Museo del '900 all'Arengario, la soprintendenza scoraggia il collegamento aereo

Ordine di Milano: «Il parere confligge con il Dpp e ostacola progetti coerenti e fattibili»

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Arriva dalla soprintendenza, e a concorso più che avviato, una limitazione al progetto per il raddoppio del Museo del Novecento: lo scorso 4 marzo il Rup ha pubblicato un parere che scoraggia l'ideazione di un collegamento aereo tra i due Palazzi gemelli dell'Arengario.

Dopo la missiva contro l'appalto integrato per la realizzazione della scuola Scialoia a Milano, l'Ordine degli Architetti meneghino riscrive al sindaco Giuseppe Sala e questa volta aggiunge come nuovo mittente la soprintendente Antonella Ranaldi. Ancora una volta l'oggetto della lettera è un concorso di progettazione, e più nel dettaglio la competizione Novecentopiùcento, bandita dal Comune di Milano e ospitata sulla piattaforma Concorrimi.

«Il parere - scrivono gli Architetti milanesi nella lettera - confligge con le indicazioni contenute nel Documento Preliminare alla Progettazione del bando di concorso, mettendo seriamente in discussione la possibilità di rispondere alla chiamata con un progetto coerente e fattibile. Ad aggravare la situazione, il fatto che la scadenza del concorso sarebbe stata tra pochi giorni, che probabilmente alcuni partecipanti hanno già consegnato e che sicuramente molti altri hanno già completato il progetto. A poco vale, in questo senso, la proroga - peraltro modesta - di quindici giorni dal termine di consegna. Non ci compete entrare nel merito della discussione, ma non possiamo non stigmatizzare la grave situazione che si è venuta a creare».

Il parere della Soprintendenza

«Il bando - si legge nel parere - chiede "di progettare un collegamento aereo tipo passerella" tra le due torri-propilei dell'Arengario. Tale collegamento aereo tipo passerella presenta la criticità di un elemento architettonico che intercetta l'asse da Piazza Scala, Galleria Vittorio Emanuele II, Arengario, Largo Diaz, Grattacielo Martini. Questo asse nord-sud trasversale al Duomo forma un cannocchiale visivo e prospettico di straordinaria valenza urbana. Nel tempo si è costruita una scenografia alla scala urbana, che è stata il cardine e il principio compositivo, enunciato già nel concorso del 1861, rafforzato nei successivi interventi finalizzati ad esaltare la lunga prospettiva dalla Galleria, nei propilei delle due torri dell'Arengario (dove era già l'arco monumentale del braccio di Palazzo Reale), prolungata poi lungo l'asse di largo Diaz con la creazione di un fondale scenico nello snello Grattacielo Martini».

«A fronte delle criticità evidenziate, molto palesi - si legge ancora nel parere -, non significa che il collegamento non sia possibile. Si vuole evidenziare infatti che altre soluzioni di collegamento e ampliamento parrebbero in modo significativo meglio contemperare le caratteristiche storiche architettoniche e urbane proprie del complesso, già proposte da questa Soprintendenza e che a parere della scrivente sono da privilegiarsi; diversamente non vengono indicate nel bando, e sembrerebbero quasi disincentivate. Mi riferisco, come è noto agli indirizzi della presente, alla soluzione alternativa, non di inferiore valenza funzionale ed architettonica, di un collegamento ipogeo tra le due torri di fatto già esistente, da ampliare come hall e snodo distributivo, di accoglienza con servizi di supporto, in posizione centrale tra le due torri dell'Arengario. La soluzione per intendersi è quella della piramide del Louvre di Pei che ha creato nuovi valori iconici e il cuore ipogeo della nuova distribuzione dei musei del Louvre».

Architetti: «Sia salvaguardato il lavoro già svolto»

«Siamo ben coscienti che, evidenziando questa criticità - scrivono gli Architetti -, rischiamo di dare argomento in più ai molti detrattori dei concorsi, a tutti cloro che considerano la progettazione un servizio da acquistare al minor prezzo, a tutti coloro che considerano il progetto (e il progettista) orpelli di scarsa rilevanza. Al contempo però non possiamo esimerci dal difendere gli interessi non solo dei partecipanti e dei progettisti in generale, ma anche e soprattutto delle città».

«Riteniamo - conclude la missiva - doveroso segnalarvi la gravità della situazione, auspicando che troviate il modo di salvaguardare il grande lavoro già svolto, meritevole del massimo rispetto. Tutto ciò fornendo indicazioni chiare e univoche che coniughino i contenuti del Dpp e il parere della Soprintendenza pubblicato oggi e utilizzando al meglio le risorse dello strumento concorsuale, a partire all'articolazione in due fasi e dal ruolo della Commissione giudicatrice».

LA LETTERA DELL'ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI MILANO