FREESPACE come Spazio Libero, quello spazio significativo che solo l'architettura può creare partendo da una necessità. Ma Freespace è anche l'invenzione architettonica, l'espediente per "sondare le aspirazioni, le ambizioni e la generosità dell'architettura". Questo alla base della 16. Mostra Internazionale di Architettura curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara pronta ad accogliere migliaia di visitatori.

Un'edizione in cui sono tanti i nomi noti partecipanti, da Álvaro Siza a Peter Zumthor, da David Chipperfield a Souto de Moura, passando per Odil Decq e Toyo Ito (solo per citarne alcuni), così come tante sono le novità, tra cui la prima presenza storica alla Biennale di Venezia della Santa Sede con un padiglione diffuso sull'isola di San Giorgio Maggiore.

Sarebbe necessaria una settimana intera per studiare nel dettaglio tutti i progetti e cogliere tutti gli aspetti affrontati da Freespace ma se avete solamente uno o due giorni a disposizione ecco un elenco puntato delle tappe da non mancare.

News sulla 16. Mostra Internazionale di Architettura

01. Vatican Chapels

Immergersi in un bosco vista mare e contemplare l'architettura immersa nella natura

Quello dell'isola di San Giorgio è un bosco quasi inedito, che accoglie armonicamente nel verde i 10 progetti delle cappelle di alcuni dei nomi dell'architettura internazionale, un esperimento ben riuscito condotto con grande abilità dal curatore Francesco Dal Co.

Il dibattito sul destino di queste microarchitetture è già in atto, resteranno lì o verranno smontate e portate in un altro luogo?. La cosa certa è che, scesi dal vaporetto e varcata la soglia del bosco, sarà difficile andare via per il senso di quiete che si respira.

Dunque è bene ricordare subito che il tempo stringe, e gli obiettivi da raggiungere sono appena cominciati!

vedi anche Il Padiglione della Santa Sede alla Biennale: alla scoperta delle 10 cappelle realizzate sull'isola di San Giorgio Maggiore 

Santa Sede | Vatican Chapels | Cappella Asplund di Francesco Magnani e Traudy Pelze Map Studio | photo p+a

02. Arcipelago Italia

Un bellissimo focus sul nostro Paese in ottica futura

Possiamo dire che quello di Arcipelago Italia è un esperimento ben riuscito. Torna al centro del dibattito il nostro Paese, in tutte le sue forme, dalle bellezze ai problemi da risolvere. E la grandezza del lavoro portato avanti dal curatore Mario Cucinella - col contributo di numerosi progetti sparsi per tutto lo stivale arrivando fino alle isole - sta proprio nell'aver riportato all'attenzione generale le cosiddette "aree interne".

Arcipelago Italia è il risultato della sinergia di un team che ha lavorato con grande impegno, una finestra sulla complessità del nostro territorio e la presa di coscienza del ruolo dell'architettura per il rilancio dello stesso.

Vi ritroverete a studiare i progetti disposti sui 5 grandi tavoli (gli arcipelaghi), vi sentirete piccoli e vi perderete tra i grandi libri della seconda sala che custodiscono gelosamente gli 8 itinerari e uscirete dal Padiglione Italia arricchiti e, forse, con nuove idee e proposte per il futuro del nostro bel Paese.

vedi anche L'Italia invisibile del Padiglione "Cucinella": un messaggio che va oltre il tempo di una Biennale

Italia. Arcipelago Italia | photo Elisa Scapicchio

03. Svizzera

L'abitazione da Gulliver a Lilliput

È lei la vincitrice del Leone d'oro per la miglior Partecipazione Nazionale, e - tra consensi e perplessità - la Svizzera è l'unico padiglione dove si fa la fila per entrare.

Complici anche le piccole dimensioni, è riuscita a creare, in uno spazio ridotto, un'interpretazione del tutto singolare ed efficace del cosiddetto "Freespace", intitolando il progetto Svizzera 240: House Tour. Per l'occasione infatti, viene messo in luce un aspetto dell'architettura spesso trascurato nonostante la sua importanza, ovvero gli interni degli appartamenti contemporanei, che nel corso degli anni hanno subito una forte standardizzazione, dall'altezza dei soffitti all'arredo, fino ai colori.

Il padiglione della Svizzera si configura come una sorta di percorso giocoso, dove gli ambienti e tutti i suoi componenti cambiano dimensioni, dalle porte a tutta altezza con maniglie sovradimensionate, ad ambienti pensati per un bambino, dove ogni dettaglio si riduce notevolmente generando percorsi casuali e stimolando la riflessione sull'abitare contemporaneo.

Svizzera 240 - House Tour | photo Italo Rondinella | Courtesy: La Biennale di Venezia

04. Germania

28 anni dopo la caduta del Muro di Berlino

La Germania non si fa parlare dietro con un allestimento pulito, elegante e lineare. La sua interpretazione di Freespace prende il nome di Unbuilding Walls, a cura di GRAFT e Marianne Birthler, chiaro richiamo agli ultimi 28 anni dopo la caduta del muro di Berlino, avvenimento che ha riconnesso le parti della capitale.

Un'occasione per esaminare gli effetti della divisione e il processo di ricomposizione della città, con l'obiettivo di mostrare l'ampiezza di dibattiti architettonici e soluzioni adottate, il tutto tradotto in una serie di pareti di colore nero, dietro alle quali si svelano alcuni progetti architettonici degli ultimi 28 anni sull'ex area di confine, spazio completamente vuoto nel cuore della città e rilanciato attraverso interventi architettonici contemporanei.

Germania. Unbuilding Walls | photos Elisa Scapicchio

05. Ungheria

La storia della città si fa Padiglione

Anche il Padiglione dell'Ungheria merita attenzione. La visita permette di avere un'insolita vista sui Giardini della Biennale e di conoscere un episodio di "occupazione - trasformazione" dello spazio da parte dei Millennials di Budapest.

Nel 2016, il Ponte della Libertà (ottimo punto panoramico sul Danubio) venne chiuso temporaneamente per manutenzione e la sua chiusura al traffico permise ai ragazzi di Budapest di mettere in atto un'occupazione - non ideologica - e di trasformare il ponte in un luogo di ritrovo, di svago e di riposo. La notizia della lezione di yoga collettiva con più di 600 tappetini stesi tra i binari del tram trovò spazio sui quotidiani di tutto il mondo.

La mostra vuole far riflettere sulle questioni urbanistiche post-socialiste e sul ruolo che le nuove generazioni  assegnano allo spazio pubblico. 

Ungheria. Liberty Bridge - New Urban Horizons  | photo Elisa Scapicchio

06. Polonia

La trans-corporeità dell'architettura

Amplifying Nature si propone di ricostruire l'immaginazione planetaria dell'architettura, attraverso l'analisi dei fenomeni gravitazionali, le oscillazioni della luce e i moti circolatori dell'acqua in un allestimento semplice e minimale, ma dal grande impatto visivo.

Nei due progetti, che prendono in analisi i processi naturali della pioggia e dei ritmi circadiani, è inoltre presente il richiamo ad alcuni concetti già trattati all'interno di progetti modernisti realizzati nella Polonia socialista nel periodo della "grande accelerazione".

Una bella installazione, semplice nonostante la sua complessità, e anche uno spazio accogliente per riprendere fiato alla volta delle nuove tappe da scoprire.

Polonia. Amplifying Nature | photo Elisa Scapicchio

07. Gran Bretagna

Il vuoto estremo

Alla Gran Bretagna, oltre alla menzione speciale, andrebbe dato il premio "effetto sorpresa". Sì, perché in questo la sua manovra è stata geniale. Quale modo migliore per interpretare il Freespace se non uno spazio completamente libero?

Tante le persone viste entrare spinte dalla curiosità e uscire perplesse, un po' disorientate. La menzione recita "per una proposta coraggiosa che utilizza il vuoto per creare uno spazio libero destinato a eventi e appropriazioni informali".

Qui il concetto di "vuoto" è portato all'estremo perché il padiglione è proprio VUOTO!

Prestando maggiore attenzione però, si nota subito sui lati esterni una scala metallica, al termine della quale una grande terrazza che circonda la punta del tetto, ovvero l"island" come il titolo dato al progetto, si apre completamente ai visitatori. Un'insolita prospettiva sui giardini e sul mare, che visti dall'alto hanno tutto un altro sapore, nonché un'ottima occasione per apprezzare il the inglese alle 16:00 (17:00 ora inglese) sotto grandi ombrelloni per ripararsi dal sole.

Island | photo Italo Rondinella | Courtesy: La Biennale di Venezia

08. Finlandia, Norvegia, Svezia

Bello in modo assurdo

Another Generosity (questo il sottotitolo dato dai Paesi Nordici per l'occasione), esplora la relazione tra natura e ambiente edificato, attraverso un'installazione che cerca di intensificare la consapevolezza dell'ambiente che ci circonda attraverso due elementi fondamentali: aria e acqua. Le strutture gonfiabili fanno da tramite tra ambiente naturale e ambiente edificato rispondendo agli stimoli esterni a volte invisibili.

Uno spazio molto piacevole e interattivo (è infatti possibile entrare in queste bolle d'aria), anche se, va detto, il Padiglione di Sverre Fehn, fatto di geometrie rigorose, colori chiari e la presenza della natura al suo interno, è di per sé uno spazio talmente perfetto che qualsiasi tipo di installazione riuscirebbe ad apparire bella e accattivante.

Nordic Countries (Finland-Norway-Sweden). Another Generosity | photo Italo Rondinella | Courtesy: La Biennale di Venezia

09. Eurotopie

Un luogo per costruire la nuova Europa

Si presenta come un santuario, un luogo per gettare le fondamenta per l'Europa che vorremmo. Uno spazio di riflessione, abbastanza grande per accogliere una folla e altrettanto intimo per elaborare le proprie idee.

È il colore blu dell'Europa a dominare, con un cerchio di oltre 5 metri al centro e un'altezza massima di 6 metri, attorno al quale si sviluppano delle gradinate al cui culmine si instaurano delle nicchie per la meditazione in solitaria.

Uno spazio vario adatto a più situazioni, nato proprio per essere il padiglione di tutti.

Eurotopie | photo Elisa Scapicchio

10. Francia

Luoghi infiniti, spazi abbandonati e senso di collettività

Costruire degli edifici o dei luoghi? Cosa differenzia gli spazi? Queste le domande alla base del Padiglione della Francia. Esso si sviluppa a partire da 10 siti trasformati che riescono ad accogliere l'imprevisto, focalizzando l'attenzione sulla forza dell'energia collettiva e facendosi portavoce dello spirito di condivisione.

Nell'ottica di "sperimentare il mondo per costruire delle comunanze", sono messi in mostra dei luoghi aperti dalle molteplici possibilità, non finiti ma capaci di dar vita a spazi di libertà dalle molteplici configurazioni e alternative. Sono 10 luoghi con un futuro da scrivere, nati quasi sempre da edifici fuori uso o siti abbandonati: qui l'architettura si esprime attraverso l'incontro tra qualità spaziale preesistente e processo organico di trasformazione che trova perfetto compimento solo se rispondente alle esigenze di chi li vive. A rendere il tutto estremamente curioso, nelle pareti in alto si inserisce un'esposizione di oggetti emblematici di ciascuno di questi luoghi, frammenti che vogliono mostrare le diversità delle storie in esame suscitando nei visitatori empatia e sentimenti nostalgici.

France. Infinite Places | photo Italo Rondinella | Courtesy: La Biennale di Venezia

11. Brasile

Muri d'aria e frontiere materiali e immateriali del Brasile e della sua architettura

Freespace per il Brasile prende il nome di Muri d'aria, una ricerca che indaga i diversi tipi di muro che costruiscono il paese, riflessione sulle frontiere dell'architettura stessa nel suo rapporto con le altre discipline.

Le grandi mappe, realizzate per l'occasione, sono proprio la materializzazione delle forme di separazione spaziale e sociale sorte in conseguenza dei processi di urbanizzazione del Brasile.

Le installazioni sono molto eleganti e raffinate e il padiglione luminoso ed accogliente, ragioni per le quali, se vi resta del tempo, non rimarrete delusi entrandovi.

Brasile. Muri d'aria | photo Elisa Scapicchio

12. Giappone

Una selezione di disegni per approfondire il dibattito su vita e architettura

Occorre parecchio tempo per cogliere tutte le sfumature del concept di questo Padiglione. Architecture Etnography,  curata da Momoyo Kaijima insieme a Laurent Stalder e Yu Iseki, attraverso l'utilizzo di disegni cataloga la vita e la realtà urbana in guidebook, interrogandosi sulla natura dell'architettura vista dalla parte del fruitore. 42 espositori suddivisi tra studi di design, università, architetti e artisti contemporanei attivi in Giappone e all'estero accomunati dalla ricerca di un nuovo approccio del design in relazione alla società del futuro.

Un padiglione ricco di spunti e curato in ogni minimo dettaglio, in tipico "stile giapponese".

Japan. Architecture Etnography | photo Italo Rondinella | Courtesy: La Biennale di Venezia

di Elisa Scapicchio

#focus.biennale.2018 - 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

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