Esperienze maturate all'estero, dall'Europa alla Cina. Il loro campo di sperimentazione è la rigenerazione urbana. Arrivano a Roma carichi di entusiasmo e di idee, tutte molto concrete, sulle quali lavorare per offrire nuove speranze alle fragili periferie di Milano, Padova, Roma e Siracusa. Pronti a seminare «scintille», che, facendo leva sulle vocazioni e sulle energie umane e sociali da scovare sul territorio, possano attivare processi rigenerativi. Sono i dodici giovani laureati selezionati per far parte del G124, il gruppo di lavoro messo in piedi dal senatore Renzo Piano per il «rammendo» delle periferie italiane.

A Roma, con i loro tutor - i professori Bruno Messina della Scuola di Architettura di Siracusa dell'Università di Catania, Raffaella Neri del Politecnico di Milano, Edoardo Narne dell'Università di Padova e Pisana Posocco dell'Università Sapienza di Roma - hanno incontrato Renzo e Milly Piano per un primo confronto sui temi da sviluppare nell'arco di circa dieci mesi. Un incontro avvenuto nell'ufficio del senatore a Palazzo Giustiniani.

Per i dodici borsisti inizia, come ha sottolineato Piano, «un esperimento di passaggio: usciti dall'università si confrontano con una prova sul territorio». «Faremo cose modeste, ma importanti», sviluppando «temi semplici, in modo che ognuno di voi possa dire qualcosa di autentico e di originale», ha continuato l'architetto genovese rivolgendosi ai ragazzi.

Un programma, dunque, che ha come obiettivo la realizzazione di micro-progetti, piccole installazioni o micro-costruzioni che possano fare tanto con poco: cambiare l'uso dei luoghi, generare occasioni di incontro, attivare processi virtuosi, offrire nuovi servizi o semplicemente migliorare la fruizione dello spazio. Lavori solo apparentemente modesti, perché dietro al piccolo intervento architettonico si cela tanto studio e una presenza costante sul posto, per andare alla ricerca della bellezza, anche sociale ed umana. Una ricerca necessaria per assicurare la massima efficacia rigenerativa alle azioni da intraprendere.

Piano ricorda - come scriveva Italo Calvino nelle Città invisibili - che «Ci sono frammenti di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascosti nelle città infelici». «Bisogna cogliere questi frammenti», sottolinea l'architetto. Quanto all'approccio, i gruppi di lavoro faranno uso dei metodi della progettazione partecipata, purché, però - avverte Piano - non sia, come spesso accade, «utilizzata come strumento di persuasione».

Chi sono i 12 borsisti e i 4 tutor del G124 Renzo Piano 2019

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G124 Renzo Piano, le aree di intervento del 2019

Padova, Arcella: dare dignità agli spazi della parrocchia per un nuovo centro di aggregazione

I primi a presentare i loro progetti sono i borsisti di Padova, guidati da Edoardo Narne, che coordina il lavoro di quest'anno del G124 sotto la regia di Renzo Piano.

Marco Lumini, Francesca Memo, Alberto Michielotto raccontano il progetto, già concretizzatosi in un cantiere, per la risistemazione di alcuni spazi interni della parrocchia di San Carlo Borromeo all'Arcella, quartiere periferico della città.

L'ingresso, il bar e la sala delle feste stanno prendendo nuova forma grazie al lavoro anche di una trentina di studenti dell'Università di Padova, che offre aiuto nel cantiere di auto-costruzione. Si è partiti da un'azione di coinvolgimento degli attori interessati al progetto, cogliendo una condizione favorevole. Negli spazi della parrocchia sono già presenti, da qualche mese, delle aule studio dell'Università di Padova, nate dalla sistemazione di un paio di locali, popolati ogni giorno da circa 120 studenti. Ora quel luogo può diventare, ancor più, un catalizzatore di vita. Oltre all'energia di studenti e borsisti, l'intervento conta anche su un micro-investimento. Si tratta di circa 10mila euro messi sul piatto dall'Università di Padova.

Nei corridoi sono stati installati degli espositori a scomparsa con disegni e modelli che espongono il lavoro di trasformazione degli ambienti. Chiunque può prenderne visione. Intanto il progetto prevede la trasformazione del vecchio bar anche in un'emeroteca, un luogo di cultura, di incontro e di scambio. E poi c'è la grande sala che diventerà uno spazio polifunzionale, facilmente riconfigurabile grazie a moduli in legno che potranno funzionare da elementi separanti e da contenitori, per esempio per alloggiarvi sedie e altre attrezzature che consentiranno allo spazio di accogliere diverse funzioni.

Sempre nell'ambito del G124 seguirà un piano per la rigenerazione di una piccola area strategica del quartiere Arcella, coinvolgendo l'amministrazione. L'idea è partire anche dall'ascolto delle esigenze degli immigrati: un terzo della popolazione del quartiere è infatti composta da extracomunitari.

Siracusa: strategie per la Mazzarrona e micro-padiglioni per le associazioni locali

Degrado sociale, pur in una condizione paesaggistica di eccezione. Il contesto in cui lavorano Carmelo Antonuccio, Tommaso Bartoloni, Giuseppe Cultraro, con il professore Bruno Messina, è dato dal quartiere della Mazzarrona, a Siracusa. Siamo nell'area Nord della città, in una zona edificata a partire dagli anni '50 del Novecento. Caseggiati di edilizia popolare disegnano il territorio, costituito da un altopiano roccioso a picco sul mare. E poi il sistema delle mura dionigiane, le ferrovia dismessa, oggi trasformata in pista ciclabile. C'è da lavorare sul tema dei servizi, pressoché assenti, e su quello della connessione tra il quartiere ed il mare. Grandi spazi verdi abbandonati, sezioni stradali di dimensioni eccessive, sono altre questioni delicate che nella Mazzarrona dovrebbero trovare soluzione.

Il team del G124 sarà impegnato in un progetto alla scala urbana, da condividere con la città e con l'amministrazione comunale. L'obiettivo è individuare delle strategie per la riqualificazione dell'area. Già sono avvenuti i primi incontri con il sindaco Francesco Italia, l'assessore all'urbanistica, l'architetto Giusy Genovesi, l'assessore all'Università Fabio Granata, il vicesindaco Giovanni Randazzo, la consigliera comunale Pamela La Mesa che è stata presidente del consiglio di quartiere della circoscrizione, già organizzatrice di una serie di iniziative legate al sociale.

Ci saranno, poi, dei micro-cantieri, da realizzare sempre coinvolgendo l'amministrazione. Si tratta di piccole installazioni da realizzare in connessione con le piattaforme per la balneazione che il Comune monta nella stagione estiva. Più nel dettaglio, si sta ragionando sulla costruzione di piccoli padiglioni in legno che poi stesso l'amministrazione andrebbe a concedere ad associazioni culturali e giovanili del quartiere. Si pensa anche ad interventi minimi replicabili di giardini e di playground da progettare coinvolgendo gli abitanti.

A Roma si lavora sul carcere di Rebibbia e su Trigoria (periferia Sud)

Il team dell'Università Sapienza sta lavorando su due tematiche. Martina Passeri, Tommaso Marenaci, Attilio Mazzetto, insieme alla professoressa Pisana Posocco, hanno raccontato quali potrebbero essere i luoghi oggetto di intervento, scelti al termine di un processo complesso, tutto indirizzato all'individuazione di temi che potessero aiutare l'architettura, intesa come potenziale strumento per alleviare un disagio sociale, ad esprimersi al meglio. Da una parte, dunque, la scelta di temi che potessero essere di riferimento in contesti simili o addirittura replicabili, e dall'altra un lavoro, ancora in corso, per intessere relazioni con le istituzioni e far sì che i progetti poi possano avere realmente gambe e risorse per essere realizzati.

Uno dei temi ambisce ad avere un ampio ambito di applicazione, che potenzialmente potrebbe travalicare la scala territoriale. Si tratta di una sperimentazione da realizzare nel carcere di Rebibbia, a Roma, nella sezione femminile. L'idea è progettare dei moduli, aggregabili a seconda delle ambizioni, dove le detenute possano riunirsi con i propri familiari. Per ora questi moduli sono stati immaginati come piccole casette da installare negli spazi aperti, nelle quali riproporre un ambiente domestico, accogliente, pronto a creare un'atmosfera molto diversa da quella che si vive negli spazi attualmente destinati ai colloqui e agli incontri con i familiari. Per le detenute si tratterebbe di ritrovare in questi ambienti dei momenti di vita quotidiana. Un primo nucleo-base su cui concentrare le energie potrebbe essere dato da un ambiente di poco più di 20 mq dove le detenute possano incontrare la propria famiglia, con la quale mangiare seduti intorno ad un tavolo.

Il gruppo di lavoro si sta concentrando anche sull'area di Trigoria. Siamo nella periferia Sud di Roma, al di fuori del raccordo anulare. Si tratta di un nucleo di edilizia ex abusiva da recuperare, sorto attorno ad un asse nord-sud (via di Trigoria). Mancanza di connessioni e di servizi, tanto che anche la chiesa è difficile da raggiungere, e assenza di spazio pubblico, sono alcune delle problematiche messe in evidenza dai borsisti e dalla professoressa. Più nel dettaglio, il gruppo di lavoro si sta concentrando sul progetto di una piazza per Trigoria, partendo dall'ascolto, dai suggerimenti di chi vive quel territorio, ossia: i residenti, gli amministratori del Municipio, le associazioni locali e i comitati civici.

A Milano si ragiona sugli spazi aperti

Maria Giulia Atzeni, Alessia Cerri e Sara Sapone hanno presentato il lavoro svolto su Milano. Il gruppo di lavoro del Politecnico, guidato dalla professoressa Raffaella Neri, è partito da un'ampia e profonda analisi della città, che ha compreso l'evoluzione del suo tessuto urbano e infrastrutturale. Le borsiste hanno svolto un lavoro volto a capire prima di tutto la periferia milanese, le sue caratteristiche, le attività ed i piani già in corso, le best practice, per arrivare ad individuare le aree di trasformazione e quelle potenzialmente idonee per il lavoro di progettazione del G124.

Uno dei luoghi di intervento potrebbe essere costituito da viale Inganni e piazza Tirana, nella periferia ovest di Milano. Un asse a scorrimento veloce diviso nel mezzo da grandi isole spartitraffico. Il tema degli spazi verdi potrebbe intrecciarsi con quello della mobilità dolce per dare all'area una nuova identità, più vicina a quella di un parco lineare. Si riflette ad applicazioni della cosiddetta urbanistica tattica in altre aree della città, come in zona Rogoredo e sulla riqualificazione di spazi pubblici nel quartiere Gratosoglio, nella periferia Sud. La mobilità dolce e la realizzazione o sistemazione di spazi verdi grazie ai quali poter costruire luoghi collettivi sono le tematiche di maggior interesse per il gruppo di Milano.

Ardua la ricerca di temi di difficoltà e scala appropriate ai tempi di lavoro. Temi non eccessivamente ambiziosi e allo stesso tempo almeno potenzialmente realizzabili in dialogo con l'amministrazione. Ora il team è al lavoro per valutare per ogni "settore" della città studiato le possibilità di intervento alle condizioni stabilite (piccole dimensioni, interessi esistenti di associazioni, enti, amministrazioni locali, ecc) andando a perlustrare con sopralluoghi le aree e prendendo contatti con associazioni e municipi. Si tratta di un lavoro di ricognizione più puntuale, che serve ad orientare le scelte in via definitiva e a indirizzare i futuri progetti verso temi concreti. Fase, questa, che potrebbe anche orientare il gruppo del Politecnico verso aree diverse rispetto a quelle presentate nella riunione a Roma dello scorso 4 marzo.

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