L'architettura che affronta il clima che cambia: 26 progetti da 5 continenti in mostra a Mantova

Esposizione a cura di Elena Montanari e Matteo Moscatelli · MantovArchitettura 2026

Acqua che invade, aria che si scalda, fuoco che avanza, terra che si consuma, cosmo che si satura. Sono i cinque elementi primordiali attorno a cui si articola Climate Change Architecture: Actions, la mostra allestita alla Casa del Mantegna di Mantova e visitabile fino al 28 giugno 2026.

Curata da Elena Montanari e Matteo Moscatelli, l'esposizione rientra nel palinsesto della 13esima edizione di MantovArchitettura 2026, la rassegna internazionale promossa dal Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano che, per oltre un mese, ha riunito in città incontri, mostre, workshop e manifestazioni pubbliche.

Siccità, ondate di calore, precipitazioni violente e inondazioni sono ancora eventi estremi, ma sempre meno eccezionali. La loro frequenza e intensità stanno cambiando anche il modo di progettare edifici, città, paesaggi e infrastrutture, chiamati a confrontarsi con risorse più fragili, rischi più vicini e condizioni ambientali meno prevedibili.

A raccontarlo sono 26 opere provenienti da diverse parti del mondo, presentate attraverso immagini, disegni, videointerviste e modelli in un percorso organizzato non per tipologie né per aree geografiche, ma per elementi. Acqua, aria, fuoco, terra e cosmo diventano cinque chiavi per decifrare vulnerabilità, trasformazioni e possibilità di adattamento all'instabilità climatica.

L'acqua porta con sé il tema delle risorse idriche e delle inondazioni; l'aria riguarda qualità ambientale e ventilazione; il fuoco rimanda all'aumento delle temperature e agli incendi; la terra richiama il suolo, la fragilità dei territori e l'uso responsabile delle risorse; il cosmo riconduce il progetto ai sistemi che regolano l'abitabilità del pianeta.

Tra i progetti esposti compaiono il Moesgaard Museum di Henning Larsen ad Aarhus, inserito nel paesaggio come parte del terreno, e il Central Park di Taichung di Mosbach, Philippe Rahm e Ricky Liu & Associates, pensato anche come dispositivo climatico e bacino di raccolta delle acque. Seguono il Campus Startup Lions di Kéré Architecture in Kenya, la Casa Solare di Studio Albori in Valle d'Aosta, la House in the Hills di Sean Godsell in Australia e la Ponzano Primary School di  C+S Architects, dove energia e controllo ambientale entrano nella costruzione dello spazio scolastico.

Prima delle esperienze contemporanee, la mostra dedica una sezione ad alcuni maestri del Novecento che hanno progettato partendo dall'adattamento ai diversi tipi di clima: Hassan Fathy in Egitto e Paolo Soleri negli Stati Uniti per il caldo secco, Ralph Erskine per il freddo, Glenn Murcutt in Australia per il caldo umido. Una premessa storica che collega le sperimentazioni attuali a una lunga ricerca su orientamento, materiali, ventilazione, ombra e condizioni locali.

Nell'ultima sala, le opere sono raccolte in formato tridimensionale su un planisfero, permettendo di visualizzare la provenienza dei progetti e di osservare come problemi ambientali simili assumano forme diverse in America, Asia, Europa, Africa e Oceania, a seconda dei luoghi, delle risorse disponibili e dei rischi prevalenti.

L'esposizione è promossa dal Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano nell'ambito di MantovArchitettura 2026, del programma della Cattedra UNESCO in Architectural Preservation and Planning in Heritage Cities, con il supporto di CRAFT - Competence Centre on Anti-Fragile Territories del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani.

Alcune fotografie dell'allestimento

Foto di ©Giuseppe Gradella

CLIMATE CHANGE ARCHITECTURE / ACTIONS
fino al 28 giugno 2026

Dove: Casa del Mantegna,
via Giovanni Acerbi, 47, 46100 Mantova

Orari:
lunedì chiuso
martedì, mercoledì, giovedì e venerdì, ore 8:30-13
sabato e domenica, ore 10-13 e 14-18

+info: mantovarchitettura.polimi.it

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