Un padiglione circolare in terracotta stampata in 3D, uno xilofono suonato dalla pioggia, pareti di anfore che la raccolgono e la distribuiscono. Sono alcuni dei progetti premiati a Rome Rain Rooms, il concorso internazionale di idee con cui Buildner ha chiesto di immaginare per lo spazio pubblico di Roma piccole strutture reversibili, capaci di trattenere l'acqua piovana e restituirla alla città attraverso sistemi di riuso, raffrescamento e irrigazione del verde.  

Il tema richiama il rapporto millenario tra Roma e l'acqua, dal Tevere agli acquedotti e alle cisterne, dalle terme di Caracalla e Diocleziano alle fontane barocche. Oggi, tra estati sempre più calde, siccità prolungate e precipitazioni intense, la sfida è conservare la pioggia e riutilizzarla quando serve. 

Ogni proposta doveva poter immagazzinare almeno 5 m³ di acqua piovana per temporale, da destinare agli alberi e alla vegetazione circostante o ad altri usi non potabili. La pioggia doveva poter essere vista, ascoltata e percepita attraverso il contatto con i materiali, rendendo riconoscibile il percorso dalla copertura ai serbatoi. Nei lunghi periodi asciutti, le strutture dovevano continuare a offrire ombra, raffrescamento e spazi di sosta e incontro.

Le proposte premiate fanno scorrere l'acqua tra tegole recuperate, la distribuiscono attraverso vasi e fioriere, la guidano lungo catene della pioggia in terracotta. Le cadute da una tegola all'altra producono un ritmo sonoro, mentre le forme e le cavità dei vasi amplificano il suono del gocciolamento. Le superfici ceramiche si possono toccare e cambiano colore quando si bagnano; gli elementi sospesi si dilatano man mano che si riempiono.

Il primo premio va a Daniele Carlini di Il Prisma con Pluvia, un padiglione circolare con moduli in terracotta stampata in 3D. Al secondo posto Jun Ho Lee (Regno Unito) con Xylophone, previsto accanto ai resti della Basilica Aemilia nel Foro Romano. Il terzo premio e il Buildner Student Award vanno a Channeling Amphorae, firmato da Mennaalla Mohamed Mostafa Soliman Abas, Rina Seida e Synnove Patricia Grao, del Politecnico di Milano, che propone pareti di vasi in terracotta per piazzale Flaminio.

Il Buildner Sustainability Award è stato assegnato a Romantic Dome, di Lee Kwangmin, Sooyoung Shin e Jonghwa Hwang, dell'Inje University Gimhae Campus, in Corea del Sud, per una proposta che combina una cupola a costole in legno con fioriere ricavate da contenitori riutilizzati, irrigate dalla pioggia che attraversa l'involucro vegetale.

Rome Rain Rooms | i vincitori

1° classificato | Pluvia

Daniele Carlini · Il Prisma [Italia]

Un padiglione circolare con un involucro in terracotta stampata in 3D e un'ampia copertura per intercettare la pioggia. La proposta vincitrice riprende la forma del tempietto romano e i caratteri degli ambienti termali, proponendo uno spazio pubblico nel quale il sistema di raccolta dell'acqua contribuisce al comfort climatico.

La pioggia viene convogliata dalla copertura a un serbatoio sotto la piattaforma e successivamente rimessa in circolo attraverso le superfici ceramiche. Il funzionamento si ispira alle torri di graduazione, nelle quali l'acqua scorre su una superficie estesa favorendo l'evaporazione: nel padiglione, questo processo produce raffrescamento e variazioni di umidità, accompagnati dal suono del deflusso.

I moduli in terracotta formano una parete porosa che filtra la luce e permette il passaggio dell'aria. Il contatto con l'acqua modifica progressivamente le superfici, anche attraverso la cristallizzazione dei sali, rendendo visibili gli effetti dell'utilizzo e dell'esposizione agli agenti atmosferici.

Lo spazio interno è organizzato con sedute gradonate lungo il perimetro, mentre la struttura portante in acciaio sostiene la copertura e gli elementi dell'involucro. Il sistema è concepito per essere smontato e ricollocato, con componenti ceramici sostituibili singolarmente.

Per la giuria «il padiglione può essere interpretato come una cappella contemporanea dedicata all'acqua piovana e alla natura, che combina materiali tradizionali e tecnologie innovative», (Rodolfo Morandi - AACM). 

©Daniele Carlini

2° classificato | Xylophone

Jun Ho Lee [Regno Unito]

Le tegole recuperate diventano gli elementi di uno xilofono azionato dalla pioggia: l'acqua cade da una superficie all'altra, producendo una sequenza di suoni prima di raggiungere il bacino di raccolta. Da questo funzionamento prende il nome Xylophone, il padiglione progettato da Jun Ho Lee accanto ai resti della Basilica Aemilia nel Foro Romano.

Il progetto si affianca alla condizione frammentaria dell'edificio antico: alla muratura sopravvissuta si sovrappone una copertura discontinua, che richiama quella scomparsa attraverso una struttura autonoma in legno, reversibile e priva di fissaggi ai resti archeologici.

Le tegole sono sospese mediante cavi in acciaio e distribuite su due livelli inclinati. La loro disposizione conserva il riferimento al tetto romano, ma ne separa verticalmente gli elementi: gli intervalli lasciano filtrare luce e aria, mentre la sovrapposizione guida la discesa dell'acqua e ne scandisce il ritmo.

Alla base, un serbatoio lineare in acciaio inossidabile raccoglie la pioggia ed è integrato con piattaforme gradonate rivestite in mattoni recuperati. Durante le precipitazioni, il livello dell'acqua sale fino a sommergere parte delle piattaforme; nei periodi asciutti, il bacino viene progressivamente svuotato per irrigare la vegetazione circostante, rendendo nuovamente disponibili le sedute.

Il padiglione cambia così con le condizioni meteorologiche: spazio di raccolta e ascolto della pioggia durante i temporali, percorso ombreggiato e luogo di incontro nelle giornate di sole, con la muratura archeologica a definire uno dei suoi lati.

Per la giuria «la proposta si distingue per l'interpretazione sensibile e contemporanea del patrimonio architettonico di Roma. La scelta del sito archeologico e la condizione frammentaria della muratura esistente costituiscono il concetto chiave del progetto» (Ivan Juarez - x-studio).

©Jun Ho Lee

3° classificato e Buildner Student Award | Channeling Amphorae

Mennaalla Mohamed Mostafa Soliman Abas, Rina Seida, Synnove Patricia Grao · Politecnico di Milano [Italia]

Da contenitori per conservare l'acqua a componenti di un padiglione urbano: Channeling Amphorae riprende l'impiego tradizionale della terracotta e lo adatta a uno spazio di attesa, dove i vasi formano le pareti, distribuiscono la pioggia e ne amplificano il suono.

Il gruppo del Politecnico di Milano sceglie piazzale Flaminio, nodo di interscambio tra ferrovia, metropolitana e tram, per offrire sedute e protezione dal sole e dalla pioggia. Il progetto risponde alla carenza di spazi ombreggiati in una piazza attraversata quotidianamente da chi si sposta tra le fermate e il centro storico.

Due pareti curve di vasi sovrapposti delimitano il padiglione e seguono l'andamento delle sedute, lasciando aperti gli accessi. Sopra, una copertura leggera intercetta la pioggia e la convoglia verso i recipienti: l'acqua attraversa il sistema e raggiunge i serbatoi integrati nelle sedute, dai quali viene prelevata per irrigare gli alberi vicini.

La varietà dei vasi corrisponde a funzioni differenti. Forme, cavità e finiture sono studiate per raccogliere e distribuire l'acqua oppure produrre effetti acustici. Il deflusso diventa così percepibile attraverso il suono, mentre le superfici in terracotta possono essere toccate e cambiano colore quando si bagnano.

Il riferimento alle anfore e ai contenitori tradizionali definisce quindi sia l'immagine del padiglione sia il suo funzionamento, associando il recupero dell'acqua a un servizio per chi utilizza lo spazio pubblico.

Secondo la giuria «la proposta trae efficacemente ispirazione dal contesto romano attraverso l'impiego di vasi in terracotta per la raccolta dell'acqua» (Lieven Poutsma - Observatorium)

©Mennaalla Mohamed Mostafa Soliman Abas, Rina Seida, Synnove Patricia Grao

Buildner Sustainability Award | Romantic Dome

Lee Kwangmin, Sooyoung Shin, Jonghwa Hwang · Inje University Gimhae Campus [Corea del Sud]

La cupola del Pantheon e l'atrio della casa romana sono i riferimenti della proposta premiata per la sostenibilità, che associa la raccolta della pioggia a uno spazio collettivo con vegetazione, ombra e sedute. Il gruppo dell'Inje University propone una struttura nella quale l'acqua alimenta direttamente l'involucro verde.

Una cupola a costole in legno, aperta al centro da un oculo, sostiene livelli successivi di contenitori riutilizzati come fioriere. La vegetazione riveste la struttura e contribuisce all'ombreggiamento dello spazio interno, organizzato con sedute lungo il perimetro.

La pioggia scende per gravità attraverso le fioriere, irrigando le piante e rendendo visibile il percorso dell'acqua. Quella in eccesso raggiunge i serbatoi integrati nelle sedute perimetrali, completando il sistema di raccolta.

La proposta coinvolge gli utenti nella cura della vegetazione: il padiglione cambia nel tempo attraverso la crescita delle piante e la partecipazione dei cittadini alla manutenzione.

Secondo Manuela De Micheli (Studio Transit), membro della giuria, «il progetto propone una gradevole e sostenibile reinterpretazione della spazialità della cupola, trasformandola in un elemento di arredo urbano pensato per la comunità e per l'interazione tra cittadini e spazio». Patrizia Pisaniello (MICROSCAPE) sottolinea inoltre come «la sua forma renda il padiglione adattabile a molti spazi della città di Roma».

©Lee Kwangmin, Sooyoung Shin, Jonghwa Hwang

Menzioni d'onore

Pluvial Cloud 

Yiyang Sang, Senmiao Yang [Stati Uniti]

Una nuvola sospesa sopra piazza delle Coppelle, nel centro di Roma, raccoglie la pioggia e offre riparo dal sole. Pluvial Cloud propone una copertura leggera e traslucida, sotto la quale elementi morbidi a forma di goccia si espandono mentre si riempiono d'acqua, rendendo visibile il processo di raccolta.

Il progetto si inserisce in una piccola piazza circondata da ristoranti e attraversata da flussi pedonali, rispondendo sia al caldo intenso sia ai temporali estivi. La struttura aggiunge uno spazio ombreggiato alla vita quotidiana della piazza e utilizza l'acqua per contribuire al raffrescamento evaporativo.

La copertura è costituita da una membrana in ETFE sostenuta da cavi in tensione. Aperture dedicate convogliano la pioggia verso i serbatoi integrati, mentre un sistema di rilascio alimenta il gocciolamento attraverso le colonne.

Gli elementi sospesi possono essere toccati e utilizzati come superfici alle quali appoggiarsi: l'accumulo dell'acqua modifica così anche le possibilità d'uso dello spazio. La pioggia raccolta viene rilasciata gradualmente verso i sistemi di drenaggio oppure destinata all'irrigazione, alle fontane e ad altri usi non potabili.

©Yiyang Sang, Senmiao Yang

Rome Rain Rooms

Oskar Emmrich · KIT - Karlsruhe Institute of Technology [Svizzera]

Un microclima costruito con acqua, aria e ceramica. La proposta di Oskar Emmrich utilizza vasche poco profonde e elementi in argilla sospesi per raffrescare lo spazio attraverso l'evaporazione, offrendo un luogo di sosta nelle giornate più calde.

Il padiglione è organizzato come una sequenza di schermi disposti attorno a uno spazio centrale, con aperture che guidano il percorso e consentono la circolazione dell'aria. Una struttura in metallo sostiene gli elementi ceramici e la copertura, mentre le vasche accompagnano lo sviluppo delle pareti.

L'acqua e l'argilla costituiscono il sistema di regolazione climatica: le superfici ceramiche assorbono, trattengono e rilasciano gradualmente l'umidità, contribuendo insieme ai bacini al raffrescamento evaporativo. Il progetto affida così il controllo del microclima a processi ambientali passivi.

La disposizione degli elementi filtra la luce e mantiene un rapporto visivo con la piazza. Durante le precipitazioni, la pioggia produce suoni differenti a contatto con l'acqua delle vasche, la ceramica e la copertura metallica, rendendo riconoscibili i diversi componenti del padiglione.

Concepita come una costruzione reversibile, la struttura introduce nello spazio pubblico romano un ambiente percorribile nel quale il comfort climatico dipende dall'interazione tra materiali, acqua e ventilazione.

©Oskar Emmrich

A contemporary impluvium 

Alexandra Maria Afrasinei, Andreea Elena Istrate [Italia]

Un cortile nel quale la pioggia scorre attraverso la struttura e viene raccolta sotto la pavimentazione è il concept del gruppo italiano che ripropone il rapporto tra spazio aperto, portico e acqua attraverso un sistema modulare che offre ombra e contribuisce al raffrescamento estivo.

La proposta deriva dallo studio della pianta di Nolli e assume il chiostro del monastero di San Pietro in Vincoli come riferimento tipologico. Il padiglione riprende l'organizzazione del cortile porticato, con una copertura perimetrale che delimita uno spazio centrale aperto, associando alla struttura un albero di arancio e una fontana.

Il sistema è composto da moduli di 1 × 1 metro, realizzati con profili in acciaio a U rivestiti in lamiera di rame. Gli elementi raccolgono e convogliano la pioggia verso i bacini e il sistema di accumulo sotto il suolo. La pavimentazione in pietra di Tivoli e l'evaporazione graduale dell'acqua contribuiscono a moderare il microclima del cortile anche nei periodi asciutti.

La modularità consente di modificare dimensioni e proporzioni del padiglione in relazione al luogo. Le autrici presentano due configurazioni, una per piazza di San Pietro in Vincoli e una per piazzale Flaminio, mostrando come lo stesso impianto possa adattarsi a spazi pubblici differenti.

©Alexandra Maria Afrasinei, Andreea Elena Istrate 

Rain on Rain 

Hongrun Che [Australia]

Rain on Rain propone un padiglione nel quale l'acqua accumulata può essere riportata alla copertura attraverso una pompa manuale azionata da un'altalena basculante, per generare una pioggia leggera e contribuire al raffrescamento dello spazio.

Il progetto risponde all'alternanza tra precipitazioni intense, caldo e siccità. Una copertura in pannelli ondulati di alluminio riciclato intercetta l'acqua e la indirizza verso una serie di catene della pioggia in terracotta, che ne rallentano la discesa fino ai serbatoi alla base. La configurazione presentata prevede 70 contenitori, con una capacità complessiva di circa 6.000 litri.

Nei periodi asciutti, il movimento dell'altalena permette agli utenti di pompare l'acqua raccolta verso l'alto e riattivare il circuito. La discesa lungo gli elementi ceramici e il passaggio dell'aria favoriscono il raffrescamento evaporativo, associando il gioco al funzionamento del padiglione.

Le catene incorporano inoltre piccoli battagli in terracotta, che producono suoni in risposta al vento e all'acqua. Il sistema rende così percepibile il ciclo idrico attraverso il movimento delle gocce, gli effetti sul microclima e la componente acustica.

La struttura in acciaio riciclato è assemblata con collegamenti bullonati e stabilizzata dal peso dei moduli alla base, per consentire lo smontaggio e la ricollocazione. Uno stesso modulo in terracotta può assumere funzioni diverse - serbatoio, fioriera, seduta o base zavorrata - permettendo di adattare l'impianto a differenti spazi pubblici.

©Hongrun Che

Climate Veil

Kenji Kurt Schmidt, Chenyu Hu, Ayse Sirin Karoglu, Alara Başak Köse · Politecnico di Milano [Italia]

Un velo sopra piazza degli Zingari, aperto per offrire ombra in estate e retratto per lasciare entrare il sole in inverno. Il gruppo del Politecnico di Milano disegna una copertura tessile mobile che adatta il suo funzionamento alle stagioni, raccogliendo la pioggia e proteggendo uno spazio di sosta e incontro.

Sotto la copertura, un padiglione in legno di larice di provenienza locale organizza sedute, fioriere e vasche, integrandosi con le panchine esistenti. La struttura mantiene aperte le relazioni con la piazza e introduce un ambiente riparato all'interno del tessuto storico.

La membrana tesa in PTFE, di 240 m², integra un tessuto fotovoltaico organico per produrre energia solare. Durante i temporali, la copertura convoglia l'acqua verso un imbuto centrale e un sistema di vasche con una capacità complessiva di accumulo di 11,6 m³. Il deflusso rimane visibile attraverso una sequenza di cadute tra i bacini.

L'acqua raccolta viene utilizzata per irrigare le fioriere e alimentare un impianto di nebulizzazione nelle giornate più calde. Vegetazione, ombra e raffrescamento evaporativo contribuiscono così al comfort dello spazio collettivo, mentre la possibilità di ritrarre la copertura permette di modificare l'ombreggiamento nei mesi freddi.

©Kenji Kurt Schmidt, Chenyu Hu, Ayse Sirin Karoglu, Alara Başak Köse

Specula Aquae

Simone Campora, Dante Bassetti, Gloria Ballotta, Asia Nembro · Università di Genova [Italia]

Il team dell'Università di Genova progetta un padiglione che cambia configurazione con la pioggia: aperto nelle giornate asciutte, si chiude durante le precipitazioni e moltiplica i riflessi dell'acqua attraverso le sue superfici specchianti. Specula Aquae associa la raccolta idrica a uno spazio di sosta nel quale il movimento dell'acqua modifica la percezione dell'ambiente.

La struttura è realizzata in legno lamellare, su una piattaforma quadrata di 7 × 7 metri, con un'altezza complessiva di 3,46 metri. Gli elementi hanno sezioni differenti in relazione alla funzione strutturale e sono rivestiti con una pellicola adesiva a specchio, che riflette il contesto e attenua visivamente la presenza del volume.

Durante la pioggia, i pannelli scorrevoli si muovono lungo binari integrati nella copertura e nella base, fino a chiudere lo spazio centrale. Allineandosi alle pareti portanti, compongono una superficie riflettente continua; nei periodi asciutti, il padiglione rimane aperto e offre riparo dal sole.

La copertura riprende il principio dell'impluvio romano: un sistema di tubazioni nascoste raccoglie l'acqua, la filtra e la reintroduce all'interno attraverso ugelli che generano sottili lame d'acqua. Il flusso raggiunge una cisterna centrale da 5 m³, che assume il ruolo di un pozzo urbano contemporaneo. Una volta raggiunta la capacità massima, un sistema di monitoraggio consente di indirizzare l'acqua verso usi non potabili, aree verdi o reti di drenaggio, in funzione del luogo di installazione.

©Simone Campora, Dante Bassetti, Gloria Ballotta, Asia Nembro

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