In apertura Renzo e Milly Piano con il gruppo di lavoro G124, Giovanna Giusto (assistente senatore Piano) e Silvia Pellizzari (assistenza al coordinamento del lavoro dei gruppi), fotografia di © Alessandro Lana

«I problemi delle periferie non sono infiniti, sono in numero finito, basta occuparsene affrontandoli uno dopo l'altro». Ad affermarlo è Renzo Piano, ricordando anche che le «periferie, in cui vive l'80-90% della popolazione, sono le città del futuro». L'occasione per puntare i riflettori, ancora una volta, sui luoghi urbani e sugli spazi aperti bisognosi di attenzione, è una riunione un po' speciale del G124, il gruppo di lavoro, creato dall'architetto e senatore a vita, che impegna giovani progettisti in piccole trasformazioni di luoghi marginali delle nostre città.

La riunione si è tenuta lo scorso 18 ottobre, nella splendida sala Zuccari a Palazzo Giustiniani, a Roma. Lo stesso Palazzo dove il senatore Piano ha il suo ufficio, che appunto dà il nome al programma G124 (Giustiniani, primo piano, stanza 24). I giovani borsisti, sostenuti da Piano con il suo stipendio da senatore a vita, hanno descritto i lavori, ormai conclusi nelle periferie di Modena, Padova e Palermo, affiancati dai professori universitari che li hanno guidati.

«Sono piccole cose, scintille, frammenti, briciole», ha tenuto a precisare l'architetto genovese, ma che «contengono valori universali, valori del vivere civile». «Sono lavori modesti nelle dimensioni, ma non nelle ambizioni». «Le periferie - ha proseguito - sono sempre luoghi vilipesi, sempre affiancate da aggettivi denigratori: brutte, lontane, ma c'è tanta energia». Ed è proprio su quell'energia che i giovani borsisti hanno potuto contare: prima hanno identificano quella giusta, poi l'hanno incoraggiata e incanalata affinché i piccoli progetti potessero trasformarsi in realtà e si creasse quell'affezione che, una volta chiusi i cantieri, rendesse i luoghi vivi, generando al contempo coesione nella comunità.

Roma, il gruppo del G124 che ha lavorato su Modena, Padova e Palermo, insieme a Renzo e Milly Piano, Giovanna Giusto e Silvia Pellizzari, fotografia di © Alessandro Lana

Nell'ultimo anno e mezzo i progetti si sono concentrati su spazi aperti di tre città: in particolare su due parchi urbani, uno a Modena (quartiere Crocetta) e l'altro a Padova (Guizza), e su un vuoto irrisolto del quartiere Zen 2 a Palermo.

Modena: arte, architettura e partecipazione per il Parco XXII Aprile

«Per l'Università di Bologna è molto importante essere qui, questa è stata un'occasione che ci ha permesso di uscire dagli spazi accademici per incontrare le persone», ha esordito Matteo Agnoletto, docente di composizione architettonica presso il dipartimento di Architettura dell'Università di Bologna, che ha coordinato i quattro borsisti: Alessia Copelli, Martina Corradini, Stefano Davolio e Leo Piraccini.

Il lavoro si è concentrato sul Parco XXII Aprile, nel quartiere Crocetta. «È un parco dei popoli, frequentato da ben 14 etnie», ha sottolineato il professore. «È stata una sfida inedita per modalità e risultato ottenuto», ha aggiunto. Il progetto ha messo insieme arte e architettura, sostenitori privati e pubblici, associazioni e portatori di interesse, in un percorso di progettazione dal basso. Un intervento che ha previsto la piantumazione di 100 nuovi alberi e la costruzione di un padiglione multifunzionale, battezzato il «Riparo», «uno spazio aperto ma coperto, che verrà utilizzato per eventi, sagre, per lezioni all'aperto e anche per servire pasti ai bisognosi. È fatto di legno di abete con rivestimento in larice e giunzioni in acciaio zincato. Tutta la parte impiantistica e le connessioni sono celate nell'architettura dall'alto valore estetico. Come arredo, ci sono due panche, su una sarà montato il quadro elettrico», ha spiegato Alessia Copelli. L'illuminazione crepuscolare lo trasforma in una lanterna nel parco.

Modena, quartiere Crocetta, Parco dei Salici, in alto il padiglione, in basso Renzo e Milly Piano in visita al cantiere, sullo sfondo Hora

Poi c'è il «Convivio», un lungo tavolo in legno, lungo 12 metri, posizionato sotto le nuove alberature, intorno al quale far sedere le diverse etnie. Un tavolo, dunque, dell'integrazione.

Infine, una profonda riflessione sul dialogo che può essere costruito tra architettura, natura e arte, che ha coinvolto la Tresoldi Academy di Edoardo Tresoldi, che, a partire da un workshop, ha prodotto «Hora», un'installazione site specific realizzata con la rete metallica cara all'artista. La vegetazione è libera di invaderla, in autunno le foglie la ricopriranno (il processo è già iniziato), così la struttura, che rappresenta un portale, muterà con le stagioni e con il variare della luce. Una struttura al contempo trasparente, che tende a confondersi nel contesto. L'opera «intercetta la fenomenologia del luogo, come il cambiamento delle stagioni», ha spiegato Edoardo Tresoldi intervenuto durante la riunione. Il portale diventa anche panchina e celebra dunque lo spirito del luogo, aderendo all'ambizione del G124: disseminare bellezza nelle periferie.

Per spiegare l'evoluzione del progetto e il processo su cui esso si è basato, Matteo Agnoletto ha fatto ricorso all'immagine dell'alveare: pian piano alle api al lavoro se ne aggiungono altre per costruire l'opera; allo stesso modo, a Modena, i giovani borsisti hanno funzionato da captatori di buone energie e allora gli attori chiamati in causa si sono moltiplicati. Anche in questo caso «sono centinaia le persone coinvolte» per la definizione e realizzazione del progetto, riferisce ancora il professore.

Modena, quartiere Crocetta, Parco dei Salici, il padiglione in un gioco di ombre e riflessioni

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Il G124 di Renzo Piano approda al Cersaie con una mostra e un convegno: un viaggio tra le città italiane

Padova, radura, bosco urbano e padiglione nel Parco dei Salici

Debora Formentin, Maria Francesca Lui, Rodolfo Morandi e Marco Pittarella, guidati da Edoardo Narne, professore di progettazione architettonica all'Università di Padova, hanno ridisegnato il cuore del Parco dei Salici nel quartiere Guizza. «Lo abbiamo individuato da subito come luogo in cui sognare un progetto con la gente», ha spiegato Edoardo Narne. «Guizza - ha ricordato - deriva dal longobardo e significa bosco: il destino era già nel nome, difatti siamo entrati in questo quartiere con l'idea della riforestazione».

«Si è trattato di un percorso fatto non solo di progetti, ma soprattutto di azioni, di ascolto dei luoghi e delle singole persone al fine di carpire non solo i loro bisogni, ma anche i loro sogni e aspirazioni». «Solo a partire dai sogni potevamo immaginare un progetto che andasse oltre il contingente», riferisce ancora Narne. «Il progetto ha preso forma grazie all'inventiva, all'altruismo e alla gioia dei giovani borsisti», arrivando alla costruzione di una nuova identità per il parco.

Più nel concreto, il G124 a Padova ha realizzato una radura nel parco, una geometria ellittica disegnata grazie alla piantumazione di 167 nuovi alberi (aceri campestri, frassini e carpini bianchi) e che costituisce anche un tributo a Prato della Valle, la grande piazza verde della città veneta. In uno dei due fuochi dell'ellisse è stato posizionato un padiglione in legno lamellare di abete, una micro-architettura leggera, in dialogo con la natura.

Padova, quartiere Guizza, in alto il padiglione nel Parco dei Salici, in basso alcuni dei 167 alberi e i relativi tutori-seduta. Fotografie di © Alessandro Lana

Il progetto ha trovato partner indispensabili per la realizzazione e l'attivazione dei rinnovati luoghi, primi tra tutti il Comune e in particolare nell'assessore al Verde, Chiara Gallani, che ha suggerito l'area in cui intervenire, e il presidente della consulta di quartiere, Dario Da Re. Gli attori del territorio, tra cui le associazioni e la consulta, sono stati coinvolti anche per costruire un calendario di attività per far sì che i nuovi luoghi venissero vissuti e amati, entrando nei rituali quotidiani della comunità.

Il progetto ha coinvolto cittadini, associazioni e la vicina scuola sin dalle prime fasi. In tempi di lockdown la comunità, inoltre, è stata interpellata grazie anche ad un questionario costruito ad hoc. «Abbiamo dovuto trovare metodi alternativi di dialogo, ma abbiamo ricevuto ben 571 risposte dal questionario», racconta Rodolfo Morandi. «La relazione con le associazioni - prosegue Morandi - si è rivelata fondamentale per lo sviluppo del progetto e la sua vita futura».

Inoltre, attraverso una campagna di crowdfunding, gli abitanti hanno adottato un albero e il relativo tutore che è utilizzabile anche come seduta, diventandone i custodi. Ciascun cittadino, adottando l'albero, ha realizzato anche il tutore-seduta, affiancato da volontari dello Iea Made, ossia studenti della facoltà di Ingegneria Edile - Architettura dell'Università di Padova. Il disegno dei tutori si ispira alla poltrona Willow (salice in inglese), progettata nel 1904 - per il locale «Willow Tea Room» di Glasgow - dal maestro Charles Rennie Mackintosh.

Padova, quartiere Guizza, dettaglio del padiglione nel Parco dei Salici

La partecipazione e il coinvolgimento delle persone «hanno generato affezione nei confronti del progetto», ha sottolineato Rodolfo Morandi. I bambini della scuola che affaccia sul parco hanno fatto lezione tra gli alberi (la maestra Antonella era presente al Senato). Il progetto è stato completato con un impianto di illuminazione per le ore serali, con un nuovo cancello di ingresso al parco che, oltre a dare protezione, conferisce riconoscibilità al luogo. Infine un'area per il gioco, già «molto vissuta dai bambini e dalle famiglie», assicura Morandi. «Un lavoro di squadra straordinario», lo ha definito l'assessora al verde Chiara Gallani, intervenuta a Palazzo Giustiniani.

IL PROGETTO IN DETTAGLIO*
Padova, il G124 regala una nuova identità al Parco cittadino a colpi di idee e solidarietà

A Palermo (Zen 2) un'ex discarica diventa una piazza alberata

A Palermo gli architetti del G124: Antonino Alessio, Flavia Oliveri, Angela Valenti e Marina Viola, coordinati da Andrea Sciascia, docente di composizione architettonica e urbana presso l'Università di Palermo, grazie al fattivo contributo dell'amministrazione comunale, hanno trasformato in una piazza alberata un vuoto urbano irrisolto, un'area di 77 metri per nove perpendicolare alla circonvallazione, precedentemente usata come discarica.

«È vero, si tratta di gocce, ma queste hanno coinvolto centinaia di persone», ha sottolineato Andrea Sciascia. Di fatto il progetto, sin dal principio, è stato basato sull'ascolto della comunità, delle associazioni e delle scuole del quartiere.

L'amministrazione comunale ha subito sposato il progetto, grazie anche all'entusiasmo e all'interesse dimostrato dal vicesindaco ed ex senatore, Fabio Giambrone che, intervenuto all'incontro a Palazzo Giustiniani, ha ribadito (lo aveva già affermato in un'intervista a professionearchitetto) la volontà dell'amministrazione di replicare l'esperienza di rigenerazione in altre aree. Il Comune ha finanziato i lavori e li ha realizzati mettendo a disposizione il suo Coime, il Centro operativo interventi di manutenzione edile, una struttura dotata di un apparato di tecnici, funzionari architetti e ingegneri, geometri e maestranze, che permette all'amministrazione di realizzare, in economia, interventi come quello della nuova piazza allo Zen 2.

Palermo, Zen 2, in alto la piazza alberata durante gli ultimi giorni di cantiere, al centro una foto dal drone, in basso dettagli delle sedute. Fotografie di © Alessandro Lana

«Il progetto è come un albero che ha messo radici: gli abitanti già sentano questa piazza alberata come un soggiorno, uno spazio delle loro abitazioni», ha riferito ancora il professore. I vuoti delle periferie, ossia quelle aree che hanno un certo «grado di incompletezza, poca definizione», dobbiamo guardarli come un'opportunità, ha sottolineato Sciascia.

Fitta la trama di relazioni intessute sia durante la fase di ascolto che in quella di esecuzione del progetto. «Abbiamo ascoltato la voce anche dei giovani a cui volevamo donare questo luogo», racconta Flavia Oliveri che si sofferma sui punti chiave del progetto. Tra questi vi è la previsione di una nuova pavimentazione che, grazie ad un disegno speciale dirami strisce di colore celeste-grigio (lo stesso usato per la piazza) nel quartiere, esprimendo in segni la volontà che l'intervento di rigenerazione possa ora propagarsi oltre i limiti della piazza stessa. E poi «30 nuovi alberi: 28 pepe rosa del brasile e due falso pepe». Infine i dettagli della piazza: le sedute cilindriche e lineari realizzate sul perimetro, i giochi per bambini, l'illuminazione che rende vivibile l'invaso anche di notte, e una pavimentazione speciale realizzata con cemento permeabile.

IL PROGETTO IN DETTAGLIO*
Si accende una scintilla allo Zen 2: il G124 di Renzo Piano consegna una piazza alberata alla comunità