Prosegue in una contaminazione sempre più estesa il processo di riscatto culturale e sociale del Rione Sanità a Napoli. L'ultimo tassello - in ordine temporale - lo ha messo il G124 di Napoli, grazie ad un lungo e complesso lavoro, fatto di caparbietà, intraprendenza e tanta passione, che ha portato alla realizzazione di un nuovo ingresso per il Cimitero delle Fontanelle, un antico ossario ricavato in una grande cava di tufo. Un progetto delicato e "silenzioso" che dà dignità ad un luogo magico, suggestivo, dall'alto valore antropologico, storico e culturale. Il Cimitero conquista una nuova connessione con la città anche grazie ad una non facile azione di incremento e sistemazione dello spazio pubblico circostante.

Il progetto e la direzione dei lavori del complesso intervento è di Marino Amodio, Giuseppe De Pascale, Orazio Nicodemo e Davide Savoia, guidati da Nicola Flora e Daniela Buonanno, docenti del dipartimento Diarc dell'Università Federico II. I quattro architetti erano stati selezionati nel 2022 per far parte del G124, il laboratorio di idee applicate alle periferie, costituito nel 2013 da Renzo Piano appena nominato senatore a vita. Da allora il progetto è andato avanti con la supervisione di Piano.

Si può scommettere che la riapertura del Cimitero attirerà flussi di visitatori, come già accaduto con altri monumenti del Rione, tra cui le celebri catacombe di San Gennaro, dando così un impulso rigenerativo anche ad una zona del quartiere che ancora non era stata "toccata" dalla rinascita. Il Rione Sanità, infatti, fino a 20 anni fa era conosciuto solo come luogo da evitare, una sorta di ghetto dimenticato dal resto della città e dai turisti, nonostante la bellezza diffusa e la presenza di tante emergenze architettoniche e di luoghi ipogei straordinari. Un luogo ricco di storia, a ridosso dell'antica Neapolis, dunque in pieno centro, ma con più di una caratteristica in comune con le periferie. Con l'azione di un parroco illuminato, l'ormai celebre don Antonio Loffredo, e della Fondazione di comunità San Gennaro onlus, da lui creata nel 2014, e al brulicare di numerose ed attive cooperative sociali e associazioni, si è riscritta una storia nuova, sperimentando un modello di rigenerazione. Il "modello Sanità" si basa sulla riapertura di spazi abbandonati. Questi riprendono vita con nuove attività che generano nuove occasioni di lavoro, di formazione e di inclusione sociale.

Da circa 15 anni un gruppo del dipartimento Diarc, tra cui il professore Nicola Flora, collabora con la fondazione San Gennaro per progetti di rigenerazione alla Sanità. «L'interessamento di Piano nasce da questa azione, non è che abbia cercato Nicola Flora, ma un docente della Federico II che stava conducendo un'esperienza con una comunità fragile in una periferia nel cuore della città. Piano ha compreso subito che Fontanelle era un punto di Napoli molto interessante per le sue finalità di rammendo delle periferie», racconta Nicola Flora. E da lì è partita l'avventura.

Un'avventura complessa che ha messo in campo tanti interlocutori. «C'è stato un grande lavoro di squadra che ha affrontato la costruzione costante e quotidiana, non solo del progetto, ma di quello che c'è dietro e che normalmente viene poco raccontato: le difficoltà amministrative, le relazione con le istituzioni. Per quanto ci sia stato sempre in questo progetto un grande ascolto e un grande interesse, le leggi e la burocrazia si sono rivelate molto complesse», riferisce Daniela Buonanno. «Cercare il modo di riuscire a realizzare tutto questo mettendo insieme i diversi regimi proprietari, i vincoli, l'attenzione al luogo, cercando di non snaturarne l'identità e avendo rispetto della memoria che i cittadini napoletani ne hanno, è stato molto complicato. Anche con la sovrintendenza c'è stato un dialogo continuo e un grande ascolto, hanno consentito di lavorare in maniera anche abbastanza innovativa», conclude Buonanno. 

Fotografia di © Alessandro Lana

Il progetto: l'ingresso al Cimitero, il sagrato, la gradinata

Lo spazio che precede e entra nella fenditura tufacea, funzionante da ingresso al cimitero delle Fontanelle, è il luogo in cui si sono concentrate le azioni del G124. I borsisti hanno lavorato per valorizzare e dare all'ingresso dell'ossario la dignità che merita, rendendolo accessibile alle persone con disabilità e consentendo alla massa tufacea di esprimere, sin dall'accesso, tutta la sua suggestiva bellezza.

Attraverso la modellazione del suolo viene riconquistata una permeabilità fisica e visiva tra lo spazio pubblico della piazza e la suggestiva fessura che si apre nel banco tufaceo proiettando il visitatore nel mondo sotterraneo delle gallerie ipogee. Lo spazio antistante al cimitero è stato ricucito al sagrato della contigua chiesa, dove le aree per i pedoni sono state conquistate sottraendo metri quadri allo spazio che era di netto dominio dei veicoli. Il vecchio sagrato è stato demolito e rimodellato in un disegno unitario che si connette con l'ingresso al Cimitero e con una sua appendice, costituita da una gradinata: uno spazio prima inaccessibile concesso all'uso pubblico da un privato, ora un luogo di sosta dove sedersi e incontrarsi. 

Fotografia di © Alessandro Lana

«Avevamo uno spazio che era fatto dal sagrato della Chiesa Maria SS del Carmine, dall'ingresso al Cimitero delle Fontanelle e un'area privata che riconduceva al suolo sopra al Cimitero e tutte queste parti convivevano in un rapporto irrisolto. Avevamo come materia di progetto uno spazio informe e frammentario. Sin dall'inizio abbiamo provato a creare spazio pubblico per la collettività rimodellando il suolo per dare una continuità agli elementi esistenti», racconta Davide Savoia.

«Di volta in volta - prosegue l'architetto - scommettevamo su alcune soluzioni, queste partivano dalle nostre scrivanie rimbalzavano al Senato o allo studio di Piano a Genova per poi andare a finire negli uffici comunali e della sovrintendenza e diventare effettivamente delle azioni di progetto che siamo riusciti a compiere, fino ad arrivare alla realizzazione di un cantiere in un posto così insolito».

L'ingresso al Cimitero diventa una discesa lenta, un luogo di riflessione e di transizione tra la vita brulicante della città e un luogo di devozione popolare che rimanda alle tragedie vissute dalla città (le ossa conservate sono anche quelle delle grandi pestilenze e carestie). «Questo luogo è il respiro tra quello che c'è dentro e quello che c'è fuori, almeno questo è quello che abbiamo provato a fare», conclude Savoia.

«L'intero progetto di ridisegno del suolo è interamente pensato con l'utilizzo di due soli materiali: una pietra del mare e un getto pigmentato che rimandano alle colorazioni tufacee. Il progetto materico si compone di alcuni elementi in ferro, tra cui il cancello pensato in modo da permettere la visione della bocca della cava in qualsiasi momento di apertura o di chiusura del sito. E con lo stesso intento si è lavorato sull'illuminazione: l'abbiamo resa omogenea in tutta la bocca della cava, restituendo la qualità spaziale anche in notturna. L'illuminazione è stata programmata per gestire il passaggio - molto caratteristico di questo posto - tra la luce e l'ombra in maniera fortemente graduale, sia per non generare disagio nell'accesso alla cava sia per rafforzare il contrasto tra fuori e dentro che metaforicamente rappresenta la transizione dalla vita al mondo dei morti», riferisce Marino Amodio

«Sostanzialmente prima del nostro intervento non c'era un vero e proprio ingresso al Cimitero. Storicamente, infatti, si entrava dal retro dell'abside della chiesa e l'ingresso attuale era l'uscita. Probabilmente questo utilizzo ha fatto sì che negli anni non si sia affrontato il tema della qualità dell'accesso al Cimitero. Abbiamo provato a gestire il rapporto con la cava e a pensare in che modo potessimo sviluppare un progetto che silenziosamente potesse accompagnare le persone da un momento urbano a uno di riflessione personale che questo luogo comporta e porta con sé. Quindi abbiamo creato un unico piano inclinato che dalla strada arriva all'interno del cimitero e un elemento orizzontale (una panca in pietra, nda) che gestisce e regola questo cambio di pendenza. Poi, dall'interno della cava il nostro progetto "esce" e va verso una dimensione più urbana diventando una piazza esterna che cromaticamente e matericamente mantiene il legame con il tufo, con la storia e con l'identità della cava», aggiunge Orazio Nicodemo.

«I lavori eseguiti nel cimitero sono stati complessi, lunghi e affascinanti per noi. Superata la fase di progetto abbiamo seguito i lavori nella loro interezza fino al completamento. È stato un cantiere difficile per una serie di complessità che sono intrinseche di questo luogo, innanzitutto per la monumentalità e l'importanza storica del sito, ma anche per la sovrapposizione di layer e di sottoservizi, nonché per la complessità di alcune tipologie di intervento che ci siamo imposti di realizzare per eliminare alcune problematiche presenti in questa area, una tra tutte l'eliminazione della vecchia copertura provvisoria che proteggeva l'area di ingresso. Questa è stata eliminata attraverso la messa in sicurezza della parte alta del banco tufaceo. Un'azione che ha permesso di liberare la cava e di consentire di godere oggi della naturalezza e della potenza del banco tufaceo», racconta Giuseppe De Pascale.

«Un altro tema importante - conclude - è quello legato al recupero dei materiali dismessi dalle lavorazioni, fondamentale è stato l'intervento di riqualificazione e rimodellazione del sagrato della chiesa: il piperno recuperato dalle demolizioni è stato riutilizzato nel progetto per ripavimentare la strada, via Fontanelle, che conduce al Cimitero». A questi interventi si affianca una rete di micro-piazze lungo via Fontanelle, dispositivi urbani diffusi che ampliano e connettono gli spazi pubblici, favorendo nuove forme di uso collettivo.

Un percorso progettuale e realizzativo durato cinque anni. «Sono stati anni lunghi e faticosi pieni di momenti di esaltazione e anche di piccolo sconforto, non è mancata la paura di non farcela, ma la comunità locale ci ha dato grande appoggio. Gli architetti non si sono mai scoraggiati e si sono caricati anche di grandi responsabilità, compresa la direzione dei lavori in un contesto molto complesso e stratificato», commenta Nicola Flora.

Fotografia di © Alessandro Lana

La gestione e l'azione di rigenerazione urbana

A seguito di una manifestazione di interesse, il sito del Cimitero delle Fontanelle sarà gestito dalla cooperativa La Paranza, «nata nel 2006 nel Rione Sanità da un gruppo di giovani, con l'obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale del nostro territorio attivando processi di inserimento lavorativo, di rigenerazione urbana e percorsi di formazione», spiega la sua presidente Susy Galeone. La cooperativa ha sposato le ambizioni del G124 e ha allargato il raggio, consentendo ai quattro architetti di progettare anche l'infopoint all'interno della chiesa che affianca l'ingresso al Cimitero.

«Questo progetto ha la peculiarità di inserirsi in una comunità che è diventata sin dal primo giorno protagonista. Protagonista delle scelte e nel fare. Le maestranze che hanno lavorato alla realizzazione sono state quelle del territorio», precisa ancora la presidente. «Si tratta di un'azione importante - prosegue -, in quanto quest'area non aveva intercettato i benefici e l'impatto rigenerativo del processo di valorizzazione e di riscatto che il Rione Sanità ha iniziato 20 anni fa»

«Il progetto di valorizzazione e riapertura delle Fontanelle - sottolinea sempre Susy Galeone - ha previsto diverse azioni di coinvolgimento della comunità. La prima ha riguardato un percorso di formazione e di accrescimento di competenze rivolto ai giovani delle Fontanelle e del Rione Sanità tra i 18 e i 25 anni, con i quali abbiamo trascorso diversi mesi trasferendo loro le competenze minime nel campo dell'accoglienza, della fruizione e della valorizzazione del patrimonio culturale. Si tratta di 15 partecipanti di cui 11 già inseriti nel progetto di valorizzazione e fruizione delle Fontanelle. Saranno effettivamente i futuri accompagnatori e guide in questo straordinario sito. Abbiamo portato avanti, e questo è solo l'inizio, un'azione di recupero della memoria, del culto e dell'identità di questo quartiere rispetto alla devozione e alla fede verso il Cmitero delle Fontanelle. È un lavoro che ci inorgoglisce e che ha fatto sentire protagonisti gli abitanti delle Fontanelle, soprattutto quelli più anziani che ricordano ancora le scene di culto ed hanno ancora ricordi vivi di devozione e di fede in questo luogo».

Fondamentale è stato il lavoro con le comunità locali - tra cui la Fondazione di Comunità San Gennaro, i giovani delle Fontanelle e le associazioni come Forti Guerriere, che hanno partecipato attivamente al processo, contribuendo alla definizione di un progetto condiviso. Il processo è stato supportato dalle istituzioni pubbliche, in particolare dal Comune di Napoli e dalla Soprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio, che hanno accompagnato e autorizzato il progetto nelle diverse fasi.

Il progetto è stato realizzato da Coop4Art grazie al sostegno finanziario di Fondazione di Comunità San Gennaro, Fondazione con il Sud, Fondazione de Agostini, Unione Industriali di Napoli, Gruppo Giovani Imprenditori, R-Store, Ala, Seda, Dean Spa, Veolia, Ellemme, I-Guzzini. Grazie alla disponibilità della famiglia Meola, poi, si è avuta la concessione d'uso pubblico dello spazio della cordonata sul fianco della chiesa.

Fotografia di © Alessandro Lana

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