Il design delle emozioni: parla Simone Micheli

Come definirebbe il suo lavoro?

Definisco la mia architettura sensoriale – emozionale poiché il suo obiettivo primario è di comunicare con il cuore dei visitatori suscitando emozioni uniche ed irripetibili. La manifestazione del nostro essere non può prescindere dalle emozioni, il bisogno dell’uomo contemporaneo di riscoprirsi e riscoprire il mondo si realizza attraverso i sensi. Superando la supremazia dell’occhio, l’architettura sensoriale indaga le necessità profonde dell’essere umano e le soddisfa. Ogni mia opera racconta una storia densa di significati ed emozioni in grado di trasformare le esperienze vissute in attiva materia che guida l’uomo nel ricercare il proprio benessere e vivere al meglio la propria quotidianità.

La mia architettura sensoriale è sinestetica poiché privilegia un approccio multisensoriale tra il fruitore e l’opera. Forme, colori, superfici e temperatura, suoni, essenze e sapori devono essere esplorate al di là del loro effetto immediato. La mia architettura è contemporanea. Ciò che veramente ha importanza per me sono i mutamenti e le esigenze dell’uomo di oggi.

Ogni mia opera di interior design è uno sguardo sul presente rivolto al futuro.

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Tre aggettivi che invece la descrivono come persona?

Dinamico, tanto da non riuscire a resistere più di qualche giorno nello stesso posto e viaggiare spesso per il mondo. Mi definirei anche un osservatore attento e riflessivo e sono un ottimo ascoltatore perché non si finisce mai di imparare e credo che ogni situazione mi possa offrire nuove visioni della realtà. Mi considero un buon insegnante data la mia ferma consapevolezza che il sapere e l’esperienza professionale non vanno gelosamente custoditi sotto il materasso, ma condivisi con chi si dimostra desideroso di comprenderli.

Il colore, può raccontarci cosa significa per Lei? Come sceglie i suoi accostamenti?

La luce e i colori sono il fulcro centrale dei miei progetti architettonici e di interior design. Rappresentano quel tocco di vivacità ed energia senza il quale la vita, così come ogni opera, perderebbe di fascino e capacità espressiva. I colori suscitano emozioni e sentimenti profondi e li utilizzo per riempire un ambiente di energia, per evidenziare lo spirito ludico di un’abitazione, per destrutturare la rappresentazione standard di un ufficio, per amplificare le sensazioni di benessere ed armonia di una Spa o di una struttura alberghiera. Non esiste una regola per declinare gli accostamenti di colore, essi fanno parte di quel linguaggio tridimensionale attraverso cui ogni mia opera comunica e si relaziona con il mondo esterno.

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Se dico design Lei dice?

Comunicazione. L’importanza della comunicazione ha una doppia valenza, si manifesta nel più ovvio aspetto di comunicare e raccontare l’opera e si palesa nelle più profonde modalità di comunicazione che ogni opera possiede. L’opera si racconta attraverso il suo linguaggio tridimensionale fatto di segni, contenuti e forme che la mettono in relazione con gli osservatori offrendo di volta in volta un’esperienza nuova in base alle aspettative e ai desideri di chi vi si confronta.

Cosa non farebbe mai nel suo lavoro?

Il mio fare progettuale non segue una regola precisa ed univoca. Non tradirei mai le mie linee guida nello sviluppo di un progetto e non farei nulla che possa tradire o disturbare l’espressione di questi precetti.

Da cosa prende ispirazione per realizzare un progetto?

Ogni progetto di interior design per me è una sfida nuova che si determina in base alla situazione che ho di fronte e le mie fonti d’ispirazione sono la realtà concreta, le caratteristiche del contesto in cui l’opera dovrà sorgere o svilupparsi, le richieste e le necessità del cliente, tutto considerando che confini non vanno considerati limiti, ma spunti per l’elaborazione di visioni e prospettive che non si sono già affermate. La realizzazione di ogni nuova opera mi riempie di energia, mi entusiasma, mi stimola e spinge a progredire.

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Anche lei ha una casa dei sogni o la sua è la realizzazione di ogni desiderio?

Devo ammettere che la mia casa è una buona concretizzazione dei miei desideri. E’ una perfetta coniugazione degli opposti necessari al benessere completo dell’uomo: vicinanza alla natura, attenzione agli aspetti di intimità e familiarità, un alto livello tecnologico e forme nuove. Ho concepito questa casa come uno spazio libero e sereno all’interno del quale vivere con semplicità la quotidianità e ospitare amici in modo anti convenzionale. Ho pensato di realizzare un ambito volumetrico candido punteggiato da brillanti toni verdi e arancio che rappresentano il senso che io e Roberta, mia moglie, diamo alla vita. Certo, con il tempo e le esperienze i desideri si modificano, crescono, si sviluppano e con essi varia anche la loro trasfigurazione in realtà.

Lei è anche docente. Cosa funziona e cosa non funziona nell’insegnamento di questa “materia” ai ragazzi?

Non c’è qualcosa che non funziona, i ragazzi sono sempre desiderosi di ascoltare ed apprendere quando si racconta loro l’esperienza professionale nella sua pratica concreta e nella sua verità. Le racconto un aneddoto, un giorno dissi ai miei studenti di progettare l’interior design di una camera di hotel che fosse economica e rispettasse degli elevati standard di qualità. Quasi nessuno di loro riuscì nella corretta esecuzione e molti sforarono il budget previsto. Io spiegai loro che l’economia non si risolve soltanto nell’accurata ricerca di materiali a costo più basso, c’è necessità anche di economia di linee, forme e spazi. Riempire pomposamente una camera, rivestire pareti e pavimenti che meriterebbero di esser mostrati nella loro essenza autentica, non sono vie che conducono alla bellezza. Rispettare le richieste del committente e conoscere profondamente il contesto contemporaneo con le sue necessità sono le strade da percorrere per rendere il proprio progetto di interior design soddisfacente.

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Qual è la città del futuro se si parla di design?

La città del futuro la immagino come un continuo laboratorio di sperimentazioni ed incontri in grado di supportare l’uomo nello svolgimento delle sue attività. Una città ad elevato livello tecnologico, fatta di luoghi che favoriscano la strutturazione di una rete sociale dinamica e attiva. Una città bella, piena di parchi, musei, luoghi di cultura e di incontro. Curata in ogni dettaglio e che instauri un rapporto privilegiato e autentico con la natura riuscendo a rispettare i bisogni di tutti, dedicando a ciascuno la sua area. Oggi le possibilità per realizzare tutto questo ci sono, perciò stiamo a vedere e magari la città ideale sarà proprio quella in cui abitiamo già, senza volgere lo sguardo altrove.

La manifestazione da non perdere nel 2015?

Mipim: l’evento internazionale del real estate a cui partecipo ormai da anni. Rappresenta un’ottima possibilità di incontro e di scambio con i più importanti operatori del settore immobiliare a livello internazionale. Mostra le recenti opportunità di sviluppo dei territori, le ultime tendenze ed i prossimi approcci del settore, permettendo di costruire una rete solida ed interattiva con i protagonisti del mercato immobiliare: uno sguardo essenziale sul prossimo futuro.

di Valentina Bozzetti

INFO: http://www.simonemicheli.com/

FOTO: Courtesy Juergen Eheim

pubblicato in data: 11/09/2014

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