Genova in sei città, Garofalo (Openfabric): la nostra "green strategy" per un nuovo rapporto città-natura

L'architetto racconta i contenuti delle linee di indirizzo, approvate dal Comune, per le infrastrutture verdi della città

pubblicato il: - di Mariagrazia Barletta

L'infrastruttura verde come nuovo sistema ecologico, ma anche come occasione per valorizzare parti di città, per creare nuovi collegamenti tra costa ed entroterra, per riqualificare lo spazio pubblico e, più in generale, per rideterminare il rapporto tra cittadino e natura, contribuendo, al contempo, a dare risposta alle urgenze che le città non possono ignorare: le sfide climatiche e il rischio idrogeologico.

Genova si dota di una "green strategy", un documento strategico decennale destinato a disegnare il futuro delle infrastrutture verdi della città. Ad elaborarlo è stato lo studio Openfabric con il supporto dell'Urban Lab del Comune. «Il documento è stato consegnato e approvato», riferisce Francesco Garofalo, fondatore di Openfabric. Una strategia, dunque, che punta a incrementare il verde e gli alberi, a ridisegnare alcuni spazi pubblici, a migliorare la capacità della città di far fronte ai cambiamenti climatici, a mitigare i rischi ambientali, ad aumentare la permeabilità del suolo.

Il punto di partenza sta nell'aver identificato parti urbane con caratteristiche e potenzialità comuni, sei città a ciascuna delle quali applicare progetti diversi: la "città in salita", la "città di pianura", la "città compatta", la "città giardino", la "città agricola" e la "città arcipelago". L'obiettivo cardine è - ha spiegato il sindaco, Marco Bucci, «intervenire in modo mirato su aree che consideriamo strategiche, ottimizzando spazi e investimenti».

«La strategia consiste fondamentalmente nella definizione di linee guida e identifica progetti pilota per creare un nuovo rapporto virtuoso tra uomo e natura e una città resiliente, che nel caso di Genova, significa soprattutto tener conto delle vulnerabilità del territorio in risposta a certi stress climatici», spiega Francesco Garofalo. «Questo studio - continua l'architetto - prende in considerazione l'intero territorio nella sua complessità e definisce le future infrastrutture verdi».

Molteplici progetti per infrastrutture verdi

Ogni intervento ha un suo grado di priorità ed è realizzabile a breve, medio e lungo termine.

«Queste strategie - tiene a precisare Garofalo - possono essere tacciate di un certo livello utopico, noi abbiamo voluto evidenziare, soprattutto nei progetti pilota, come sia facile attivare il cambiamento. Ad esempio, abbiamo effettuato una valutazione per capire quanti parcheggi andrebbero sacrificati per trasformare tutte le strade che possono permetterselo in viali alberati. Ebbene, con un sacrificio pari al 10% dei posteggi, è possibile realizzare enormi viali alberati, ossia dei grandi vettori ecologici. Questo è un intervento eseguibile già nell'immediato. Abbiamo previsto progetti di spazio pubblico, parchi, riqualificazione degli attuali spazi verdi, la definizione - nel medio termine - di nuove realtà naturali nella città. Infine, non può non esserci un lungo termine che è la direzione che vogliamo dare alle azioni strategiche pensando anche alle trasformazioni ecologiche e climatiche in atto».

Un mosaico di sei città per altrettante strategie

Le linee guida definiscono azioni progettuali per ognuna delle sei città. «Il nostro lavoro - riferisce ancora l'architetto - parte dal proporre una nuova interpretazione della città, identificando un mosaico articolato di sei città. Per scrivere delle linee guida bisogna trovare dei punti in comune all'interno del territorio, perché se si guarda alla città come ad una somma di eccezioni allora non c'è linea guida che tenga, ma ci sarebbero solo centinaia di progetti pilota. Quindi le linee guida specifiche per ognuna di queste sei città sono qualcosa di immediatamente implementabile».

Ad esempio, nella "città in salita" vengono definite soluzioni per limitare l'instabilità di versante e allo stesso tempo rendere accessibili spazi verdi interstiziali al momento sottoutilizzati.  Nella "città di pianura" la morfologia pianeggiante permette di intensificare i viali alberati e proporre nuove piste ciclabili; emerge l'opportunità di applicare strategie di rinverdimento delle coperture. La "città compatta", per la sua natura minerale e la caratteristica frammentazione degli spazi aperti, permette interventi specifici e puntuali; balconi e coperture svolgono un ruolo fondamentale per incrementare il verde di questi quartieri.  

Nella "città giardino", corrispondente a gran parte del levante cittadino, si prevedono soluzioni che puntano a incrementare la biodiversità nei giardini privati e iniziative di condivisione che permettano di esplorare occasionalmente i giardini più suggestivi. Nella "città agricola" si dà priorità alla riqualificazione dei terrazzamenti agricoli abbandonati e all'incremento della biodiversità agricola; si evidenzia il potenziale di utilizzo di sistemi fotovoltaici e dell'implementazione di sistemi di raccolta acqua piovana ad uso irriguo.  La "città arcipelago" è formata da tutte quelle "isole" urbane spesso introverse e poco permeabili dall'esterno, da quartieri periferici ad ospedali; in queste "isole" si incrementa la caratteristica presenza di spazi verdi favorendone l'accessibilità.

Diversi i luoghi che possono acquisire un nuovo valore ecologico, come, ad esempio, diverse tipologie di spazi interstiziali. «Genova, a causa della sua morfologia, è ricca di scarpate abbandonate, sottoutilizzate, ma dal valore ecologico enorme. Noi suggeriamo di iniziare anche dai muraglioni. Abbiamo calcolato che la città ha di decine e decine di chilometri di muri di contenimento: per noi genovesi sono solo un background, ma in realtà costituiscono una grande occasione di rinverdimento», ragiona Garofalo. Le linee di indirizzo riconoscono anche gli spazi privati come luoghi da coinvolgere assolutamente. «Le linee guida - prosegue - prendono in considerazione anche i giardini privati che hanno un ruolo fondamentale all'interno della città. La città che abbiamo chiamato "giardino" copre un terzo del territorio, è fatta perlopiù di spazi privati, ma che hanno un valore ecologico enorme».

Il coinvolgimento dei privati nelle strategie ecologiche e climatiche delle città non è un concetto nuovo, Parigi, ad esempio, ha fatto scuola su questo fronte. E anche per Garofalo è necessaria una sinergia tra pubblico e privato. «Occorre - afferma con convinzione - un nuovo patto tra pubblico e privato se la città vuole davvero seguire con ambizione la direzione ecologica che abbiamo delineato»

I grandi parchi

Vengono individuati il sistema costiero, il sistema vallivo, due grandi "parchi", il Grande Parco Ponente a vocazione tecnologica, e il grande Parco Levante a vocazione agricola e culturale. La strategia definisce inoltre una serie di "portali", spazi connettivi di varia natura che collegano la città con l'entroterra, per riorientare la percezione di Genova oltre alla tradizionale città di mare, verso una realtà urbana articolata, che ha nella sua diversità di paesaggi la sua imprescindibile identità. «L'obiettivo è creare un nuovo rapporto tra la città ed il suo entroterra attraverso un sistema di "portali", ossia attraverso un sistema di parchi e di accessi che consenta di mettere in collegamento la città urbanizzata con il suo entroterra».

I progetti pilota

Diversi i progetti identificati come pilota, tra questi vi è l'antico ponte di Sant'Agata di origine medievale. «Partiamo dalla definizione e dalla valorizzazione del manufatto storico per definire una piazza strategica anche dal punto di vista dell'infrastruttura ecologica». Poi c'è via Casaregis, nel quartiere Foce. «È un bellissimo viale, ma nella parte terminale, per qualche centinaio di metri, diventa un parcheggio enorme proprio a ridosso del waterfront di Levante di Renzo Piano. Abbiamo immaginato, anche qui, di applicare la regola del 10% in meno di parcheggi per creare un bosco urbano. Una piccola azione dall'impatto enorme ed immediato».

«Abbiamo definito delle linee di indirizzo anche per la riqualificazione, ad esempio, del parco dell'Acquasola, nonché per attivare spazi sottoutilizzati all'interno di parchi storici. Si tratta di progetti esemplificativi di come ci sia la necessità di unire l'utilizzo di uno spazio pubblico al suo potenziale ecologico». Altro esempio sono «le arcate sotto il rilevato ferroviario a via Tolemaide, in parte abbandonate e in parte utilizzate anche da realtà virtuose, come i colorifici e gli artigiani specializzati che sono lì dalla notte dei tempi. Abbiamo identificato come prioritario anche il lavoro su questi luoghi, prevedendo l'attivazione di aree urbane e la ridefinizione di questi spazi come parte integrante della struttura del verde cittadino», conclude Francesco Garofalo.

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