In apertura fotografia di © Alessandro Lana

Si accende una scintilla tra gli edifici dello Zen 2 di Palermo. Il quartiere irrisolto - simbolo di disagio sociale e emblema delle barriere che le periferie sanno erigere rispetto alla piena inclusività dei propri cittadini - diventa teatro di una sana azione di rigenerazione, dove la comunità sposa il progetto: una nuova piazza all'ombra di 30 nuovi alberi. La comunità, interpellata dai progettisti, vi si riconosce, difende il nuovo spazio ed è pronta ad inserirlo nei propri rituali quotidiani. Un'azione di rigenerazione che ha messo sullo stesso binario un numero cospicuo di attori: cittadini, istituzioni, progettisti e il mondo delle associazioni.

Ad accendere un faro sullo Zen 2 sono i rabdomanti della bellezza, umana e fisica: i giovani borsisti del G124, Antonino Alessio, Flavia Oliveri, Angela Valenti e Marina Viola, coordinati da Andrea Sciascia, docente di composizione architettonica e urbana presso l'Università di Palermo. Il gruppo lavora sullo Zen 2 dagli inizi del 2020, quando i giovani architetti sono stati selezionati dall'Università, vincendo un bando pubblico che li ha poi coinvolti in quell'azione di rammendo delle periferie tanto cara a Renzo Piano, che li sostiene seguendo i progressi dei progetti e finanziando interamente le loro borse di studio con il suo stipendio da senatore a vita.

 

Fotografie di © Alessandro Lana

Antonino Alessio, Angela Valenti, Marina Viola, Flavia Oliveri e Andrea Sciascia durante un incontro con Renzo Piano, fotografia di © Alessandro Lana

La piazza nata dai punti di forza e dalle istanze del quartiere

Il team di Piano è partito dai punti di forza del quartiere e dalle istanze raccolte sul posto per dar vita al progetto battezzato "30 alberi per lo Zen 2". Un processo partecipato che ha prodotto una nuova piazza alberata (il cantiere sta per chiudersi), ma il più grande merito sta nell'aver saputo coinvolgere un ampio numero di attori in modo che l'azione avviata sul territorio potesse, non solo diventare realtà, ma anche preparare la strada per future azioni dall'effetto rigenerativo.

Basta un piccolo segnale di cura per il territorio e i suoi abitanti per risvegliare le persone dal torpore della rassegnazione.  D'altronde, per dirla con Peppino Impastato: «Bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinuino l'abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». Gli abitanti dello Zen 2 sono stati coinvolti, interpellati, i bambini hanno visitato il cantiere ed è vivo l'entusiasmo per un nuovo luogo pubblico, pressoché inedito per quel quartiere, in cui sostare, incontrarsi, giocare. La gestazione, durata un anno e mezzo, a causa dell'emergenza pandemica, ha coinvolto gli abitanti in ogni fase. Ciò ha creato attesa e affezione per la nuova piazza.

Il progetto, che ha funzionato da collante tra università, amministrazione comunale, cittadini, scuole, associazioni e sponsor, è pressoché concluso. Così il quartiere, nato dal concorso vinto nel 1969 da Amoroso, Bisogni, Gregotti, Matsui e Purini, ma mai completato, vede trasformarsi uno tra i tanti vuoti che, come in tante periferie, palesano quell'interazione mai risolta tra infrastrutture stradali ed edifici.

Fotografia di © Alessandro Lana

L'incipit è arrivato dal G124 e dall'Università degli studi di Palermo, ma l'amministrazione comunale ha sin dall'inizio condiviso il progetto, l'ha finanziato - al netto dell'illuminazione regalata da iGuzzini  - e l'ha realizzato grazie al Coime, il Centro operativo interventi di manutenzione edile del Comune, braccio operativo dell'amministrazione dotato di un suo apparato di tecnici, funzionari architetti e ingegneri, geometri e maestranze, che permette in economia di realizzare interventi come quello della nuova piazza allo Zen 2.

Un vuoto irrisolto diventa una piazza alberata

La nuova piazza nasce al posto di un vuoto urbano irrisolto, un'area di 77 metri per nove perpendicolare alla circonvallazione (importante cesura all'interno del quartiere), da subito rivelatosi un potenziale luogo di incontro e di gioco. 

«Lo Zen 2 si è rivelato il campo perfetto per questo progetto grande che Piano ha per le periferie. Dal principio abbiamo condotto uno studio sui vuoti urbani del quartiere per capire dove potesse ricadere la nostra azione. Ci siamo interrogati a lungo perché in quel quartiere i vuoti urbani sono parecchi, spesso abbandonati e in alcuni casi resi anche una discarica a cielo aperto», racconta Flavia Oliveri. A guidare la scelta, sono state due esigenze basilari: lavorare su un progetto che potesse concludersi nell'arco di un anno (poi l'esperienza del G124 si è protratta a seguito della pandemia) e su un'area che non fosse privata, bensì nelle disponibilità dell'amministrazione comunale.

Fotografia di © Alessandro Lana

Fotografia di © Alessandro Lana

«Quest'area - continua Oliveri - era ideale perché è all'ingresso del quartiere e fa sistema con un campetto da calcio da poco realizzato. Anche pensando a possibili risvolti futuri, credo che quest'area sia quella giusta perché si trova in prossimità di una grande piazza che non è mai stata realizzata allo Zen 2, chissà che questo piccolo intervento, in quel punto lì, non costituisca un impulso per andare avanti nella rigenerazione». 

Al rammendo fisico si unisce una trama di relazioni

«Questa operazione non è da intendersi solo come un rammendo e quindi come il mero recupero di un'area, ma l'abbiamo intesa come un'operazione di connessione e di creazione di relazioni. Le associazioni in questo sono state le vere protagoniste, in particolare le associazioni Zen Insieme con Mariangela Di Gangi e Handala con Lara Salamone e Vivian Celestino. Loro ci hanno aiutato nel rapporto di mediazione con gli abitanti», riferisce Angela Valenti.

Fotografia di © Alessandro Lana

«Quando è stato possibile vederci abbiamo anche organizzato dei piccoli laboratori pomeridiani per interrogare i bambini, giocando, e capire quali potessero essere i loro desideri. Sono emersi suggerimenti che ci hanno indirizzato anche verso la realizzazione di un'area gioco nella parte terminale del lotto. Abbiamo anche dialogato con le scuole, ce ne sono due grandi allo Zen, ossia la scuola Giovanni Falcone e la Leonardo Sciascia. Soprattutto con quest'ultima abbiamo organizzato delle visite in cantiere, spiegando ai bambini, in maniera semplice, quale potesse essere il futuro di quest'area e abbiamo riscontrato un grandissimo entusiasmo. Le associazioni, le scuole e gli abitanti, che ci hanno seguito costantemente e quotidianamente, sono stati il tramite tra il progetto e la realizzazione», conclude Valenti.

La rigenerazione si intreccia col tema della riforestazione urbana

«È nata così una piazza urbana, un luogo di relazione dove la gente può incontrarsi, dunque uno spazio che fino ad ora il quartiere non aveva mai avuto. I giovani sono stati il nostro primo obiettivo fin da subito perché necessitavano di uno spazio dove poter svolgere delle attività nel pomeriggio, anche con le associazioni stesse», aggiunge Marina Viola.  «Un piccolo cordolo che delimitava quest'area - continua - è diventato l'occasione per realizzare una seduta, dando vita ad un luogo dedicato alla sosta che, con la piantumazione delle alberature, ci consente di restituire al quartiere uno spazio ombreggiato dove potersi incontrare. Alla punteggiatura delle alberature si alternano delle sedute cilindriche, creando questo vero e proprio spazio di relazione. La realizzazione dell'illuminazione ci permetterà, inoltre, di far vivere questo luogo anche durante le ore serali».

Il progetto del G124 aveva previsto la diffusione del colore celeste-grigio all'interno del quartiere, suggerendo un'attenzione ben più ampia, verso le aree circostanti. Il disegno della pavimentazione, costituito da frammenti di colore, si ispira al quadro di Mondrian, Composizine n. 10

I cantieri del G124 sono andati di pari passo con il tema della riforestazione urbana. Per questo i gruppi di lavoro, impegnati come il team di Palermo negli anni 2020-21, hanno potuto contare sulla collaborazione di Stefano Mancuso, scienziato e massimo esperto di neurobiologia vegetale. I giovani progettisti sono stati indirizzati nelle scelte delle essenze e nel reperimento degli alberi da Francesco Sottile, docente di arboricoltura all'Università di Palermo (Dipartimento di Architettura).

«Abbiamo piantato 30 alberi, due schinus molle, i due grandi alberi di testata, e 28 pepe rosa», riferisce Antonino Alessio. «Per la pavimentazione abbiamo utilizzato un cemento drenante per evitare ristagni d'acqua, che permette di avere un'area sempre asciutta anche a seguito di forti piogge. Ora devono essere montati i tappetini anti-trauma, il bilico e i dondoli». «Le sedute - prosegue Alessio - hanno un'altezza variabile: la seduta standard che si attesta sui 55 centimetri, si abbassa di una decina di centimetri in corrispondenza degli accessi in modo da "accompagnare" le persone all'interno della piazza. In corrispondenza dei passaggi pedonali delle insule e del campetto, abbiamo aperto dei varchi per dare continuità alle relazioni spaziali».

Sinergie multiple per un progetto partecipato

«Ci tengo molto a sottolineare la relazione positiva che l'Università ha avuto con il Comune. Riconosco al vicesindaco, Fabio Giambrone, un concreto lavoro di affiancamento, di condivisione, di supporto, in tutte le fasi. All'Università, negli anni, abbiamo fatto decine di migliaia di progetti, ma il fatto che un progetto, nato dalla generosità di Renzo Piano, abbia avuto questa mutazione dalla carta alla realizzazione, mettendo assieme: Comune, Università, il Dipartimento di Architettura, la struttura del Coime, le associazioni culturali dello Zen 2, le scuole dello Zen, è veramente un fatto eccezionale», afferma soddisfatto Andrea Sciascia.

«È un intervento relativamente piccolo e costoso, ma non è piccolo negli effetti umani», tiene a precisare il professore. «Negli effetti umani è un intervento grande, le persone coinvolte nella realizzazione sono centinaia: noi progettisti, i tecnici-amministrativi dell'Università, il Comune come amministrazione, gli operai del Coime, i funzionari del Coime, i bambini delle scuole elementari e delle scuole medie, i vicini, perché ormai ci salutiamo con tutti allo Zen 2 come se fossimo dei vicini di casa. E sono orgoglioso nel dire che noi in cantiere abbiamo avuto il supporto del quartiere, non abbiamo avuto alcun fastidio, nessun danno, nessun furto». 

Fotografia di © Alessandro Lana

Fotografia di © Alessandro Lana

Fotografia di © Alessandro Lana

«Il nostro innesto - riferisce ancora il professore -  ha generato quello che doveva generare, cioè il fatto che gli abitanti già sentano da tempo questa piazza alberata come spazio delle loro case. La gestazione - e chi è genitore sa l'amore che questa suscita sin dal primo riscontro positivo rispetto ad una gravidanza - ha generato da mesi affetto tra il nostro intervento ed il quartiere. E la periferia ha estremamente bisogno di questi segni di cura. Noi dobbiamo prendere gli spazi incompleti della periferia come potenzialità, quindi, se noi guardiamo la città contemporanea nella sua poca definizione, tutto diventa occasione straordinaria di rigenerazione».

«Diciamo la verità, Palermo è sempre una città bellissima, è facile darle addosso sempre, ma noi abbiamo l'obbligo di saper guardare la bellezza anche in quelli che solo i nemici della nostra città continuano a vedere come luoghi negletti. Invece lo Zen è un luogo che ha un rapporto con il verde della Favorita, con Monte Pellegrino, con la Piana dei Colli, assolutamente straordinario», conclude Sciascia.

Gli operai al lavoro, Salvatore La Bianca, Salvatore Vutano, Antonino Modica, F. Paolo Corrao

 Fabio Giambrone (vicesindaco): «Un modello da esportare»

 «È stata, dico è stata perché siamo quasi alla fine, un'esperienza straordinaria. La sinergia tra l'amministrazione comunale e l'Università degli studi ha permesso di realizzare quest'opera allo Zen, che abbiamo seguito con grande attenzione. I lavori sono stati coordinati in house, con strutture e maestranze che hanno svolto un ottimo lavoro insieme ai giovani architetti del G124 che hanno seguito giornalmente questo cantiere, a sua volta inserito in una serie di attività di riqualificazione di aree della periferia di Palermo», racconta il vicesindaco nonché ex senatore della Repubblica, Fabio Giambrone.

Fotografia di © Alessandro Lana

«Il modello utilizzato - continua il vicesindaco - ha funzionato e io credo sia da esportare. Il bilancio di questa esperienza è per me assolutamente positivo, tra l'altro è nato tra i dipendenti dell'amministrazione comunale, parlo di funzionari e di maestranze, un grande entusiasmo. Inoltre, l'intervento è stato percepito molto bene dalla popolazione che, come accade sempre in queste circostanze, chiede di più, come è giusto che sia».

«Tre anni fa consegnammo il campetto di calcio che è accanto al cantiere, ed allora ci indicarono proprio l'area su cui siamo intervenuti come un'area abbandonata. Oggi questa è stata riqualificata e l'ultima volta che ho fatto un sopralluogo, dieci giorni fa, alcuni cittadini mi hanno chiesto di recuperare un'altra area lì vicino. Come in tutte le città in cammino, occorre programmare, all'interno di una percorribilità finanziaria dell'ente, ma anche attraverso una visione che è quella di consegnare una città diversa, una città migliore. Pian piano ci occuperemo dell'area accanto che è privata e ciò crea difficoltà nei tempi, ma dobbiamo arrivarci», assicura il vicesindaco.

 IL VIDEO 

 I CREDITI DEL PROGETTO 

CONSULENTI
Prof. Francesco Sottile, Dipartimento D'Arch, Università di Palermo
Prof. Cinzia Ferrara, Dipartimento D'Arch, Università di Palermo

PARTNER
Comune di Palermo.
Leoluca Olando, Sindaco di Palermo
Fabio Giambrone, Vicesindaco di Palermo
Rosa Bellanca, Responsabile P. O. Arredo e Decoro Urbano
Francesco Teriaca, Dirigente CO.I.M.E.
Maurizio Fucarino, Architetto CO.I.M.E.
Vincenzo Pupillo, Direttore generale I.A.C.P. (Istituto Autonomo Case Popolari)
Monica D'Agostino, Architetto I.A.C.P.
Daniela Lo Verde, Dirigente Scolastico ICS Giovanni Falcone
Stefania Cocuzza, Dirigente scolastico ICS Leonardo Sciascia
Cinzia De Luca, Professoressa ICS Giovanni Falcone
Roberta Tumbiolo, Professoressa ICS Leonardo Sciascia
Associazione ZEN insieme
Mariangela Di Ganci, Presidente Associazione ZEN insieme
Associazione Handala
Lara Salamone, Presidente Associazione Handala
Vivian Celestino, Vicepresidente Associazione Handala

SPONSOR E DONAZIONI
iGuzzini Illuminazione
Università degli Studi di Palermo

REALIZZAZIONI CO.I.M.E., Coordinamento degli interventi di manutenzione edile di Palermo 
Francesco Mercadante, Geometra | Ligotino Ciro, capocantiere | Modica Antonino, muratore | Vutano Salvatore, porfidista | La Bianca Salvatore, lastricatore | Corrao F. Paolo, manovale | La Mantia Salvatore, basolatore | Gaglio Vincenzo, muratore | Picone Pietro, manovale | Forestieri Tommaso, manovale | Lo Giudice Antonino, cementista | Presti Giuseppe, martellista | Anselmo Salvatore, manovale | Cangemi Antonino, manovale | Colelli Ludovico, manovale | Randazzo Santo, manovale | Giorlando Francesco, palista | Puglia Giovanni, palista | Parisi Mario, conducente macchine operatrici | Schiera Girolamo, conducente macchine operatrici | Mancuso Rosolino, autista | Caruso Giovanni, autista | Buffa Salvatore, autista | La Barbera Giovanni, autista | Di Maggio Natale, autista.

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