Era il 10 settembre del 1972, e nell'alta Val Spruggio, a seguito della ristrutturazione della malga Spruggio alta, prese forma il Rifugio Tonini, dedicato alla memoria dell'ingegnere, pittore e noto alpinista Giovanni Tonini. Il piccolo bivacco venne affidato alla custodia delle Sezione SAT di Pinè, divenendo ben presto un punto di riferimento strategico per gli alpinisti, fino al 2016, quando un violento incendio lo distrusse, eliminandone le tracce.

A dieci anni da quel rovinoso evento, grazie a un concorso di progettazione bandito lo scorso anno, il Rifugio Tonini tornerà a nuova vita con un nuovo volume - in armonia con il delicato contesto paesaggistico - firmato dallo studio vicentino RigonSimonetti e dallo studio veronese di Filippo Brutto.

A sintetizzare le ragioni della scelta del progetto vincitore è il presidente della giuria1, Franco Tagliabue: "La qualità media delle proposte era molto elevata, e questo ha reso il lavoro della giuria lungo e articolato. Il progetto vincitore si distingue per l'equilibrio tra tradizione e contemporaneità, per il rapporto misurato con il paesaggio e per la capacità di reinterpretare in chiave attuale la tipologia del rifugio alpino. È un edificio sobrio e accogliente, costruito con i materiali della tradizione - pietra e legno - e al tempo stesso tecnicamente adeguato e pronto a essere realizzato in un contesto difficile come quello del Tonini. Il valore combinato di questi elementi ha fatto emergere la proposta come la più completa e convincente".

Partendo dalle tracce lasciate dal vecchio rifugio, tra i prati da pascolo e i boschi, la nuova struttura, nella sua totale semplicità e sobrietà, instaura una relazione visiva con le valenze paesaggistiche, riacquistando il ruolo conquistato negli anni '70.

"Il progetto - spiega infatti l'architetto Francesco Rigon - nasce da una riflessione profonda sul rapporto tra architettura e paesaggio, tra tradizione alpina e linguaggio contemporaneo, tra memoria del luogo e nuove esigenze funzionali. L'approccio progettuale è guidato da valori quali sobrietà, rispetto del contesto, misura e qualità, elementi centrali della migliore architettura d'alta quota".

Per il presidente SAT, Cristian Ferrari, "Oggi, la ricostruzione del Rifugio Tonini compie un passo decisivo, e lo fa attraverso uno strumento, il concorso di progettazione, che per la SAT non è solo una procedura tecnica, ma una scelta culturale - ha affermato - Dopo il Pedrotti e il Graffer continuiamo su questa strada perché crediamo che il confronto tra idee, esperienze e professionalità diverse sia il modo migliore per ottenere qualità architettonica, partecipazione e trasparenza. È un metodo che apre prospettive, valorizza il territorio e restituisce alla comunità progetti solidi, condivisi e all'altezza dei luoghi in cui sorgeranno".

Tutti i progetti sono esposti in una mostra allestita alla Casa della Sat, in via Manci 57 a Trento fino al 17 aprile.
L'esposizione ripercorre la storia del rifugio e l'iter che, insieme al Comune di Baselga di Pinè e con la collaborazione dell'Ordine degli architetti e dell'Ordine degli ingegneri, ha portato nel gennaio 2026 alla presentazione degli esiti del concorso di progettazione.

La giuria era composta da: Alessio Trentini, commissario rappresentante per SAT; dall'architetto Andrea Piccioni, in rappresentanza della Provincia autonoma di Trento; dall'architetto Giuseppe Zeni, per il Comune di Baselga di Piné; dal professor architetto Franco Tagliabue, designato dall'Ordine degli Architetti della provincia di Trento e successivamente nominato presidente della giuria; e dall'ingegner Claudio Sartori, in rappresentanza dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Trento.

Il progetto vincitore

STUDIO RIGONSIMONETTI: Arch. Francesco Rigon  • Arch. Margherita Simonetti • Arch. Filippo Brutto  • Ing. Federico Saccarola • Per. Ind. Andrea Giangiulio • Arch. Claretta Mazzonetto 

Il progetto del nuovo rifugio parte dalle tracce dell'edificio preesistente, che ne guidano forma, proporzioni e materiali.

La nuova costruzione si colloca quasi nello stesso punto, con un leggero cambio di orientamento per stabilire un parallelismo con la malga Spruggio a monte, mettendo a sistema i due edifici facendoli emergere nel paesaggio come fossero parte di un'unica struttura composta da due corpi di fabbrica analoghi.

Ne deriva un progetto che recupera il carattere semplice e discreto che storicamente apparteneva al rifugio Tonini, evitando gesti architettonici appariscenti. Il progetto, infatti, dà forma a un'architettura sobria, radicata nel contesto montano, in continuità con le costruzioni tradizionali d'alpeggio, scegliendo come principi guida la memoria del luogo, la qualità architettonica e la sostenibilità e il rispetto per la montagna.

Il concept progettuale ruota infatti attorno a un'idea di montagna autentica, lontana dalla spettacolarizzazione, più orientata alla linea di regionalismo critico con un linguaggio misurato e legato al contesto. Qui il visitatore è invitato a vivere un'esperienza nel paesaggio e con il paesaggio, educandolo a uno sguardo più attento e contemplativo.

Ad esempio, le piccole finestre delle camere, concepite come "occhi" che si aprono sulla valle, trasformano il gesto dell'affacciarsi in un momento significativo. Allo stesso modo, le aperture al piano terra sono filtrate da elementi in legno che regolano il rapporto visivo con l'esterno.

Pur offrendo ampie viste sull'altopiano di Pinè, l'edificio mantiene all'esterno un aspetto coerente con l'architettura rurale alpina, evitando i caratteri tipici delle strutture turistiche contemporanee.    

Gli altri 4 progetti finalisti

2° classificato

→ Arch. Alvise Rittà-Ziliotto (Capogruppo) · Arch. Elisa Monaci  · Ing. Alberto Perli  · Ing. Federico Rampazzo  · Arch. Aljosa Marcovic 

Immaginato come una struttura allungata, come un' "arca" inserita nel paesaggio, la struttura è pensata per accogliere usi diversi che si presenteranno nel corso del tempo. 

La forma - ispirata a strutture semplici e funzionali come stalle e malghe - richiama elementi del passato, come camini e sistemi legati alla vita montana, che si estendono anche nel territorio circostante, paragonando l'architettura a una sorta di organismo essenziale, privo di parti superflue, ma ancora capace di funzionare e interagire con l'ambiente. 

In quest'ottica, il rifugio diventa un presidio immerso nella natura, simile a una presenza attiva nel paesaggio che considera la montagna come un possibile laboratorio del futuro, dove sperimentare nuovi rapporti tra uomo e ambiente. Non più luogo solo tradizionale o turistico, dunque, ma spazio di ricerca e innovazione che rifiuta categoricamente l'idea del rifugio come struttura di lusso o spettacolo, privilegiando invece un approccio più essenziale e dinamico. 

3° classificato

Arch. Andrea Castellani (Capogruppo) · Ing. Paolo De Beni · Ing. Fabrizio Palmitesta · Ing. Francesco Gori · Arch. Pedro Maria Canelas Simoes Ribeiro · Ing. Sveva Brignani

Il progetto nasce dall'idea di creare un rifugio semplice, accogliente e ben inserito nel paesaggio alpino, pensato come un luogo che conserva la memoria di chi lo ha vissuto nel tempo.

Partendo dalle tracce della ferita del 2016, infatti, la nuova struttura cerca di unire passato e futuro, senza cancellare la storia del luogo. Per questo la scelta ricade sulla rimozione delle strutture non più sicure, recuperando però i materiali ancora utilizzabili. Le pietre del vecchio rifugio diventano così una risorsa per la nuova costruzione, riutilizzando questi elementi per creare parti fondamentali dell'edificio, come la scala o il camino. 

La nuova struttura in legno appoggia dunque su queste basi solide, definendo l'aspetto del nuovo rifugio, leggero e contemporaneo, in contrasto ma anche in dialogo con la pietra.

L'intero processo diventa così un modo per costruire guardando avanti, senza perdere il legame con il passato.

4° classificato

→ Arch. Riccardo Pedrazzoli · Bonvecchio (Capogruppo) · Ing. Daniele Veber · Ing. Roberto Recla · Arch. Francesca Lavarini 

Ispirandosi alla Malga Spruggio e alle architetture tradizionali locali, il progetto ne reinterpreta forme e materiali in chiave contemporanea, non con l'obiettivo di imitare il passato, ma usandolo come base per un edificio pensato per esigenze moderne.

La distribuzione degli spazi nasce da questo equilibrio tra tradizione e innovazione, anche accettando qualche compromesso nella funzionalità. Le camere, ad esempio, seppur piccole, cercano qualità nello spazio; un lungo corridoio attraversa l'edificio e rende chiara l'organizzazione interna, mentre la scala, affacciata verso l'esterno, porta luce e apertura. Questo aiuta a rendere gli ambienti meno chiusi e più vivibili.

Nelle stanze, il tetto inclinato crea maggiore altezza e respiro, compensando le dimensioni ridotte. I letti a castello diventano così piccoli spazi personali più articolati, con l'idea di fondo di privilegiare l'atmosfera e l'esperienza rispetto al massimo comfort. 

5° classificato

→ Arch. Alessandra Fasanaro OD'A OFFICINA D'ARCHITETTURA SRL (Capogruppo) · Arch. Giovanni Aurino OD'A ·  Arch. Francesca Tufano OD'A · Ing. Raffaele De Rosa · Arch. Luigi Ruggiero 

Qui il progetto del nuovo rifugio nasce dall'idea di unire memoria e innovazione, mantenendo il legame con il passato ma rispondendo alle esigenze contemporanee.

L'edificio, infatti, immaginato come pensato per inserirsi in modo armonioso nel paesaggio dolomitico, offrendo allo stesso tempo comfort e sicurezza, attraverso tre principi: integrazione con l'ambiente, funzionalità e attenzione alla sostenibilità.

Ispirandosi all'archetipo della capanna - simbolo essenziale dell'abitare - che rappresenta sia il desiderio di esplorare sia quello di trovare riparo, il rifugio mostra una forma semplice dominata da una grande falda inclinata. La copertura non è solo un tetto, ma un elemento attivo: protegge, raccoglie acqua, sfrutta luce e aria, adattandosi alle condizioni naturali. L'edificio si comporta quindi come una struttura che dialoga con il clima e il paesaggio. Da lontano appare discreto e quasi nascosto, mentre da vicino rivela richiami alla tradizione locale. L'uso di materiali naturali e tecniche moderne, infatti, crea un equilibrio tra passato e presente, dando vita a un'architettura essenziale e rispettosa del contesto.

Nel suo disegno, il rifugio diventa così un punto di riferimento culturale, capace di promuovere un rapporto più consapevole con la montagna

Tutti i risultati → sat.tn.it

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