Ascoltando la comunità, ricercando attori da coinvolgere e finanziamenti per concretizzare il difficile passaggio dalla carta al cantiere, grazie anche alla generosità di un cittadino, prende forma a Padova uno dei sogni di Renzo Piano: realizzare un laboratorio di quartiere che funzioni da punto di innesco per attivare processi di rigenerazione urbana dal basso.

Il laboratorio - fortemente voluto anche dalla rettrice dell'Università degli studi di Padova, Daniela Mapelli - sarà un centro di eccellenza sulle città del futuro

A fare da tramite tra il sogno e la realtà è il gruppo del G124 di Padova, che - nel quartiere popoloso e multietnico dell'Arcella - sta realizzando il laboratorio. Terminata la demolizione della preesistenza - la sede di un'azienda meccanica con annessa residenza - sono già stati gettati i micropali di fondazione e si procede con la costruzione della nuova architettura, secondo il progetto elaborato su un'idea di Renzo Piano sviluppata dal coordinatore Edoardo Narne e dai borsisiti remunerati dal senatore a vita e selezionati per far parte del gruppo impegnato sul rammendo delle periferie.

Ne fanno parte Francesco Guzzo, Giovanni Ieva, Marco Lumini e Elia Peroni che lavorano sotto la guida di Edoardo Narne, professore dell'Università di Padova e coordinatore del gruppo G124, di Maurizio Milan, titolare dello studio Buro Milan. Sono stati coinvolti nel progetto Aniello Camarca, ingegnere e progettista degli impianti e Gianluca Salvemini, architetto e direttore operativo del cantiere.La scelta del luogo ha preso impulso dall'azione di un cittadino, Mino Bedeschi, che ha donato all'Università un edificio poi demolito per far spazio alla nuova costruzione.

«Per me si realizza un sogno che ho da 40 anni: un laboratorio di quartiere dove fare "rammendo" e formare architetti "condotti"», ha affermato Renzo Piano in una delle riunioni con i giovani borsisti.

Il metodo

Il metodo è quello del G124: i gruppi di giovani si impegnano in azioni di ricucitura fisica, ma anche sociale, di luoghi marginali delle nostre città, concentrando le loro azioni per realizzare progetti replicabili, tutti portatori di valori universali, come espressamente richiesto dall'architetto genovese.

Si lavora coinvolgendo le comunità con azioni che puntualmente funzionano da collante tra amministrazioni, imprenditori, cittadini e terzo settore, che collaborano e investono per la buona riuscita del progetto.

Il laboratorio punto di partenza per interventi dal basso

Il laboratorio di quartiere - oltre a riqualificare un'area oggi in disuso - sarà un luogo di relazione, di progettazione condivisa, dove la comunità sarà coinvolta in processi partecipati. Un luogo di cultura - dove convogliare diversi saperi - e del fare, capace di innescare processi di trasformazione dal basso.

«Il laboratorio sarà in continuità con tutte le attività svolte da Renzo Piano col G124 negli ultimi dodici anni. Non cambia il registro: seguiremo la strada già tracciata lavorando con le persone, per le persone e per i luoghi, ipotizzando in questa prima fase di elaborare dei progetti per la nostra regione, sempre portatori di valori universali e trasferibili in altri contesti. Con le prime attività si faranno crescere altri giovani che lavoreranno secondo il metodo collaudato del G124», spiega Edoardo Narne coordinatore del G124 da sette anni. 

«Il laboratorio - prosegue il professore - porterà giovani ed eccellenze a vivere questo luogo, con dottorati o borse di ricerca, perché il tema è sì la progettazione per il Veneto, ma lo faremo in una prospettiva nazionale con l'intento di esportare modelli, declinandoli anche in ambito europeo, se non mondiale. Il tema è la città del futuro e le periferie sono al centro: non dimentichiamo che saranno i luoghi dove vivrà l'80% della popolazione mondiale. Lavoreremo con le comunità e questo ci farà tenere il polso delle esigenze della società. Il bello di essere all'Arcella è anche questo: ci sono 24 nazionalità diverse, sei credi differenti: avere uno spaccato di mondo intorno è un gran vantaggio. L'Arcella è il posto giusto».

Il laboratorio sarà consegnato all'università con il vincolo di farne un luogo di eccellenza e di ricerca sulle città del futuro. «E- conclude Edoardo Narne - l'eccellenza non è solo nella dimensione teorica, ma anche in quella fisica del lavorare costruendo prototipi e sperimentando. In questo luogo di eccellenza cercheremo di attrarre le più interessanti figure che trattano oggi i temi delle periferie».

L'associazione Amici dell'Università, presieduta da Anna Soatto, che funziona da collante tra il mondo economico e produttivo e l'Università degli Studi di Padova, ha acquisito il bene e ne sta accompagnando la progettualità. Metà del budget (circa due milioni di euro) è messa a disposizione della Fondazione Cariparo.

L'architettura

Il nuovo edificio (con volume inferiore di circa il 40% rispetto al preesistente) sarà su due livelli fuori terra. Sarà un fabbricato trasparente, energeticamente efficiente, caratterizzato da due facciate in vetro e acciaio schermate da tendaggi avvolgibili per ridurre l'irraggiamento solare, che di notte sarà illuminato come una lanterna.

Dalla hall a doppia altezza si snoderanno i percorsi verso gli ambienti del primo e secondo livello. Il piano terra - dedicato alle attività collettive - ospiterà tre sale di diverse dimensioni per workshop, incontri ed esposizioni; il primo piano, invece, includerà spazi direzionali e la zona foresteria.

Un edificio energeticamente efficiente, a saldo positivo

L'edificio sarà classificato Nzeb. «Dal punto di vista energetico abbiamo una copertura fotovoltaica per soddisfare il fabbisogno energetico dell'edificio e all'esterno delle sonde geotermiche che utilizziamo sia per il riscaldamento che per il raffrescamento», racconta Marco Lumini. Sarà impiegato un impianto con otto sonde capaci di recuperare energia geotermica a cento metri di profondità. Grazie anche ad impianti ad alta efficienza, dal punto di vista energetico, la nuova architettura sarà a saldo positivo.

«L'edificio - prosegue Lumini - ha una struttura mista con fondazioni su micropali, un telaio in carpenteria metallica e solai in Xlam. Un aspetto interessante, richiesto da Piano, consiste nell'avere una pianta libera. I solai, difatti, poggiano sulle due facciate lunghe. È una complicazione non da poco perché ha comportato lo studio di una struttura che si adattasse a questa particolarità. Abbiamo ottenuto una pianta libera con solo tre elementi fissi: il locale tecnico, i servizi igienici e il vano scala, al fine di raggiungere la massima flessibilità nel tempo». 

Anche la copertura "volante" sui cui sarà alloggiato il fotovoltaico è in acciaio e avrà anche una funzione ombreggiante.

Il ruolo del verde

Riportare il verde nel quartiere è un altro obiettivo.

La riduzione di volume rispetto alla preesistenza consentirà di inserire una piccola collina verde che salirà verso il muro di recinzione, sulla quale saranno piantati nuovi alberi che si aggiungeranno alla magnolia già presente sul lato ovest. L'edificio con le sue trasparenze costruirà una relazione visiva col verde, reso visibile dal fronte strada. 

I sostenitori del progetto: Fondazione CaRiPaRo, Bedeschi Mino, Cortellazzo Antonio, Associazione Amici dell'Università di Padova, Ruffato Mario srl, Barzon Dainese Impianti srl, Modefin srl, Alma PD srl, Acciaierie Venete spa, Hiref spa, Ottagono AD Dal Pozzo, Bertani Legno, Edoardo Narne, Idea Cinquanta srl, Gradiente sgr srl.

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