È stato piantato a Padova il primo "seme" del lavoro di rigenerazione che fa capo al G124, il gruppo di lavoro del senatore Renzo Piano. Il terreno è quello della periferia della città. Domenica 19 maggio si è tenuta l'inaugurazione dei rinnovati spazi della parrocchia di San Carlo Borromeo all'Arcella, luoghi che i tre borsisti del G124: Marco Lumini, Francesca Memo e Alberto Michielotto, coordinati da Edoardo Narne, professore di progettazione architettonica all'Università di Padova, hanno trasformato armandosi di entusiasmo, di capacità di ascolto e di intermediazione, e, più nel concreto, di strumenti da falegname e qualche quintale di legno. Un lavoro reso possibile anche dalla generosa partecipazione di studenti e parrocchiani. E, se il "seme" ha messo radici, ora nuovi germogli nasceranno non lontano dalla chiesa, dove la squadra di Narne proverà a realizzare un nuovo progetto: un intervento ad alto tasso di rigenerazione, da mettere a punto in dialogo con l'amministrazione comunale, dimostratasi disponibile da subito alla collaborazione.

Nel centro parrocchiale, con mirati interventi, si è dato valore agli ambienti, ne è derivato un ingresso accogliente dove poter sostare: uno spazio ampio, allargato abbattendo un piccolo muro e nascondendo dietro ad una parete di legno impianti che prima erano a vista. E poi: una piccola galleria espositiva, un'emeroteca, una sala polivalente completamente riorganizzata grazie ad arredi definiti "magic box", ossia contenitori su ruote che nascondono sedie, tavoli e altre attrezzature, consentendo allo spazio di accogliere le più svariate funzioni. Accanto alla sala polifunzionale una corte interna ha preso vita grazie al colore. Una panca ricavata in una nicchia diventa, inoltre, un ulteriore luogo di sosta. Infine, il bar esistente ha subìto un restyling che lo armonizza con gli altri interventi, tutti portati avanti coinvolgendo e informando la comunità.

Poco è bastato per trasformare gli spazi in luoghi apprezzati da ogni generazione, vivi, frequentati nelle diverse ore della giornata, presidio di sicurezza in un quartiere dove servizi e commercio di vicinato sono merce rara. In quegli ambienti gli anziani si incontrano, i giovani studiano, i bambini giocano: il contatto multigenerazionale e la possibilità di relazione, in un quartiere in cui anche le piazze sono assenti, assumono un profondo valore sociale, con gli anziani, solo per fare un esempio, che aiutano i più piccoli nello studio. Solo a settembre l'Università di Padova, prendendo in fitto degli ambienti della parrocchia, ha aperto due aule-studio, e a marzo è iniziato il lavoro di restyling. Due azioni significative per la creazione di un necessario e apprezzato luogo di socialità.

Dalla parrocchia al bike center: punto di partenza l'ascolto di circa 20 etnie

Dalla parrocchia ad un'area urbana che oggi è nient'altro che uno spazio di risulta stretto tra un grande parcheggio multipiano, una rotatoria e la ferrovia che separa l'Arcella dal centro. È questa l'area su cui adesso si focalizza l'attenzione del gruppo padovano del G124. «Questo luogo diventerà la porta dell'Arcella», afferma Edoardo Narne, che racconta l'idea di realizzare un bike center e un'area attrezzata, che possano diventare un punto di incontro.

«Interverremo partendo dall'ascolto della comunità e delle venti etnie presenti in questo quartiere», anticipa Narne. Nei prossimi sei mesi di lavoro si vorrebbe arrivare ad un progetto definitivo o magari anche esecutivo.

L'area di lavoro, che fa parte di una zona chiamata Borgomagno, è stata scelta in dialogo con il Comune ed ha un valore strategico perché confinante con un comparto ex industriale che l'amministrazione vorrebbe trasformare in un hub per startup, una sorta di cittadella della conoscenza. Più in particolare Borgomagno, per chi proviene dal centro città, è la porta di accesso all'Arcella. Scendendo di scala, quella scelta per il lavoro del G124 «è una piccola area che sta entrando nella disponibilità del Comune in questo momento e che è vicino alla stazione ferroviaria. Può diventare una cerniera tra l'infrastruttura di trasporto ferroviario e il quartiere», ci racconta Arturo Lorenzoni, vicesindaco intervenuto all'inaugurazione degli spazi parrocchiali.

«Il contributo che sta dandoci il professor Narne con il suo gruppo - continua Lorenzoni - è proprio quello di immaginare degli spazi che diventino attrattivi come quelli in cui siamo ora (il vicesindaco fa riferimento agli spazi della parrocchia San Carlo nda), soprattutto attrattivi per i giovani. Allora, partiamo da alcuni particolari secondo quella logica cauta, ma costruttiva, che è stata utilizzata anche qui per poi aprire ad una progettualità ambiziosa anche, ma sempre progressiva». Il progetto su cui si concentrerà il G124 è considerato come una scintilla dalla quale far partire, dunque, un intervento di riqualificazione di un'area più vasta (coinvolgendo i privati), di proprietà in parte dei privati e in parte del Comune. Questa area vasta, come si diceva ex industriale, nei piani dell'amministrazione dovrebbe servire per attrarre le nuove imprese, ossia «le imprese dei giovani legate alla conoscenza, presenti a Padova ma oggi non molto visibili», ci dice Lorenzoni.

C'è la disponibilità del Comune a finanziare il progetto che verrà fuori dal lavoro dei ragazzi del G124? «Assolutamente sì», risponde il vicesindaco. «Anche perché - conclude - sono progetti non costosi, ma che partono dalla capacità di modificare l'ambiente, quindi hanno un rapporto costo-efficacia estremamente interessante».

L'inaugurazione degli spazi parrocchiali: la voce ai protagonisti

«La settimana prossima andremo a Roma, al Senato, per presentare questo progetto a Renzo Piano» ha affermato, durante l'inaugurazione degli spazi parrocchiali, Edoardo Narne che, oltre a guidare i borsisti di Padova, coordina il lavoro del G124 che quest'anno coinvolge - ha ricordato il professore - anche le Università di Catania con la Scuola di Architettura di Siracusa, il Politecnico di Milano e l'Università Sapienza di Roma (si veda l'articolo pubblicato lo scorso 2 aprile), con i rispettivi tutor: Bruno Messina, Raffaella Neri e Pisana Posocco.

All'inaugurazione era presente don Diego Cattelan, il parroco della chiesa di San Carlo Borromeo, che ha reso possibile l'operato dei borsisti del G124. «Inizialmente non sapevamo dove si sarebbe arrivati, ma ci siamo affidati», ha affermato don Diego che ha ringraziato la squadra del G124 a nome della comunità. Il sacerdote ha poi ricordato un punto del manifesto per l'Università approntato dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) e dalla Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), che ben riassume lo spirito dell'operazione di rigenerazione eseguita nella parrocchia. «Il fine - ha sottolineato, ricordando il manifesto - è umanizzare l'educazione, occorre promuovere processi formativi aperti e solidali, inclusivi e volti a promuovere i talenti individuali, estendendo il perimetro delle aule ad ogni angolo del vissuto sociale nel quale l'educazione può generare solidarietà, crescita, comunione».

Il vicesindaco Arturo Lorenzoni si è complimentato con il parroco «per aver incanalato le energie dei ragazzi in qualcosa di bello», sottolineando quanto i «cittadini si siano dimostrati capaci di rispondere agli stimoli». «Questo spazio - ha continuato - è cambiato certamente nei dettagli, ma ha cambiato anche il sentire delle persone». Simone Pillittieri, consigliere comunale con delega all'Arcella, ha ricordato che l'intervento del G124 si concentrerà ora su Borgomagno, dicendosi molto fiducioso sulla riuscita di questo secondo progetto.

A parlare per conto dei borsisti è stata Francesca Memo, che ha spiegato l'approccio seguito: «Inizialmente temevamo che il nostro lavoro non fosse compreso dalle persone della comunità, poi abbiamo interagito con loro con l'obiettivo di far apprezzare i progetti che poi abbiamo realizzato». «Vivere la parrocchia, capire il luogo e le persone che la frequentano è stato fondamentale» ha aggiunto Rodolfo Morandi, tesista seguito da Narne, che ha coordinato la squadra di trenta studenti della Facoltà di Ingegneria Edile e Architettura di Padova (Iea Made), coinvolta attivamente nella realizzazione del restyling. Un compito che Morandi ha portato avanti coadiuvato dagli altri testisti, Anastasia Venditto e Cecilia Spezzati. «Nella corte interna sulla cui pavimentazione sono stati realizzati spicchi di colore il lavoro non è finito: saranno realizzati dei disegni che funzioneranno come giochi all'aperto per i bambini» ha precisato ancora Francesca Memo.

«L'Università è anche questa: non solo aule ed esami, ma concretizzazione di queste iniziative» ha affermato Carlo Pellegrino, direttore del dipartimento Icea di cui Narne fa parte e che da tempo incoraggia azioni di auto-costruzione. «Questo progetto - ha continuato - è un beneficio per la comunità e per i ragazzi che con questa esperienza hanno avuto la possibilità di progettarli ma anche di riqualificarli realmente questi spazi, ora ravvivati e vissuti».

Infine Narne ha ricordato il lavoro di imprese locali che gratuitamente hanno offerto il loro aiuto (imprese Imprexa, Ramigni e Martini) e di altri progettisti, quali Silvia Pellizzari che ha gestito la parte logistica con la Fondazione Renzo Piano, Gianluca Salvemini che ha aiutato nella progettazione dei dettagli costruttivi, e Stefano Fauro, architetto delegato della parrocchia con cui i progettisti del G124 si sono interfacciati. Infine, ma non per importanza, Alessandra Biscaro, «dal cui incontro - provvidenziale - è nata l'idea di intervenire negli spazi di San Carlo».

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