni capoluogo di provincia: 46.760 le ordinanze emesse, solo 4.956 le demolizioni che ne sono seguite.

I Comuni potranno ottenere i finanziamenti per demolire immobili realizzati in aree classificate ad elevato rischio idrogeologico (classe R3 o R4) oppure opere e immobili dei quali «viene comprovata l'esposizione a rischio idrogeologico», per i quali sono stati adottati provvedimenti definitivi di rimozione o di demolizione non eseguiti nei termini stabiliti. I Comuni restituiranno al Ministero le somme ottenute non appena riusciranno a recuperarle dai soggetti responsabili degli abusi.

Per accedere ai finanziamenti i Comuni presenteranno al Ministero dell'ambiente un'apposita domanda di concessione contenente, tra l'altro, il progetto delle attività di rimozione o di demolizione e l'elenco dettagliato dei relativi costi. Viene poi prevista l'emanazione di un decreto con il quale il Ministro dell'Ambiente, sentita la Conferenza Stato-Città, adotterà i modelli e le linee guida per la presentazione della domanda di concessione.

Semplificazioni in materia di VIA, ma indirizzate solo a casi particolari

La Valutazione di impatto ambientale subisce alcune modifiche. Per alcune tipologie di interventi sottoposte a VIA regionale e statale viene previsto che le autorizzazioni ambientali siano rilasciate dalla stessa autorità a cui compete l'emanazione del provvedimento finale, quello che conclude il procedimento di valutazione. Una semplificazione che si applica alle autorizzazioni ambientali che riguardano la movimentazione di fondali marini per la posa in mare di cavi e condotte e lo scarico in mare di acque derivanti da attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi.

Vengono eliminati dall'elenco dei progetti di competenza statale soggetti a VIA (Allegato II alla parte II del DLgs 152/2006), gli elettrodotti in cavo interrato in corrente alternata, con tracciato di lunghezza superiore a 40 chilometri, facenti parte della rete elettrica di trasmissione nazionale.

di Mariagrazia Barletta

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