Venezia. Canali. Calle. Sotoportego. Salizada. BIENNALE DI VENEZIA, che stavolta si è fatta attendere per un anno in più.

Li avevamo lasciati con Freespace delle Grafton Architects, ma entrare ai Giardini della Biennale dopo un periodo come quello appena passato, tra "spazi chiusi", confini e relazioni sociali praticamente assenti è un'emozione fortissima. Persone ovunque, felici di ritrovarsi insieme, ma anche spaesate, come fosse la prima volta in Biennale. E poi la domanda:

Da dove cominciare? Quali padiglioni visitare?

Quest'anno abbiamo deciso di farci guidare dalle vostre richieste. Nei giorni scorsi abbiamo lanciato una domanda sul nostro profilo Instagram: "Quale padiglione vorresti visitare?"

Lasciando a voi la scelta, siamo andati in giro alla ricerca dei padiglioni che destavano la vostra curiosità. Tra tutte le vostre segnalazioni, ecco i "5 vincitori", ovvero quelli indicati da più persone. 

Ed eccoli qua: sono Belgio • Spagna • Danimarca • USA • Giappone

01.  Belgio | Composite Presence

Se sei un architetto, non puoi non impazzire

Ci avete visto lungo. Pare infatti che il Padiglione del Belgio sia tra i favoriti per la vittoria del Leone d'Oro, la cui assegnazione è rimandata quest'anno al 30 agosto (generalmente veniva svelato in concomitanza con l'inaugurazione della Biennale).

Il concept del padiglione è una domanda: Come possono città e architettura prosperare insieme?

La possibile risposta, seppur parziale, è affidata all'allestimento scenografico di Bovenbouw Architectuur, un "plastico del paesaggio" in cui modelli in scala 1:5 in legno e carta, disposti ad altezza tavolo, rivelano il rapporto unico tra città e architettura, nelle Fiandre e a Bruxelles, mostrando il tipico scenario urbano fiammingo.

Si tratta di 50 progetti architettonici degli ultimi 20 anni, elementi che costituiscono un paesaggio immaginario in cui convergono stili, funzioni e tipologie eterogenee. Molti dei modelli riguardano ristrutturazioni e adattamenti, mostrando come, a prescindere dalla tipologia del progetto, sia chiara la rigorosa linea della pianificazione urbana.

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foto: © Elisa Scapicchio

02. Spagna | UNCERTAINTY

Allestimento emozionale, risultato assicurato

Se siete a caccia di "padiglioni instagrammabili", questo è il posto giusto. Ma dopo qualche foto acchiappa-like (legittime!), soffermatevi sui contenuti, ne vale la pena.

Quei fogli svolazzanti che vi circondano provengono dalle 466 candidature della call lanciata dai curatori, primo approccio alla domanda sul come vivere insieme.

Anche alla luce della recente pandemia, il lavoro dei curatori Domingo Jacobo González Galván, Sofía Piñero Rivero, Andrzej Gwizdala e Fernando Herrera Pérez si interroga sull'incertezza, intesa come l'opportunità di generare processi di riflessione per dar vita a una rivoluzione del nostro pensiero.

Il padiglione si trasforma dunque in una macchina interattiva, una piattaforma incerta che invita il visitatore a partecipare alla domanda collettiva del come vivere insieme: la "nuvola" di fogli raccoglie idee e proposte di strategie di intevento. Proseguendo, una serie di focus puntuali di progetti parla di futuro e di inclusione, proponendo delle risposte concrete alla situazione di incertezza. 

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© Uncertainty

foto: © Elisa Scapicchio

03. Danimarca | Con-nect-ed-ness

Riflettere sul ciclo della vita e sulla connessione uomo-natura

Abbandoni i canali veneziani, entri ai Giardini e pensi di stare all'asciutto. E invece no, ecco che il Padiglione della Danimarca ti sorprende, con un percorso guidato dall'acqua piovana raccolta dal tetto, che si insinua nel padiglione fino a diventare un bacino da attraversare per mezzo di una passerella sopraelevata.

Curato da Marianne Krogh e allestito da Lundgaard & Tranberg Architects, il Padiglione della Danimarca risponde alla domanda di Sarkis proprio attraverso la metafora dell'acqua, ricordandone l'importanza per qualsiasi forma di vita e mostrando come il suo flusso ciclico e l'assenza di confini uniscano passato, presente e futuro, generando una connessione imprescindibile tra tutti gli esseri viventi.

All'esterno, il padiglione cattura l'attenzione per la parete esterna costellata da vasetti, chiaro richiamo alla necessaria connessione tra architettura, natura e uomo, invitando ad entrare per sorseggiare una buona tazza di the. Consigliato per una pausa anche per la presenza di comodi divanetti!

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foto: © Elisa Scapicchio

04. USA | American Framing

Analizzare il passato per capire il presente

Grande messa in scena anche per gli Stati Uniti, che quest'anno hanno rivoluzionato il Padiglione annettendo una nuova struttura in scala reale che richiama il passato. Si tratta del "ballon frame", soluzione pragmatica che, a partire dai primi dell'800, apre le porte a un'edilizia domestica accessibile. 

Tra le prime costruzioni, si ricorda ad esempio il deposito edificato da George Washington, a cui seguirono chiese, fienili, negozi e soprattutto case. Complice anche la disponibilità di legname proveniente dalle foreste di pini e abeti, insieme alla semplicità e alla velocità della tecnica costruttiva, questa tecnologia permise di soddisfare la popolazione e l'economia in espansione del Midwest americano, tanto che oggi, il 90% delle abitazioni è realizzato proprio con la struttura a telaio in legno.

Allora, la domanda del come vivere insieme ne fa scaturire un'altra: come veniamo a patti con le scelte del passato? Che tipo di futuro possiamo creare? 

La mostra racconta la storia di un progetto desideroso di scegliere l'economia rispetto alla conoscenza tecnica e che accetta idee meno rigide verso l'artigianato. 

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foto: © Elisa Scapicchio

05. Giappone | Co-ownership of Action: Trajectories of Elements

"Mi sono portato dietro la casa"

Curato da Kozo Kadowaki e allestito da Jo Nagasaka, Ryoko Iwase, Toshikatsu Kiuchi, Taichi Sunayama, Daisuke Motogi, Rikako Nagashima, il Padiglione giapponese è forse uno dei più architettonici di quest'anno, perché contiene - letteralmente - una casa.

In forma scomposta, infatti, l'esposizione mette in mostra un'abitazione giapponese in legno, smontata per il trasporto e riapparsa sotto nuove vesti: si tratta di un'installazione che combina materiali vecchi e nuovi che ha coinvolto la creatività di diverse figure professionali: sta proprio qui il concetto del vivere insieme, in altre parole architettura intesa come catena di azioni diverse ma collaborative.

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foto: © Elisa Scapicchio

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#focus.biennale.architettura.2021 - 17. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

LA BIENNALE DI VENEZIA - ARCHITETTURA
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