Biblioteca itinerante: nobilitazione dell’interior design industriale

Un carrello industriale a due ruote, uno scaffale da magazzino, una scaletta e ovviamente il motore propulsore di ogni designer: la creatività. Con questi ingredienti, Federico Peri ha aggiunto un nuovo progetto di interior design alla sua linea di arredi ispirati al mondo industriale ma nobilitati dall’impiego di materiali pregiati e dall’impronta del Made in Italy artigianale, lontano dalla produzione in serie. Così, i complementi industriali recuperati vanno a formare – dopo quasi 40 giorni di lavoro – rispettivamente una seduta, un piano di lettura e una libreria, componendo la biblioteca itinerante le cui rifiniture strizzano l’occhio agli anni ’50.

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Ecco cosa ci ha raccontato Federico Peri non solo della sua creazione, ma anche del suo modo d’intendere l’interior design.

Da dove nasce l’ispirazione di Biblioteca Itinerante?

Dall’intenzione di creare una sorta di “cellula abitativa” dedicata al mondo della lettura. Si chiama biblioteca in quanto racchiude in piccolo tutte le sue caratteristiche principali: mensole per libri, lampada per illuminazione diretta e doppia seduta; quest’ultima si divide in chaise longue e seduta da tavolo. Itinerante grazie alle piccole ruote per essere comodamente spostata.

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E la predilezione per l’arredo industriale?

Negli anni Cinquanta mio nonno aprì un’azienda di scaffalature industriali e di conseguenza sin da piccolo sono stato in qualche modo contaminato da questi elementi. Il progetto di interior design, presentato a Ventura Lambrate, è una sintesi tra la mia storia e il mio gusto di design.

Qual è il contesto ideale in cui immagina inserito questo oggetto di design?

Non immagino un contesto ideale in quanto credo che l’arredo abbia una propria identità. Amando i contrasti mi piacerebbe vederla in una sala di un palazzo reale, ma allo stesso modo un ambiente di interior design di derivazione industriale come un loft sarebbe il suo habitat naturale.

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Quali sono i suoi designer di riferimento?

Sicuramente Edward Wormley e Franco Albini. Parlando di attualità direi un mix tra il gusto per la materia di Vincendo de Cotiis insieme all’intelligenza progettuale dei fratelli Bouroullec.
Quanto è importante, nel momento storico che stiamo vivendo, che il design utilizzi anche materiali di recupero?
Recuperare, reinterpretare e dare quindi una nuova vita non solo è eticamente corretto, ma permette anche ai progettisti di sperimentare e “inventare” nuove soluzioni di interior design.

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In generale, qual è il suo materiale preferito?

Metallo su tutti, ma amo l’equilibrio generato dall’utilizzo di più materiali.

 di Elena Belli

INFO: www.federicoperi.com

PHOTO COURTESY: Federico Peri

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