Premio Pritzker 2020 in rosa. Yvonne Farrell e Shelley McNamara (Grafton Architects) le vincitrici

Fu Zaha Hadid nel 2004 la prima donna a vincerlo. Seguirono poi Kazujo Sejima (insieme a Ryue Nishizawa) nel 2014 e Carme Pigem (con Rafael Aranda e Eamon Vilalta) nel 2017.

Oggi, il Pritzker Architecture Prize - l'Oscar dell'architettura - si tinge nuovamente di rosa, con l'assegnazione alle irlandesi Yvonne Farrell e Shelley McNamara, fondatrici di Grafton Architects e curatrici della scorsa Biennale di Architettura 2018.

Secondo la giuria - presieduta da Stephen Breyer e composta da Barry Bergdoll, Deborah Berke, André Corrêa do Lago, Kazuyo Sejima, Benedetta Tagliabue, Wang Shu e Martha Thorne alle due progettiste va il merito "per l'integrità nel loro approccio a tutti gli edifici, così come il modo in cui conducono la loro pratica, la loro fiducia nella collaborazione, la loro generosità verso i loro colleghi [...] il loro incessante impegno per l'eccellenza in architettura, il loro atteggiamento responsabile nei confronti dell'ambiente, la loro capacità di essere cosmopoliti senza mai dimenticare l'unicità di ogni luogo in cui lavorano".

Pronta la risposta di Yvonne Farrell alla notizia: «L'architettura potrebbe essere descritta come una delle attività culturali più complesse e importanti del pianeta. Essere un architetto è un privilegio enorme. Vincere questo premio è una meravigliosa approvazione della nostra fiducia nell'architettura. Grazie per questo grande onore».

Yvonne Farrell and Shelley McNamara, photo courtesy of Alice Clancy

Grafton Architects, una carriera all'insegna della sostenibilità e del rapporto con il contesto

Insieme dal 1978 - anno di fondazione dello studio - la loro è una carriera lunga 40 anni, caratterizzata dalla capacità di realizzare opere moderne e innovative, sempre rispettose del contesto di riferimento.

Un approccio ragionato in tutti i loro progetti - dalle istituzioni accademiche, civiche e culturali, fino agli sviluppi abitativi - guidato anche dalle origini irlandesi, territorio noto per montagne e scogliere, che ne ha determinato la forte sensibilità geografica, verso i cambiamenti climatici e alla natura più in generale. I loro edifici appaiono così volutamente ricchi, ma allo stesso tempo sobri, migliorando le città e prestando attenzione alla sostenibilità così come alle esigenze locali.

Nel loro fare architettura appare evidente il costante dialogo tra interno ed esterno, evidenziato dalla mescolanza di spazi pubblici e privati, e dalla significativa selezione e integrità dei materiali.

Come affermato dalla stessa Farrell, «Ciò che cerchiamo di fare nel nostro lavoro è essere consapevoli delle esigenze dei cittadini e cercare di trovare un'architettura che si sovrapponga, che accresca le relazioni reciproche».

Tra i loro principali progetti, ricordiamo l'Università Luigi Bocconi a Milano, l'Urban Insitute of Ireland, l'Università Campus UTEC a Lima.

Università Luigi Bocconi, photo courtesy of Federico Brunetti

Urban Institute of Ireland, photo courtesy of Ros Kavanagh

University Campus UTEC Lima, photo courtesy of Iwan Baan

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