Il disegno di legge delega per la riscrittura del Testo unico dell'Edilizia prevede che sia il professionista ad asseverare i titoli pregressi, con responsabilità anche penale. Una criticità che ha prontamente catturato l'attenzione del Consiglio nazionale degli Ingegneri.
Il presidente del Cni Angelo Domenico Perrini, ha messo in evidenza una criticità importante per il mondo delle professioni: «Questo meccanismo - ha sottolineato - risulta squilibrato: la conoscenza della storia edilizia di un immobile compete in primo luogo al proprietario, mentre si chiede al tecnico di garantire la legittimità di atti e provvedimenti storici sui quali non ha avuto alcun controllo».
Il riferimento è ad uno dei criteri contenuti nel disegno di legge che delega il governo a revisionare il testo unico dell'edilizia. Testo che è approdato alla Camera per la conversione in legge.
Il Ddl prevede - tra le altre cose - la revisione, il riordino e la semplificazione della disciplina inerente all'attestazione dello stato legittimo dell'immobile e della singola unità immobiliare, attraverso l'individuazione dei criteri, delle procedure, dei titoli abilitativi e dell'ulteriore documentazione che ne consentono la dimostrazione, in coerenza con le esigenze di tutela dell'affidamento del legittimo proprietario o dell'avente titolo sulla base del titolo abilitativo più recente, anche formatosi per silenzio-assenso.
Dunque, è chiaro l'intento di semplificare l'attestazione dello stato legittimo sulla scia di quanto fatto dal Dl cosiddetto "salva-casa", che ne ha consentito la dimostrazione facendo riferimento all'ultimo titolo abilitativo, a condizione che l'amministrazione competente, in sede di rilascio del medesimo, abbia verificato la legittimità dei titoli pregressi.
Una semplificazione che consente di non andare a rintracciare titoli risalenti nel tempo, avviando ricerche che non sempre hanno esito positivo. Nelle linee guida, il Mit ha chiarito che la verifica dei titoli pregressi da parte degli uffici comunali può essere presunta qualora nella modulistica relativa all'ultimo intervento il cittadino abbia debitamente indicato gli estremi dei titoli pregressi.
Premesso che le linee guida del Mit non hanno valore vincolante, il nodo della verifica dei titoli pregressi da parte della Pa è stato già oggetto di sentenze, che hanno contrastato le linee di indirizzo del Mit, affermando che «per dimostrare lo stato legittimo, l'interessato può sì limitarsi a produrre l'ultimo titolo edilizio, ma deve trattarsi di un titolo che (oltre a riguardare un intervento che interessi l'immobile nella sua interezza) dia conto dell'accertamento effettuato dall'amministrazione circa la sussistenza e la regolarità dei titoli edilizi precedenti che legittimano lo stato di fatto in esso dichiarato». Dunque, affinché valga la nuova semplificazione sullo stato legittimo, una verifica sui titoli precedenti da parte dell'amministrazione deve esserci stata.
È chiaro che l'applicazione della semplificazione introdotta dal "salva-casa" qualche ostacolo lo ha incontrato. Dunque, il futuro testo unico dovrà occuparsene. E, la soluzione prospettata dal disegno di legge delega prevede che sia il professionista ad asseverare, mediante apposita attestazione, i titoli pregressi «ai sensi e per gli effetti, anche penali, previsti dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445».
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