«Eccessiva proliferazione di commissari con regimi giuridici differenziati, che creeranno problemi interpretativi e rallentamenti, oltre che necessità di tener conto degli enti locali». È uno dei rilievi espressi dal presidente dell'Anac, Giuseppe Busia, durante le audizioni sul Piano Casa tenutesi in Commissione Ambiente alla Camera.
Per l'attuazione del programma straordinario nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale, il decreto prevede, infatti, la nomina di un commissario straordinario (avrà una struttura di supporto alle sue dipendenze e resterà in carica fino a tutto il 2027), che potrà operare attraverso il sistema delle ordinanze, in deroga a ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia, delle disposizioni del codice dei beni culturali e del paesaggio, nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Ue. La struttura - comprendendo anche le remunerazioni per eventuali consulenti esterni - costerà 3 milioni e 138mila euro, prelevati dai Fondi riserva e speciali del ministero dell'Economia.
Un commissario è previsto anche per la realizzazione di interventi di edilizia convenzionata mediante specifici e importanti programmi di investimento in cui la componente di investimento diretto estero sia di almeno un miliardo di euro, In tali casi, Dpcm, si provvede a dichiarare il preminente interesse strategico nazionale dell'intervento e alla nomina di un Commissario straordinario per accelerarne la realizzazione.
Come si diceva, l'Anac ha espresso diversi rilievi sul ricorso alla figura del Commissario straordinario, sperimentata - come si ricorderà - con la ricostruzione del Ponte Morandi e poi proseguita con tante opere strategiche italiane.
«La gestione commissariale non costituisce necessariamente la via più efficace per garantire la realizzazione degli obiettivi normativi: spesso, le garanzie offerte dalla disciplina ordinaria consentono di raggiungere i risultati attesi con maggiore continuità, minori rischi e, talvolta, anche con minori costi», ha sottolineato il Presidente Busìa, con riferimento alle previsioni del decreto-legge sulla nomina e disciplina di un Commissario straordinario per l'attuazione degli interventi del Programma nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale.
«È pertanto opportuno - ha specificato- che ogni estensione temporale o funzionale dei poteri commissariali sia accompagnata da una chiara delimitazione delle attività derogabili, nonché dal richiamo ai princìpi generali dell'ordinamento e ai vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea».
In particolare, per quanto riguarda il potere di utilizzo dell'ordinanza in deroga da parte del Commissario, pur come facoltà e non come automatismo, Anac chiede che sia limitato non solo al rispetto del Codice delle leggi antimafia, del Codice dei beni culturali e dei vincoli europei, ma anche espressamente al Codice degli appalti con particolare riferimento alla digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici.
«La moltiplicazione dei Commissari crea troppi regimi speciali che si sovrappongono e rischiano di creare incertezze», ha dichiarato Busia. «Non va derogato - ha aggiunto - all'utilizzo degli appalti digitali, che aiutano a fare prima, meglio e con maggiore trasparenza. Va prevista anche con soglie alte, più di due milioni di euro, la progettazione con modelli digitali Bim che aiuta ad essere più rapidi nella realizzazione, evita sorprese e varianti successive e aiuta futura gestione. Tali progetti dovrebbero essere raccolti in una banca dati unica, in connessione alla ricognizione degli immobili pubblici».
Infine, il Busia ha invitato a «prevedere regole di trasparenza con riferimento all'assegnazione di contributi ed incentivi ai privati, creando una piattaforma digitale che consenta una gestione efficiente e trasparente».
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