Milano, colore e strutture leggere per ridare vita a una piazza degradata. È il forte impatto visivo ad avere la meglio!

l'isola fucsia di Gabriele Berti, Domenico Fogaroli, Margherita Gavazzi ed Elisa Perego

È composto da 4 giovani progettisti il team vincitore del concorso Ritrovo la mia piazza, indetto la scorsa estate dall’Associazione Architetti Rotariani per Milano Città Metropolitana, nata nel 2014 con la finalità di promuovere la riqualificazione di alcune piazze milanesi mettendo a punto nuove metodologie di progettazione degli spazi collettivi.

Il gruppo, composto da Gabriele Berti, Domenico Fogaroli, Margherita Gavazzi ed Elisa Perego ha convinto la giuria con una proposta d’impatto in linea con quanto richiesto dal bando, ovvero il recupero dell’identità del luogo in maniera sostenibile finalizzato ad ospitare eventi temporanei per favorire momenti di aggregazione e fruibilità dello spazio pubblico nell’ottica di una migliore qualità urbana.

“Nel complesso siamo molto soddisfatti di questa esperienza” – ha dichiarato Ludovica Volonté (membro dell’Associazione) – “l’auspicio adesso è che il Comune, in un prossimo futuro, valuti di realizzare uno o più progetti scaturiti dal nostro concorso, affinché questa iniziativa si concretizzi in soluzioni utili alla collettività”.

Vista da va dei Transiti

Il progetto 

Sulla base dell’individuazione delle potenzialità inespresse di via dei Transiti, (parte di un’area milanese fortemente urbanizzata adiacente alla fermata Pasteur della metropolitana), il progetto fonda le sue radici nella volontà di eliminare il degrado attraverso una riqualificazione etico-sociale: il nuovo disegno della piazza richiama infatti gli aspetti culturali e l’identità del quartiere e della sua direttrice – Viale Monza – caratterizzata morfologicamente da una lunga prospettiva, importanti alberature e piazze circolari.

La strategia progettuale prende vita dai principi di leggerezza, velocità esecutiva, economicità e il recupero di elementi storici, come nel caso dei padiglioni e dei totem che rimandano al modello dell’edicola Radetzsky o del rondò di Loreto, giocando sulla sospensione di un’ampia copertura su un elemento minore. Questi ultimi, oltre a potenziare le relazioni visive tra la piazza e gli snodi principali, divengono così un punto di riferimento per il flusso pedonale derivante dalla fermata della metro, fonte di ombreggiamento e riparo. Inoltre, la presenza di un misuratore di polveri sottili e di un sistema di raccolta delle acque piovane, destinate al sistema di alberature e alla caffetteria, conferisce loro anche valore di sostenibilità.

L’impatto visivo, ottenuto mediante l’utilizzo del colore fucsia acceso permette così la lettura della piazza come fosse un’isola, divenendo attrattiva e suscitando senso di appartenenza al luogo grazie all’idea di “palco ombreggiato” dalle alberature, adatto ad ospitare mercati, cinema all’aperto e occasioni di aggregazione di vario genere. 

Vista da viale Monza

di Elisa Scapicchio

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