Giovani italiani primi al concorso per un rifugio destinato alle vittime dell'omofobia in Uganda

L'idea vincente: un edificio organico concepito come una grande spirale

Sono Enrico Chinellato e Jacopo Donato, ex studenti all'Iuav di Venezia ed entrambe di ventitré anni, i vincitori del concorso per la progettazione di una residenza in Uganda. Una casa speciale, pensata per dare rifugio a lesbiche e gay vittime di atti omofobi, e che immaginano come una grande e accogliente spirale.

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Sono Enrico Chinellato e Jacopo Donato, ex studenti all'Iuav di Venezia ed entrambe di ventitré anni, i vincitori del concorso per la progettazione di una residenza in Uganda. Una casa speciale, pensata per dare rifugio a lesbiche e gay vittime di atti omofobi. I due progettisti immaginano un edificio a spirale e con un unico gesto, una forma organica, creano un luogo idoneo a fornire protezione e inserito perfettamente nel contesto. 

L'architettura diventa «simbolo di un porto sicuro per chi ne ha bisogno», sottolinea la giuria, commentando il progetto. Un giudizio avvalorato dalla levatura dei giudici. Tra i membri c'erano, infatti, progettisti di studi internazionali, quali il Renzo Piano Building Workshop, OMA, Agence Christian de Portzamparc, SHoP Architects  e Thomas Phifer and Partners, solo per citarne alcuni.

Il progetto di Enrico Chinellato e Jacopo Donato

La nazione africana conserva leggi anti-gay e ha istituito dure pene per punire atti omosessuali, così, sulla scia del lavoro del filmmaker ed attivista Kamoga Hassan, autore di un documentario che raccoglie testimonianze di vita delle persone colpite da discriminazioni in Uganda, gli organizzatori di concorsi di Bee Breeders hanno lanciato la competizione "Ugandan LGBT Youth Asylum", chiedendo ai partecipanti di progettare un centro per dare asilo a giovani feriti o abusati in qualsiasi modo, o in cerca di aiuto. Una struttura che potesse offrire consulenza legale e supporto psicologico e offrire una casa a chi avesse bisogno di un posto in cui stare.

Il progetto vincitore di Enrico Chinellato e Jacopo Donato

Il progetto prende le sembianze di una spirale, una forma che mantiene un certo grado di apertura, pur garantendo spazi interni protetti. Si tratta di un aspetto particolarmente apprezzato dalla giuria. «Proteggere la natura vulnerabile dei residenti - si legge nel verdetto - era la preoccupazione più importante del progetto vincitore, inoltre la forma organica che viene fuori dal progetto permette all'edificio di fondersi con il contesto pur rimanendo unico e distinto, tanto che potrebbe subito rivelarsi come simbolo di un porto sicuro per chi ne ha bisogno».

Il disegno della spirale, secondo la giuria, è anche simbolo di «una comunità che non si arrende e continua a lottare».

Il progetto rispecchia l'idea che i progettisti hanno dell'architettura: «Per me la funzione primaria dell'architettura - dice Enrico Chinellato - è appartenere in modo coerente al luogo per il quale è stata concepita e poi essere naturalmente al servizio delle persone del luogo». «Per questa ragione - continua - l'architetto deve agire come un investigatore dell'integrità sociale, culturale e territoriale del particolare luogo, così come del suo patrimonio storico, analizzando, interpretando e dando risposta a specifiche questioni»

Secondo Jacopo Donato l'architetto è come un «risolutore di problemi. Contemporaneamente protagonista e spettatore silenzioso, l'architetto - dice - è una persona abbastanza sensibile da trovare domande prima ancora che queste cerchino una risposta». Secondo Donato l'architetto può essere considerato «un poeta della forma, un pittore della luce, un antropologo, un detective e anche un medico, colui che plasma lo spazio per il benessere di chi lo abita». È questo che vorrei diventare, aggiunge.

Al secondo posto 

Marcelo Venzon, Julia Park, João Paulo e Carrascoza Guilherme Pardini (Brasile)

Anche il simbolismo del progetto secondo classificato ha colpito positivamente la giuria. I progettisti hanno immaginato una tensostruttura sostenuta da una serie di colonne. La struttura primaria è composta da un tessuto flessibile che crea una sorta di membrana in grado di proteggere dall'ambiente ostile.

Al terzo posto

Chariton Lazarides e Tatiana Ioannidou (Cipro)

Un villaggio all'interno di un edificio. È questa l'idea di partenza del progetto terzo classificato, il quale, secondo la giuria, è «molto in sintonia con la comunità locale e crea un ambiente sostenibile, che lavora per integrare le persone gay o lesbiche all'interno di una comunità più ampia». Completano la strategia progettuale, l'uso di materiali sostenibili e il ricorso a energia rinnovabile.

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