Inaugurato sulle Dolomiti l'ampliamento del rifugio Pedrotti progettato da Stefano Pasquali, studio StaMi con VisumLab

Il progetto nato da un concorso di progettazione aggiudicato nel 2022

di Mariagrazia Barletta

È stato inaugurato ufficialmente, lo scorso 20 settembre, dopo i lavori di ampliamento, il rifugio Tommaso Pedrotti, a quota 2.491 metri tra le vette delle Dolomiti di Brenta, nel cuore del parco Adamello-Brenta. Il progetto, che nasce da un concorso indetto dalla Società alpinisti tridentini (Sat), è stato ideato e sviluppato (fino all'esecutivo) da Stefano Pasquali, dallo studio StaMi Architettura e Paesaggio di Alberto Stangherlin e Samantha Minozzi insieme allo studio di ingegneria VisumLab.

Il rifugio, raggiungibile esclusivamente attraverso una impegnativa escursione, conserva i caratteri essenziali del rifugio alpino e per esso il bando richiedeva il rifacimento dell'ultimo piano, l'installazione di un impianto fotovoltaico, la realizzazione di una nuova scala di emergenza, oltre a interventi per migliorare la salubrità e la gestione delle risorse energetiche e idriche.

Dopo l'intervento il numero dei posti (in tutto 120) non è cambiato. Il progetto rifugge dall'immagine di un albergo ad alta quota e propone una soluzione che non snatura l'essenza del riparo, dove proteggersi dal gelo, dalle tenebre e dalle condizioni avverse che repentinamente possono sorprendere gli escursionisti e gli alpinisti in alta montagna. 

Fotografia © Damiano Fraccaro courtesy of studio StaMi

Il progetto «punta a rafforzare il rapporto tra gli spazi interni e il paesaggio delle Dolomiti di Brenta», spiegano gli architetti. Il tetto rosso, rimodellato costituendo un tutt'uno con la scala antincendio, visibile dai diversi sentieri dei dintorni, diventa un riferimento visivo importante. «L'immagine scelta - precisano i progettisti -è quella del faro di montagna». Il tetto rosso e le quattro aperture illuminate in sommità segnalano la presenza del rifugio, diventando simbolo del calore e del riparo.

Fotografia © Damiano Fraccaro courtesy of studio StaMi

Dall'interno le finestre inquadrano il paesaggio: partendo da nord si può ammirare la Cima Brenta Alta e Bassa, a ovest lo sguardo si dirige verso la regina del gruppo del Brenta, cima Tosa. A sud la vista più aperta verso la Pozza Tramontana e verso il rifugio Croz. A est, infine, la vista verso il paesino di Molveno con il suo incantevole lago.

La nuova scala di emergenza, collocata sulla facciata principale, integra un elemento fondamentale per la sicurezza e, allo stesso tempo, contribuisce a riorganizzare i prospetti. Posizionata sulla facciata principale, diventa così protagonista. «È costituita - spiegano i progettisti - da una struttura autoportante e controventata in carpenteria metallica, con basamento in calcestruzzo armato. Collega tutti i livelli del rifugio, costituisce la nuova via di fuga e contribuisce al miglioramento della risposta complessiva dell'edificio grazie ai collegamenti con le murature esistenti».

Fotografia © Damiano Fraccaro courtesy of studio StaMi

«La riflessione sull'autonomia energetica e idrica - proseguono - ha inoltre portato a concentrare gli impianti in un nuovo volume tecnico, utilizzato in copertura come terrazza della sala di ristorazione».

«La ricostruzione dell'ultimo piano - aggiungono gli architetti - è stata realizzata con pareti in pannelli X-Lam e copertura in legno lamellare. La scelta di una struttura leggera e prefabbricabile ha ridotto i carichi sull'edificio esistente e agevolato il trasporto dei componenti in elicottero e il loro montaggio in quota. Il solaio sottostante è stato rinforzato con una cappa collaborante. La copertura è isolata e ventilata, con rivestimento esterno in lamiera aggraffata; lo stesso materiale riveste i nuovi volumi, garantendo protezione dagli agenti atmosferici e ridotte esigenze di manutenzione. Le murature storiche in pietra sono state invece conservate e recuperate». 

Fotografia © Damiano Fraccaro courtesy of studio StaMi

«Nelle camere sono stati migliorati l'isolamento e il comfort interno mediante pannelli in silicato di calcio, adatti a regolare l'umidità delle murature, e attraverso la sostituzione dei serramenti. Per gli arredi interni è stato utilizzato prevalentemente legno di abete, in continuità con la tradizione costruttiva locale». 

Il rifugio è ora dotato anche di un impianto fotovoltaico di circa 20 KW con batterie di accumulo e di un sistema di recupero delle acque meteoriche e di quelle grigie dei lavandini e delle docce. «Dopo il trattamento, queste ultime - concludono i progettisti - vengono riutilizzate per alimentare le cassette dei servizi igienici, riducendo il consumo di acqua in un contesto nel quale la disponibilità della risorsa è limitata. Seguirà l'installazione di vasche di accumulo idrico, che garantiranno una riserva nei periodi di maggiore affluenza e nei momenti di ridotta disponibilità della risorsa».

Fotografie © Damiano Fraccaro courtesy of studio StaMi

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