Entriamo nel vivo del secondo segmento di viaggio, l'ultimo in Europa, prima che Isabel e Filippo attraversino l'oceano per andare alla scoperta del continente nordamericano.
In questo blocco, hanno incontrato sei città molto diverse - per storia, scala, identità - che, osservate una dopo l'altra, costruiscono quasi involontariamente un racconto sull'evoluzione della forma urbana e sul modo in cui le città cambiano, si stratificano e si rigenerano: Atene, la polis antica e la sua reinterpretazione contemporanea; Istanbul, la città stratificata e la cerniera geografica e culturale; Lisbona, Bilbao e Santander, le città della rigenerazione vicino all'acqua; Londra, la metropoli industriale e finanziaria in continua evoluzione.
Ma cosa racconta oggi una città attraverso le sue architetture?
E, soprattutto, cosa succede alla sua immagine quando un nuovo edificio interviene su una storia già scritta?
Un tema più di altri sembra emergere con evidenza, facendo da filo rosso a molte delle opere che i ragazzi hanno conosciuto in questa parte di itinerario: quello della rigenerazione e il suo impatto in termini di trasformazioni urbane.
Anche la maggior parte delle realizzazioni del RPBW, ad esempio, vanno in questa stessa direzione, confermando il ruolo dell'architettura come strumento chiave per contribuire a modificare aree abbandonate o sottoutilizzate in nuovi poli di attrazione sociale.
Partite con noi!
Renzo Piano World Tour 2026 • Europa
GRECIA: Atene + Komotini, il confronto con l'origine
Ad Atene il confronto è inevitabilmente con l'origine. La città contemporanea cresce all'ombra dell'Acropoli e misura ogni nuovo intervento con un patrimonio storico che non è semplice sfondo, ma presenza ancora attiva (ne è un esempio il Museo dell'Acropoli di TSCHUMI capace di instaurare una relazione di profonda integrazione col non facile contesto).
"L'Acropoli" scrivono nel loro diario di viaggio "è forse il monumento più iconico della Grecia. Visibile da ogni punto della città, si erge come un dente sopra un abitato che è di un unico colore: il bianco. La salita verso la collina non è un'impresa da poco, e nemmeno le temperature torride. Tuttavia, il Partenone e i templi circostanti sono semplicemente meravigliosi; in quel momento ci è tornata in mente una frase di Frank Lloyd Wright: «Se gli antichi Greci avessero avuto acciaio e vetro, oggi non dovremmo più pensare né costruire nulla».

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
Hanno meno a che fare con l'heritage ma più col tema delle trasformazioni urbane altre due delle architetture viste in Grecia. A Kallithea, 4 km a sud del centro di Atene, il Centro Culturale Stavros Niarchos, l'importante progetto educativo, aperto nel 2016, che comprende la Biblioteca Nazionale e l'Opera Nazionale Greca, immerse in un parco paesaggistico di 170 mila metri quadrati. Realizzato da RPBW su un'area precedentemente adibita a parcheggio dopo i Giochi Olimpici del 2004, il progetto, ha ripristinato i collegamenti del sito con la città e il mare, che erano andati perduti.
Isabel e Filippo raccontano "siamo risaliti dal parco lungo un pendio dolce che permette di scorgere l'edificio man mano che ci si avvicina alla sommità — o meglio, alla punta dell'iceberg della struttura, dato che la maggior parte di essa si trovava in realtà sotto i nostri piedi, al di sotto del parco. In cima, la copertura offre un riparo dal sole e dai 33 gradi di Atene, regalando al contempo una vista sul mare. Poi siamo scesi in ascensore e abbiamo scoperto la vera natura dell'edificio: diversi piani, enormi spazi aperti, vetrate ovunque... e all'improvviso, ecco una folla di persone: in biblioteca, sulla terrazza e al bar."

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
Poco più a nord, dopo una giornata di viaggio (da Atene ad Alexandroupolis su un aereo di piccole dimensioni, seguito da un breve tragitto in auto) Isabel e Filippo giungono poi a Komotini, "una città dalle molteplici stratificazioni, dove comunità, culture e religioni diverse convivono da generazioni."
Sono qui per visitare il cantiere del nuovo SFN General Hospital, uno dei tre ospedali che lo studio RPBW sta realizzando in Grecia, complesso che sposta invece l'attenzione su un'altra forma di trasformazione: sostituire il vecchio ospedale con un'infrastruttura sanitaria immersa in un parco di 70mila mq, un edificio di tre piani fuori terra, più un piano interrato tecnico, pensato a scala più domestica e costruito intorno al rapporto tra cura, natura e sostenibilità (come la copertura costituita da pannelli fotovoltaici, con una capacità di generazione di energia rinnovabile pari a 1,6 MW).
"Abbiamo visitato gli spazi del futuro ospedale - i reparti di emergenza, le sale operatorie, le stanze dei pazienti - scoprendo un edificio dalla struttura molto chiara, dove gli assi e i cortili permettevano di orientarsi facilmente in ogni momento. La vista e la tipologia delle finestre facevano dimenticare di trovarsi in un ospedale, conferendo all'ambiente una dimensione umana e domestica. Dalla piazza centrale, la struttura appariva come un piccolo borgo; le finestre e il legno dei piani superiori trasmettevano un senso di accoglienza. Il team ci ha spiegato che il concept si ispirava a una barca che galleggia sul mare: la barca era rappresentata dai volumi delle stanze con la facciata in legno, mentre il mare era evocato dalla trasparenza del piano terra."

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
TURCHIA: Istanbul, la città cerniera
Poi una breve tappa a Istanbul, città cerniera. Europa e Asia, terra e acqua, Oriente e Occidente: qui la stratificazione è una condizione geografica, oltre che economica e culturale, da secoli.
L' ex magazzino doganale oggi museo Istanbul Modern ad esempio - la prima realizzazione di Renzo Piano Building Workshop in Turchia - si inserisce in un progetto di rigenerazione più ampio, che riguarda il quartiere Galataport, uno dei più antichi della città, un tempo zona industriale e portuale e i suoi 1,5 chilometri di waterfront sul Bosforo, trasformandolo in un nuovo polo culturale aperto verso città e mare.
L'Istanbul Modern risponde all'acqua, al vento e alla luce, rendendoli parte integrante del progetto architettonico. Il museo infatti, inaugurato nel 2023, si trova in una posizione cardine, tra il Parco Tophane, il Corno d'Oro e il lungomare, fungendo sia da cerniera tra la città vecchia e la nuova area commerciale, sia da catalizzatore per il rinnovamento di una zona storicamente industriale relegata ai margini della vita cittadina fino a pochi decenni fa.
"Antonis ci ha messo in contatto con Merve, un'architetta di origine turca che ha lavorato presso lo studio RPBW al progetto dell'Istanbul Modern. È stato un vero dono ascoltare tutto ciò che aveva da raccontarci sul progetto e sulla sua esperienza nello studio - sia a Parigi che a Genova - e, soprattutto, scoprire Istanbul attraverso i suoi occhi. [..]"

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
PORTOGALLO: Lisbona, la riconquista dell'acqua
A Lisbona la rigenerazione sembra assumere la forma di una riconquista: dello spazio pubblico, delle aree produttive dismesse e, soprattutto, del rapporto con il Tago. Una città costruita sull'acqua che negli ultimi decenni ha progressivamente trasformato il proprio waterfront in un laboratorio urbano, dove patrimonio industriale e architettura contemporanea convivono senza necessariamente cercare una sintesi. Il viaggio di Isabel e Filippo comincia però lontano dal fiume, nei giardini della Fondazione Calouste Gulbenkian. Un'oasi nel tessuto compatto della città che per Isabel rappresenta anche un ritorno personale, dopo i sei mesi trascorsi qui a studiare il complesso modernista degli anni Sessanta.
Oggi alla stratificazione originaria si aggiunge l'intervento di Kengo Kuma sul Centro de Arte Moderna: la grande pensilina dell'"Engawa" costruisce uno spazio intermedio tra edificio e giardino, mentre il progetto paesaggistico di Vladimir Djurovic estende il verde verso sud e rafforza la relazione del complesso con la città. Un indizio di come Lisbona sembri affidare la propria trasformazione non tanto al gesto isolato, quanto alla capacità dell'architettura di ricostruire relazioni.

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
È il principio che torna, a una scala completamente diversa, nel Prata Housing Complex di RPBW, costruito sull'ex area industriale di Braço de Prata. Qui il passato produttivo non viene cancellato: la fitta griglia sulla quale erano organizzati gli edifici della fabbrica diventa la matrice del nuovo quartiere residenziale.
"La riqualificazione di un'area industriale e il suo nuovo collegamento con il fiume hanno trasformato questa zona di Lisbona in un nuovo polo culturale. La facciata in ceramica riflette la luce solare, creando riflessi argentei che richiamano il fiume Tago."

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
Seguendo proprio il Tago verso Belém, il tema diventa ancora più evidente. Il MAAT (Museo di Arte, Architettura e Tecnologia) mette letteralmente a confronto due epoche della città: da una parte la Central Tejo, centrale termoelettrica del 1908 trasformata in spazio museale; dall'altra il nuovo volume progettato da AL_A di Amanda Levete, inaugurato nel 2016. Linee sinuose e un design parametrico, uno spazio interno continuo e fluido, l'edificio non si limita ad affacciarsi sull'acqua ma diventa esso stesso paesaggio e spazio pubblico, permettendo di camminare sopra, sotto e attraverso l'architettura. La memoria dell'infrastruttura energetica e il nuovo museo finiscono così per raccontare, fianco a fianco, due momenti della stessa città.
Poco distante, un paio di edifici dal sapore dichiaratamente brutalista: il Museu Nacional dos Coches del brasiliano Paulo Mendes da Rocha (Premio Pritzker 2006) con MMBB e Bak Gordon Arquitectos, che sposta nuovamente il ragionamento dall'oggetto architettonico alla scala urbana. I suoi grandi volumi sospesi e il suolo lasciato permeabile costruiscono infatti qualcosa che assomiglia più a un'infrastruttura urbana collettiva che a un museo tradizionale: passaggi, porticati e una piazza accessibile restituiscono alla città uno spazio che continua a vivere anche oltre la funzione espositiva. È forse questa la chiave con cui leggere anche la Sede centrale di EDP (Energia de Portugal), progettata invece da Elemental, lo studio cileno diretto da Alejandro Aravena, Gonzalo Arteaga, Juan Cerda, Víctor Oddó e Diego Torres, un progetto emblematico che che torna a misurarsi con il waterfront non soltanto attraverso la propria immagine monumentale, ma interrogandosi su clima, relazione con il contesto e spazi di lavoro basati su un concetto di "funzionalismo umanistico".

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
SPAGNA: Santander, rigenerare per sottrazione + Bilbao, oltre l'icona
A Santander la rigenerazione procede quasi per sottrazione. Prima ancora di costruire il Centro Botín, RPBW è infatti intervenuto su ciò che gli sta intorno: la strada che separava i Jardines de Pereda dal mare viene interrata, il parco ampliato e prolungato fino alla baia. L'architettura arriva dopo, o meglio si solleva: i due volumi arrotondati del centro culturale poggiano su esili sostegni lasciando libero il piano terra e permettendo allo sguardo di continuare a muoversi dalla città verso l'acqua. Migliaia di piccoli dischi ceramici madreperlati ne rivestono le superfici curve, catturando la luce e restituendo i riflessi mutevoli del mare sotto il cielo spesso grigio di Santander. Più che un oggetto appoggiato sul waterfront, il Centro Botín diventa così un dispositivo attraverso cui guardarlo.
Il Centro Botín è un edificio che invita a essere scoperto e interpretato. A seconda della posizione e della distanza da cui lo si osserva, la percezione sia delle sue dimensioni che della sua forma cambia radicalmente. Da ciascuno dei quattro lati appare una forma diversa; da lontano, l'edificio non sembra particolarmente grande, ma ai suoi piedi le dimensioni appaiono ben più imponenti. Una volta entrati, la percezione muta nuovamente, restituendo una scala più umana e raccolta. Gli scorci e le prospettive sembrano trasformarsi man mano che ci si muove al suo interno, sia affacciandosi dalla piattaforma a sbalzo - simile a un trampolino - sia dalla terrazza in copertura. Gli interni sono caratterizzati da un linguaggio limpido e trasparente, offrendo costantemente viste che spaziano, da un lato, verso la baia, dall'altro, verso il giardino e la città di Santander."

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
Poco più di cento chilometri separano Santander da Bilbao, ma il cambio di scala è radicale. Se il Centro Botín ricuce un punto preciso della città, Bilbao porta il tema della rigenerazione all'intero organismo urbano. È qui che, nel 1997, l'apertura del Guggenheim Museum di Frank Gehry ha dato origine a una delle formule più fortunate del dibattito architettonico degli ultimi decenni: il "Bilbao Effect", l'idea, cioè, che un edificio iconico, disegnato da un rinomato architetto internazionale per un gigante dell'arte, possa trasformare l'immagine e persino il destino economico di una città intera. Prima del 1997 Bilbao era infatti una cittadina portuale e industriale in crisi, segnata dal declino di cantieristica navale, siderurgia ed estrazione mineraria. Poi arrivò il Guggenheim, e con esso una proiezione internazionale che nessuno - nemmeno i suoi promotori - aveva davvero previsto, sotto nessun punto di vista.
A quasi trent'anni esatti dalla sua inaugurazione, però, il viaggio di Isabel e Filippo offre l'occasione per guardare oltre il gesto scultoreo in titanio di Gehry.
"Arrotolare, increspare, piegare, curvare, torcere, fluire, incurvare, sollevare, sospendere, distendere, circondare, avvolgere, intrecciare, espandere...Il Guggenheim di Frank Gehry e l'opera di Richard Serra sembrano fatti l'uno per l'altra: non solo la galleria dedicata alle sculture di Serra, ma l'intero edificio, fluido, con pareti curve e percorsi sinuosi su diversi livelli."
Ma è fuori dal museo che c'è forse la lezione più interessante di Bilbao. Il vero "effetto" non è l'edificio in sé, quanto la capacità di farlo diventare parte di una trasformazione collettiva: restituire il fiume alla città, riconvertire suoli industriali, investire nelle infrastrutture e utilizzare l'architettura come uno degli strumenti attraverso cui costruire una nuova identità urbana. Ridurre la rinascita di Bilbao al Guggenheim significa, però, raccontarne soltanto la parte più spettacolare. Il museo di Gehry non fu un episodio isolato, bensì il capitolo più straordinario di un piano strategico di rigenerazione urbana concepito su scala molto più ampia - il progetto Bilbao Ría 2000, che negli stessi anni portava la metro di Norman Foster, l'aeroporto e la passerella Zubizuri di Calatrava, il Palazzo Euskalduna, e più avanti il recupero dell'ex mercato del vino firmato Philippe Starck.

Foto di Isabel e Filippo © RPWT2026
Da qui, Isabel e Filippo ripartono verso nord: si cambia finalmente temperatura.
Prossima tappa: Londra.
GRAN BRETAGNA: Londra, la città ponte verso il Nord America
Infine, Londra. La città industriale diventata capitale finanziaria globale porta il viaggio di Isabel e Filippo definitivamente dentro la metropoli contemporanea: una città che continua a reinventarsi per sostituzioni, densificazioni e sovrapposizioni, dove lo Shard di RPBW è ormai parte di uno skyline in perenne trasformazione.
Ma Il tempo a disposizione è pochissimo, giusto quello di una breve visita, poi dritti in aeroporto, direzione New York, la metropoli della "bigness" per eccellenza, pronti per la seconda parte di questo incredibile viaggio.
RENZO PIANO WORLD TOUR 2026
Il RPWT è un progetto promosso da Fondazione Renzo Piano con Fundación Botín, in collaborazione con ProViaggiArchitettura e professionearchitetto.it
IL VIAGGIO PROSEGUE...
segui il racconto
su instagram → rpwt_40days
su facebook → rpwt40days
PARIGI › GINEVRA › LOSANNA › BERNA › BASILEA › WEIL AM RHEIN › ZURIGO › ATENE › KOMOTINI › ISTANBUL › LISBONA › BILBAO › LONDRA › NEW YORK › BALTIMORA › BOSTON › EXETER › TORONTO › CHICAGO › DES MOINES › DALLAS › FORT WORTH › MILANO › GENOVA

© RIPRODUZIONE RISERVATA
pubblicato il:




