Una casa tra gli alberi, a servizio delle comunità, a Padova. Un luogo intimo e familiare per donare attimi di "normalità" alle detenute di Rebibbia, a Roma. Micro-architetture a Siracusa, per restituire dignità ai luoghi. E una "casa di quartiere" in una ex scuola di Niguarda, a Milano. Sono questi i principali punti fisici di innesco per le azioni di "rammendo" esercitate dai dodici pescatori di perle del G124. Perle di bellezza, nemmeno tanto nascoste, scovate nelle periferie urbane d'Italia.

I giovani borsisti, entrati quest'anno nel laboratorio di idee messo in piedi dal senatore a vita Renzo Piano, sono al lavoro da circa cinque mesi e la bellezza l'hanno trovata in luoghi fisici, ricchi di potenzialità, ma soprattutto nella comunità, nel terzo settore, nella solidarietà umana, nella voglia di riscatto e di cambiamento e nel forte attaccamento al territorio ben presente anche nei luoghi più fragili del nostro Paese. I dodici ragazzi stanno seminando scintille dall'azione propulsiva: inneschi potenzialmente in grado di accendere i motori del cambiamento in territori svantaggiati.

L'incontro a Genova con Renzo Piano

A Genova, lo scorso 2 agosto, i borsisti hanno incontrato Renzo Piano insieme ai loro tutor: i professori Bruno Messina della Scuola di Architettura di Siracusa dell'Università di Catania, Raffaella Neri del Politecnico di Milano, Edoardo Narne dell'Università di Padova e Pisana Posocco dell'Università Sapienza di Roma. Accolti alla Fondazione Renzo Piano, i giovani progettisti hanno mostrato al senatore i progressi del loro lavoro sulle periferie di Milano, Padova, Roma e Siracusa. Era presente Carlo Colloca, docente di analisi sociologica e metodi per la progettazione del territorio all'Università degli Studi di Catania, che aiuta i tre architetti di Siracusa a portare avanti il processo di partecipazione sul quale si è basata la progettazione degli interventi nel quartiere della Mazzarrona. Sono intervenuti Francesco Romeo, ingegnere e docente di Scienze delle costruzioni all'Università Sapienza e Arturo Lorenzoni, vicesindaco di Padova, con cui il gruppo del G124 sta dialogando per definire il progetto di rigenerazione di un'area nei pressi della stazione ferroviaria.

«Costruire è trasformare la materia inerte e se l'azione funziona, se migliora il nostro modo di convivere e stare insieme, allora è qualcosa di nobile. Questi progetti, anche se piccoli, sono la manifestazione della magia del costruire», ha affermato Piano dopo aver esaminato i lavori dei quattro gruppi, sottolineando come tutti riescano a mettere insieme «praticità, etica e poesia», generando una «contagiosa generosità». «Sul piano della sostanza, non posso che congratularmi con voi. Tutti i vostri progetti - ha affermato soddisfatto - hanno qualcosa di concreto, di etico e di poetico. La concretezza sta nelle soluzioni, nella capacità di assemblare i materiali; l'etica sta nella condivisione e nell'idea di migliorare il mondo goccia dopo goccia. È poesia la volontà di alleviare la situazione drammatica delle madri che in carcere ricevono i propri figli; c'è poesia nella minuscola "casa" tra gli alberi a Padova e nella periferia di Milano, in questa scuola che appare e sparisce in questa sorta di foresta vergine. C'è poesia nella scala a Siracusa, un oggetto che appare, così, all'improvviso».

Renzo Piano ringrazia i volontari: «Il mondo si cambia così, una cosa alla volta, una persona alla volta»

«Quando i progetti si fanno con la giusta volontà c'è una condivisione collettiva e anche l'entusiasmo diventa contagioso», ha sottolineato Piano commentando lo spirito di coesione e di solidarietà venutosi a creare a partire dai progetti dei quattro gruppi. I ragazzi del G124 hanno potuto contare, e faranno affidamento, su una generosa rete di volontari, di cui una cospicua rappresentanza si è recata a Genova, guadagnandosi il plauso di Piano. «Dietro questi progetti c'è l'idea bella di cambiare il mondo. Una cosa alla volta, una persona alla volta, il mondo si può cambiare», ha sottolineato il senatore subito prima di rivolgere un sentito grazie al gruppo G124 e ai volontari (oltre sessanta) che hanno riempito l'ampia sala riunioni della Fondazione.

foto Alessandro Lana © G124

I LUOGHI E I PROGETTI DEL G124 - 2019

Siracusa: terminata la prima micro-architettura con l'aiuto degli ex detenuti e avviato il processo di partecipazione

I tre borsisti che lavorano su Siracusa: Carmelo Antonuccio, Tommaso Bartoloni, Giuseppe Cultraro si sono concentrati sul quartiere della Mazzarrona, nella zona Nord della città. Un luogo degradato e privo di servizi, ma che gode di una condizione paesaggistica eccezionale. Caseggiati di edilizia popolare disegnano il territorio, costituito da un altopiano roccioso a picco sul mare. 

«Siamo partiti da un progetto generale, da una visione a lungo termine, i cui esiti si potranno vedere alla fine del G124», spiega Bruno Messina. «Poi - continua - abbiamo individuato dei micro-cantieri esemplificativi delle strategie di rigenerazione e delle potenzialità del luogo». Nella definizione delle strategie urbanistiche ha avuto un ruolo essenziale l'urbanista Vito Martelliano, docente all'Università di Catania.

Le prime micro-architetture sono state già realizzate con la collaborazione del laboratorio "Allestiamoci" coordinato dal professore Gianfranco Gianfriddo. Le parti di legno sono state dunque tagliate con le macchine a controllo numerico della Scuola di Architettura di Siracusa. La prima opera a vedere la luce è stata una scala di legno che va a stabilire una connessione necessaria tra la pista ciclabile, il quartiere e la linea di costa. E poi un sistema di sedute, «di cui abbiamo realizzato un prototipo», spiega Cultraro, sistemato in un punto strategico, dove si intravedono l'Etna e la costa ionica.

«La scala - continua il giovane architetto - è realizzata in legno (in multistrato marino nda), con un sistema di incastri e viti e un'armatura di acciaio ancorata alla scarpata». Grazie alla cooperativa sociale "Insieme", i ragazzi hanno coinvolto ex detenuti, che hanno costruito le micro-architetture con i borsisti, gli studenti e gli abitanti. «Dallo sforzo fisico condiviso è nato qualcosa di speciale», ha rimarcato Tommaso Bartoloni, offrendo a Piano uno spunto di riflessione. «Un cantiere - sottolinea Piano - è sempre un gesto di pace, che fa scattare l'orgoglio del costruire insieme. Se poi questo implica il lavoro delle mani, il sudore, allora scatta un meccanismo straordinario. Questa è la ragione sostanziale per la quale mi sono intestardito su questi micro-cantieri, su piccoli lavori che fanno scattare questi meccanismi».

Il costruire insieme non solo ha creato aspettative nella popolazione, ma anche un clima di condivisione, sentimenti di solidarietà e speranza. Soprattutto è servito a superare diffidenze e a creare coesione. «Questo lavoro ci ha dato l'opportunità di accreditarci ulteriormente nel quartiere», ha sottolineato Bartoloni. I ragazzi sono ora legittimati dalle persone a lavorare nel quartiere, grazie soprattutto ad un'azione di partecipazione coordinata da Carlo Colloca, sociologo urbano ed esperto di pratiche partecipative, che già ha lavorato con la squadra della prima edizione del G124, impegnata su Librino (Catania).

«Tra settembre e ottobre partiranno gli altri cantieri». A parlare è ancora Messina, e questi cantieri nascono direttamente dalle richieste della comunità, opportunamente ascoltata. «Abbiamo coinvolto la parrocchia di San Corrado, con il parroco che è presente sul luogo da 39 anni: è tra i testimoni privilegiati e icona del luogo. Attraverso il Consiglio pastorale e la Caritas abbiamo proceduto alla raccolta delle esigenze», racconta Carlo Colloca. Si è partiti dall'ascolto per una presa in carico delle necessità del quartiere. Un'azione fondamentale per poter operare: «Il rischio era quello di essere percepiti come neocolonialisti», afferma Colloca, e invece il gruppo ha conquistato «una legittimazione sociale», necessaria per innescare azioni e dialoghi.

Punto di partenza per il dialogo è rappresentato anche dalla sede dell'ex circoscrizione, sempre nel quartiere della Mazzarrona, che l'amministrazione comunale ha concesso al gruppo G124, dove, tra l'altro, c'è anche una biblioteca comunale. La stanza per il G124 ora è spoglia, ma l'obiettivo è renderla confortevole, adatta all'incontro con i cittadini e in futuro parte di un centro civico. «Vogliamo che diventi un luogo dove far nascere nuove azioni sulla Mazzarrona, che resti a disposizione dei cittadini», sottolinea Carmelo Antonuccio.

Gli altri progetti in programma, derivanti dalle necessità emerse nella fase di ascolto, sono la creazione di una tribuna per un campo da calcetto, una pensilina per la fermata dell'autobus, che sia accogliente, e la sistemazione di altri due campetti da calcio con tappeti di prato sintetico, che saranno offerti dall'Associazione Italiana Calciatori (AIC). «Nei primi giorni di settembre convocheremo nell'ex circoscrizione gli attori sociali ed economici, dai quali ci si aspetta professionalità e materiali per i progetti pensati», conclude Colloca. Contemporaneamente si lavora per far sì che maturi nella comunità una consapevolezza della bellezza presente nel quartiere, attraverso interventi che restituiscano servizi. Tra le azioni che vanno in questa direzione vi è il tentativo di coinvolgere l'Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) per portare il teatro in periferia, con spettacoli e una scuola di teatro. Il pensiero va verso il teatro dell'oppresso come mezzo di emancipazione dalle condizioni di marginalità.

A Padova prende forma l'idea di una casa tra gli alberi a servizio delle comunità

È terminata la sistemazione degli spazi della parrocchia di San Carlo Borromeo all'Arcella, diventati un importante centro vitale e di incontro grazie al progetto realizzato da Marco Lumini, Francesca Memo e Alberto Michielotto, coordinati da Edoardo Narne, e coadiuvati da una folta schiera di volontari, tra cui trenta studenti della Facoltà di Ingegneria Edile e Architettura di Padova (Iea Made). Dopo l'inaugurazione degli spazi avvenuta lo scorso 19 maggio (si veda l'articolo pubblicato su questo sito), i borsisti si sono concentrati sulla zona chiamata Borgomagno, scelta in dialogo con il Comune e dal valore strategico perché confinante con un comparto ex industriale che l'amministrazione vorrebbe trasformare in un hub per startup. Più nel dettaglio, i giovani progettisti si sono concentrati su un'area delimitata da un grande parcheggio multipiano, una rotatoria e dalla ferrovia che separa l'Arcella dal centro.

«Abbiamo fatto decantare il progetto della Parrocchia di San Carlo all'Arcella, che ha avuto una diffusione regionale, e abbiamo coinvolto l'amministrazione comunale nel secondo progetto», racconta Edoardo Narne. «Il 35 per cento della popolazione che vive all'Arcella è composta da stranieri», continua il professore. «I ragazzi hanno incontrato venti persone in rappresentanza delle associazioni, degli esercenti e delle famiglie del quartiere, che hanno fornito un patrimonio di idee da sviluppare». 

I tre borsisti, aiutati da Simone Pillittieri, consigliere comunale con delega all'Arcella, hanno individuato le persone da ascoltare. «Una volta che ci siamo avvicinati a Borgomagno avevamo l'esigenza di conoscere le persone per capire quale fosse la struttura umana del quartiere», riferisce Francesca Memo. Le interviste sono servite a far emergere le problematiche della zona e a raccogliere i desiderata della popolazione. Le domande hanno permesso di capire chi fossero le persone intervistate, di comprendere i rapporti tra le comunità presenti (marocchina, moldava, cinese, congolese, nigeriana, etc..) e di stimolare l'immaginazione: a ciascuno è stato chiesto cosa farebbe per migliorare l'Arcella disponendo di un budget illimitato. «Dai risultati delle interviste è emersa la volontà di avere spazi per il quartiere, sia aperti che chiusi, avendo come punto di partenza una piazza», sottolinea Alberto Michielotto.

«Ci siamo confrontati con il Comune e con l'ufficio tecnico per conformare il progetto ai parametri da rispettare e renderlo congruo dal punto di vista economico», ha precisato Narne. L'area di intervento, infatti, «è entrata nella disponibilità del comune due settimane fa» ha aggiunto il vicesindaco e il progetto sta avanzando in dialogo con l'amministrazione, che si è impegnata a finanziarlo. 

Il progetto del G124 prevede la creazione di un volume basso in cui sarà ospitato un bike center, come richiesto dal Comune, integrato da funzioni accessorie, ma importanti come una ciclo-officina. L'idea è di realizzare il nuovo volume con una struttura prefabbricata in acciaio. L'altro edificio, anch'esso di piccole dimensioni, si alza su pilastri, lasciando il piano terra libero e generando uno spazio pubblico protetto. Al di sopra i ragazzi hanno immaginato di realizzare una sala per le comunità. Dunque un luogo di incontro e di scambio. Tra i due volumi si apre una piazza, protetta dagli edifici e dal verde che funzionano come barriera anti-rumore rispetto alla vicina ferrovia e alla contigua strada a scorrimento veloce.

«Quell'area è importante che rappresenti un nodo di grande visibilità», ha specificato il vicesindaco, Lorenzoni. «L'intervento - ha precisato ancora - sarà finanziato con gli oneri di urbanizzazione derivanti da una importante operazione in corso a Padova». «Il costo presunto è di 600mila euro», ha aggiunto Edoardo Narne. «Sarà un intervento volto a rafforzare le relazioni con tutto il quartiere. Tra l'altro l'area gode di una buona visibilità, sia dal cavalcavia che dalla ferrovia», ha aggiunto Marco Lumini

«Sarà una casetta tra gli alberi e le persone vi si riconosceranno», ha commentato Renzo Piano suggerendo di dare colore al volume più alto.

Milano-Niguarda, l'ex scuola riparte dall'economia circolare

È il quartiere Niguarda, nella periferia Nord di Milano, il campo di azione di  Maria Giulia Atzeni, Alessia Cerri e Sara Sapone. Il gruppo coordinato da Raffaella Neri ha individuato aree bisognose di progettualità all'interno del quartiere, concentrandosi, al momento, su una ex scuola: un edificio in cemento e mattoni facciavista, dato in gestione ad associazioni socio-culturali che operano attivamente sul territorio. Gli spazi sono del Comune di Milano e sono animati dalla presenza di un centro di formazione professionale, da un centro di aggregazione multifunzionale, da una cooperativa sociale, dalla sede della compagnia teatrale Puntozero, presente da oltre 20 anni anche nel carcere di Beccaria.

Il progetto di risistemazione degli spazi ha potuto contare sulla partecipazione attiva del IX Municipio e di Deborah Giovanati, assessore del Municipio di zona 9, con delega all'educazione, istruzione, politiche sociali, salute e casa. «L'ex scuola contiene già delle associazioni, ma manca un'identità di luogo di aggregazione», ha spiegato Raffaella Neri. «Abbiamo organizzato - continua la professoressa - incontri con le associazioni e le cooperative che vi lavorano e ne abbiamo tratto punti di riferimento per la progettazione».

Conferire identità e carattere agli spazi comuni o comunque più pubblici e curare il giardino per farne un luogo vivo e di aggregazione, sono gli obiettivi cardine del progetto. «Interveniamo sulle aree più pubbliche per aprire l'edificio al quartiere e alla comunità», riferisce Alessia Cerri. «Per il nostro intervento abbiamo individuato spazi privilegiati che meglio possano dare risposta alle esigenze di progetto», ha rimarcato Maria Giulia Atzeni.

Il riciclo è l'anima del progetto. La sistemazione degli spazi potrà contare su tavole di legno inutilizzate, provenienti dal cantiere per l'ampliamento del campus di architettura del Politecnico di Milano. Inoltre saranno riutilizzati arredi e tendaggi che le progettiste hanno reperito in un deposito del Comune di Milano. «Abbiamo trovato tende e arredi molto belli in un deposito che nessuno conosceva», sottolinea Sara Sapone. Tutto servirà a realizzare una «casa di quartiere» e a dare nuova vita al grande giardino, oggi in disuso e abbandonato, che circonda l'ex scuola. Saranno le cooperative, le associazioni, gli abitanti e gli studenti del Politecnico ad offrire la manodopera necessaria per passare dal render al cantiere.

Si prevede di creare nuovi percorsi all'interno del giardino, in modo da migliorare le connessioni tra spazi aperti e tra questi e l'ex scuola. Lungo il muro di cinta saranno realizzati degli orti urbani caratterizzati da grandi "vasche" colorate in cui poter coltivare. È prevista un'area giochi e sono già pronti i progetti per una serie di arredi da giardino e per sistemi di ombreggiamento che possano invogliare alla sosta.

Per gli interni, si punta a caratterizzare l'ingresso sin dall'esterno, in modo da trasformare uno spazio anonimo in un'area attraente, che inviti ad entrare. La sala polifunzionale, attrezzata con un piccolo palco, potrà diventare uno spazio adatto per eventi ed esibizioni. L'ingresso sarà dotato di aree di sosta e di un punto informativo.

Il gruppo di lavoro milanese ha anche individuato altri spazi nel quartiere Niguarda in attesa di definizione, tra questi un grande prato subito a nord dell'ex scuola. E poi via Valfurva, una grande area di parcheggio priva di verde, occupata dalle vasche di decantazione del Seveso.

Pronto l'esecutivo per la «Casa dell'affettività» nel carcere di Rebibbia (Roma)

Martina Passeri, Tommaso Marenaci, Attilio Mazzetto, insieme alla professoressa Pisana Posocco, hanno raccontato i progressi del progetto per la realizzazione della «Casa dell'affettività» all'interno del carcere di Rebibbia, a Roma. Si tratta di un piccolo spazio abitativo, contenuto in 28 mq, dove le detenute potranno riunirsi con i propri familiari, beneficiando di un ambiente domestico, accogliente e rassicurante.

Il progetto, che ha raggiunto il livello di definizione di un esecutivo, è stato battezzato M.A.MA., acronimo di Modulo per l'affettività e la Maternità. Realizzati anche i calcoli strutturali del piccolo volume con tetto a falda che protegge una piccola loggia, grazie alla collaborazione di Francesco Romeo, ingegnere e docente di Scienze delle costruzioni all'Università Sapienza, e Maurizio Giodice, architetto, dottore e assegnista di ricerca dell'Ateneo romano. A rendere possibile il progetto è stato anche un dialogo proficuo con tutte le componenti e le articolazioni, centrali e territoriali, del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria partecipanti attivamente alla ideazione e concretizzazione dell'innovativa iniziativa, di grande interesse sociale, culturale e tecnico.

A realizzare il prototipo - a partire da settembre - sarà la falegnameria del carcere di Viterbo, che «produce arredi in serie per altre carceri e dove viene insegnato il mestiere ai carcerati», racconta Pisana Posocco. «Inoltre - continua - è stato nominato il Rup per gettare la platea su cui sarà montata la struttura» e «il ministero di Giustizia si è impegnato a finanziare il progetto».

Il piccolo modulo di legno di abete è pensato per essere autocostruito e verrà montato sul posto (in un'area verde all'interno del recinto carcerario), grazie ad un sistema di assemblaggio a secco. «Abbiamo realizzato anche un manuale per gli addetti alla costruzione, non trattandosi di manodopera specializzata», ha precisato Tommaso Marenaci. All'interno troveranno spazio un soggiorno, l'angolo cottura con la zona pranzo e un piccolo nucleo di servizio.

Molta attenzione è stata prestata alla definizione delle finiture esterne, in collaborazione con l'azienda Mapei, che dovranno proteggere il legno dagli agenti atmosferici. Una magnolia e un eucalipto, molto grandi e già presenti sul luogo di installazione, aiuteranno l'inserimento del prezioso oggetto all'interno del carcere.

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