Daniele Basso racconta la sua Saint Petersburg Design Week

Che significato ha per te il design?

Il Design è uno strumento per intervenire nel presente e costruire il futuro attraverso la bellezza. E’ lo strumento con cui si evolve la società, l’industria e l’economia ed è la massima espressione creativa dell’uomo attraverso il saper fare. Un modo straordinario di unire artigianato, industria e tecnologia per costruire il domani in modo sostenibile ed etico nell’ambito dell’interior design.

Iniziamo dalle sensazioni personali, com’è stato essere scelto per una manifestazione così importante ed essere una sorta di ambasciatore dell’interior design italiano?

Un onore, una gratificazione personale e il riconoscimento di un percorso professionale anomalo tra Arte, Moda e Design, con cui ho anticipato i trend attuali. La Saint Petersburg Design Week e l’amico Ruslan Chernobaev (Presidente del Comitato Organizzatore) hanno le idee chiare sul futuro dell’interior design e non hanno paura di forzare i limiti per proporre innovazione di sistema. Pensare di aver fatto la mia parte come ambasciatore del design italiano in tal senso è uno stimolo incredibile e un’iniezione di entusiasmo in un periodo di grandi cambiamenti per tutti.

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Come hai maturato questa forte ispirazione ai paesaggi e alla storia russa? Raccontaci il tuo processo creativo per questa exhibition.

Quando ho ricevuto l’invito dal comitato organizzativo mi sono chiesto come fare a rappresentare un Paese nel quale non ero mai stato. Ho cominciato a raccogliere informazioni di ogni genere, ma poi ho seguito l’istinto. Ho deciso di sviluppare “tre Highlights” di San Pietroburgo e della Russia altamente evocative ed iconiche che ho scelto per le emozioni autentiche che mi hanno trasmesso e le ho trasformate, con le tecnologie del Design ed il filtro dell’Arte, in metafore della realtà. Volevo che dialogassero indifferentemente con chi è di origine russa e con chi no in un processo d’astrazione che dal particolare ci conduce al complessivo. 
Nell’opera “Whitevich” troviamo il tributo al maestro Malevic, fondatore dell’Avanguardia Russa del Suprematismo. Nell’opera “Russian Atmosphere” la celebrazione dell’indomita autonomia del popolo russo, in cui uno sparuto drappello di cosacchi a cavallo si staglia nella metafora a specchio di un territorio innevato, nell’infinito del tempo. Quasi a ricordarci che, anche se sempre accompagnati, tutti noi siamo soli davanti alla vita. Ed infine, nell’opera “SaintPetesburg SkyLife“, c’è il riconoscimento del ruolo centrale di San Pietroburgo nel dialogo tra Europa ed Asia, anche attraverso l’Arte, il Design e la Creatività, espressioni di vita e fiducia nel futuro.

Hai qualche punto di partenza da cui inizi sempre per ispirarti?

Più che altro ho un metodo, ma non esiste un percorso prestabilito per l’ispirazione o l’intuizione nell’interior design. Queste per me nascono dalla curiosità verso tutto, dall’entusiasmo per la vita e dalla passione per ogni progetto. Io ad esempio, per ogni lavoro che faccio, ho la necessità di trovare un senso, un messaggio, un significato. 
Il mercato è pieno di oggetti di design poveri di significato e desidero che i miei trasmettano qualcosa di più e che siano acquistati per l’emozione che riescono a suscitare. Per me questo è un modo di attribuire qualità etica al progetto riuscendo a contrastare “l’usa e getta” che impoverisce la professione di designer e tutti noi.

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Puoi raccontarci le tue impressioni sulla manifestazione?

La Saint Petersburg Design Week è indubbiamente una manifestazione nell’ambito dell’interior design giovane che è riuscita a fornire un servizio di qualità internazionale a tutti gli effetti. Naturalmente risente oggi della situazione politica ed economica del Paese, le dogane sono imprevedibili e spesso questo spaventa e frena i grandi marchi del settore del Design con una conseguente presenza limitata di aziende e prodotti. La comunità degli architetti e dei designer locali sono davvero interessanti, frizzanti e consapevoli che la Russia deve ancora aprirsi verso un mercato potenzialmente enorme, recettivo e curioso. Un confine dove davvero si possono fare buoni affari, ma sapendo che i grandi spenders russi raramente comprano in Russia, quindi occorre lavorare sulla nuova borghesia e sul rapporto qualità/prezzo.

C’è stata qualche differenza importante che hai notato con la Design Week italiana? Di gusto o di impostazione?

Sono eventi difficilmente paragonabili. Milano è la patria mondale del Design nella quale ad Aprile confluisce tutto il mondo. La Saint Petersburg Design Week è una manifestazione che apre nuove frontiere, inserita nel contesto di una città dalla bellezza unica e sconvolgente che dialoga con un ambiente culturale ed intellettuale molto preciso dove per avere successo occorre comunque interpretare gusti e cultura di quel territorio. 
La Design Week a San Pietroburgo un po’ ricorda i tempi in cui a Milano nascevano discussioni e scambi di idee genuini, al solo scopo di capire meglio il futuro.

Come ha reagito il pubblico russo alle tue opere? C’è stato qualcosa che ti ha reso particolarmente soddisfatto?

Una reazione di grande entusiasmo. Tante domande con una presenza di 400 persone alla Yellow Korner Art Gallery. A fine evento un signore anziano dall’inglese timido mi chiede se fossi mai stato in Russia. Io imbarazzato rispondo: “No”. Lui mi guarda e mi dice: “Devi avere una sensibilità fuori dal comune. Hai rappresentato la Russia come neanche io sarei stato in grado di fare”. Penso sia uno di più bei complimenti che io abbia mai ricevuto in vita mia. Ho poi scoperto essere un importante architetto… Speriamo ci sia occasione di collaborare!

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E qualcosa, se c’è, che ti ha deluso o che avresti voluto modificare?

Occorre coinvolgere in modo più attivo le aziende locali riuscendo a definire progetti di respiro internazionale per sensibilizzare l’industria Russa verso il Design. L’obiettivo è trovare un partner con cui poter essere presente nuovamente il prossimo anno alla Design Week con progetti innovativi, ma realizzati nel mercato interno. E’ una sfida complessa, ma il Design è un punto di partenza perfetto per abbattere barriere e superare i limiti.

Oggi in Italia si sviluppa sempre di più l’idea di Design democratico, concetto un po’ lontano dal modo di pensare russo. Puoi raccontarci qualcosa su questo aspetto e sulle tendenze che si stanno sviluppando nell’Est Europa?

Difficile rispondere. Il Design nel mondo significa bellezza, qualità di progetto e dell’oggetto nel suo complesso. In un mercato evoluto come l’Europa, dove le alternative di qualità sono molte, il design deve “democratizzarsi” e spiegare che bello non necessariamente deve significare caro. In Russia il design deve essere ancora praticamente scoperto dalla maggior parte della popolazione. Il problema non è di democratizzazione, ma di affermazione l’esigenza del bello per vivere meglio. Chi vuole oggi in Russia prodotti di design vuole oggetti belli che siano capaci di testimoniare lo status di chi li acquista. La sua democratizzazione arriverà poi quando le aziende Russe inizieranno a produrre coscientemente oggetti di design.

Progetti futuri? Hai qualche asso nella manica che vuoi raccontarci.

Nel prossimo futuro sarò negli Stati Uniti per un evento organizzato per la consegna di una mia opera. A Ottobre debutterò con un’importante galleria ad Hong Kong in una mostra collettiva con una collezione dedicata e, nel frattempo, con lo Studio ElisaBragArchitects stiamo sviluppando un nuovo concetto di Store legato al food di qualità per un cliente francese.

di Valentina Bozzetti

INFO: http://www.glocaldesign.it/network-daniele.html

          http://www.danielebasso.it/index.html

Foto Curtesy: Daniele Basso

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