Piano Casa Italia: in arrivo le linee guida sui modelli innovativi per l'edilizia residenziale pubblica

di Mariagrazia Barletta

«Lo schema di Decreto del presidente del Consiglio dei ministri, necessario all'avvio operativo del Piano Casa Italia, è in fase avanzata di predisposizione». A darne notizia è il sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante, intervenuto in Commissione Ambiente della Camera in risposta ad un'interrogazione parlamentare di iniziativa di Agostino Santillo (M5S).

Il riferimento è al programma, introdotto dalla Manovra 2025, che prevede un piano nazionale per l'edilizia residenziale pubblica e sociale con l'obiettivo di rilanciare le politiche abitative e definire le strategie di medio e lungo termine per la complessiva riorganizzazione dell'offerta abitativa. Un Piano che - secondo i propositi - dovrebbe servire a dare risposte ai nuovi fabbisogni abitativi emergenti, ad integrare i programmi di edilizia residenziale e sociale, a dare nuovo impulso alle iniziative di settore, ad individuare modelli innovativi di governance e di finanziamento dei progetti. 

Il Dpcm cui fa riferimento il segretario di Stato dovrebbe contenere le linee guida per la sperimentazione di modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica che erano state previste dalla legge di Bilancio 2024 e che dovrebbero definire un programma d'azione per contrastare il disagio abitativo, facendo leva sull'invenduto privato, sul recupero e riconversione dell'esistente e sul partenariato pubblico-privato. Linee guida che dovrebbero occuparsi dell'edilizia residenziale pubblica e sociale per le quali la legge di Bilancio ha scelto la forma del Dpcm (la Manovra 2025 aveva previsto, invece, un decreto interministeriale che avrebbe dovuto ricevere l'intesa in Conferenza unificata).

Gli interventi del Piano Casa dovranno integrarsi con quelli finanziati dai programmi nazionali e regionali della programmazione 2021-2027 dei fondi strutturali europei. Inoltre, la legge di Bilancio 2026 autorizza ad utilizzare parte delle risorse destinate all'attuazione del Piano sociale per il clima (Psc) per finanziare il Piano Casa Italia, nonché per contrastare il disagio abitativo (anche mediante la valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente) e sperimentare modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica e sociale.

Il sottosegretario Ferrante ha chiarito che la legge di Bilancio 2026 «ha ricondotto in un quadro unitario le risorse già stanziate con le precedenti leggi di Bilancio, quantificando in 970 milioni di euro la dotazione attualmente disponibile per le finalità del Piano, che costituisce lo strumento strategico per il rilancio delle politiche abitative».

«Parallelamente - ha rimarcato Ferrante -, prosegue la messa a terra dei programmi già finanziati, tra cui il Pinqua del PNRR, che consente la riqualificazione di 10.000 alloggi pubblici, e il programma "Sicuro, verde e sociale" del Pnc che si propone di riqualificare complessivamente 27.371 alloggi entro dicembre 2026».

«Inoltre, è in valutazione - ha aggiunto il sottosegretario - l'utilizzo di risorse Pnrr- orientativamente quantificate in 1 miliardo di euro - per la ristrutturazione di circa 60mila alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente non fruibili per carenza di manutenzione. Si tratta di unità che, secondo le stime di Federcasa, sono oggi sottratte all'assegnazione esclusivamente per carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria».

L'obiettivo del Piano casa Italia è «rinnovare in profondità l'intero sistema dell'edilizia residenziale pubblica e sociale» ha ancora chiarito Ferrante, che ha poi spiegato le priorità del programma: «Una delle prime azioni riguarda la riforma delle Aziende Casa, che dovranno diventare strutture più autonome e operative, in grado di collaborare anche con il Terzo settore. Al contempo, il Piano promuove nuovi modelli abitativi, come co-housing, senior housing, mixité e soluzioni intergenerazionali, pensati per adattarsi ai cambiamenti sociali e alle esigenze emergenti».

«Un altro pilastro - ha aggiunto - è la spinta ai partenariati pubblico-privati, superando l'idea che l'edilizia sociale debba poggiare esclusivamente sulla spesa pubblica. Le risorse statali diventano così uno strumento per attrarre investimenti aggiuntivi e ampliare la capacità di intervento. A questo si aggiunge l'introduzione di formule di housing con riscatto progressivo, rivolte soprattutto alla cosiddetta "fascia grigia": famiglie e giovani che non riescono ad accedere a un mutuo ma non rientrano nei criteri dell'edilizia popolare».

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