Modelli unici: siglato l'accordo in Conferenza unificata, i Comuni obbligati a pubblicarli entro il 30 giugno

Siglato l'accordo tra Governo, Regioni e enti locali sull'adozione dei moduli unificati per l'edilizia e le attività commerciali, che vengono adeguati alla Riforma Madia. Per gli enti: obbligo di pubblicazione e divieto di richiesta di documentazione aggiuntiva rispetto a quella indicata nella modulistica.

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È stato siglato ieri in Conferenza unificata l'accordo tra Governo, Regioni e enti locali sull'adozione dei moduli unificati per la presentazione di segnalazioni, comunicazioni e istanze nei settori dell'edilizia e delle attività commerciali, che vengono adeguati alla Riforma Madia, e più in particolare al decreti "Scia unica" (DLgs 126 del 2016) e "Scia 2" (DLgs 222 del 2016). I Comuni sono obbligati - entro il 30 giugno - ad adottare e a pubblicare sui loro siti istituzionali i modelli scaturiti dall'accordo. Le Regioni potranno adattarli alla specificità delle proprie leggi entro il 20 giugno 2017.

I modelli unificati per l'edilizia oggetto dell'accordo sono quelli per la presentazione della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), della Cila (Comunicazione inizio lavori asseverata) e per l'agibilità.

Poi ci sono i modelli per l'apertura di attività commerciali. «Nella modulistica commerciale - afferma il ministro Marianna Madia - il linguaggio è stato semplificato, utilizzando il più possibile termini di uso comune, più comprensibili per chi deve compilare e firmare le dichiarazioni. Così, ad esempio, quello che prima era "un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande" è diventato, semplicemente, un bar o un ristorante».

Moduli unificati per l'edilizia: una riforma che parte nel 2014

Già a giugno 2014 fu siglato l'accordo tra Governo, Regioni ed enti locali in Conferenza unificata che portò all'approvazione dei moduli unificati per la presentazione della Scia e del permesso di costruire.

A dicembre 2014 furono poi adottati i modelli unici per la Comunicazione di inizio lavori (Cil) e per la Comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila). «Tutte le Regioni a statuto ordinario hanno adottato la nuova modulistica», riporta il quarto rapporto di monitoraggio dell'Agenda per la semplificazione 2015-17 del ministero per la Semplificazione.

A luglio 2015 è toccato al modulo per la Dia alternativa al permesso di costruire e a luglio 2016 era stata completata la predisposizione degli schemi di modulistica per la fine dei lavori e per l'agibilità, in vista dell'approvazione definitiva del decreto Scia 2.

Intanto, secondo l'indagine svolta dal ministero della Semplificazione e dall'Istat, la nuova modulistica è stata adottata da oltre il 70 per cento dei Comuni. È questo il dato riferito sempre dal monitoraggio - aggiornato al 30 novembre 2016 - dell'Agenda della Semplificazione.

Con i decreti Scia unica e Scia 2 la modulistica ha necessitato di revisioni

Con la pubblicazione dei decreti Scia unica e Scia 2 si è resa necessaria una revisione della modulistica standardizzata già adottata. Così, si arriva all'accordo siglato in Conferenza unificata ieri, con il quale si applica quanto in particolare aveva sancito il decreto cosiddetto "Scia unica".

Il DLgs 126 del 2016 stabiliva infatti la predisposizione della nuova modulistica unica per le attività produttive e per l'edilizia, da adottare con accordi in sede di Conferenza unificata. Seguiranno anche i moduli delle amministrazioni statali, ma questi devono essere adottati con decreti dei ministeri competenti, di concerto con il ministro delegato per la semplificazione, sentita la Conferenza unificata.

Una volta pubblicata la nuova modulistica sarà vietato richiedere documentazione aggiuntiva

Una volta adottata la nuova modulistica e pubblicata sui siti delle amministrazioni locali, le disposizioni previste dal decreto Scia unica inizieranno ad avere forza. Da quel momento è vietata la richiesta di informazioni e di documenti diversi o aggiuntivi rispetto a quelli indicati nella modulistica unica standardizzata. Il decreto Scia unica, inoltre, ribadisce il divieto di richiedere documenti o informazioni in possesso dell'amministrazione stessa o di altre pubbliche amministrazioni (art. 2, comma 4, Dlgs. n. 126 del 2016).

Ma soprattutto, arrivano le sanzioni per i responsabili della Pa: la richiesta d'integrazioni documentali non dovute costituisce illecito disciplinare punibile con la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da tre giorni a sei mesi (art. 2 comma, D.lgs. n. 126 del 2016).

Cosa accade se il Comune non pubblica i modelli unici

Se un ente locale non dovesse provvedere a pubblicare i modelli unici sul proprio sito istituzionale, le Regioni - anche su segnalazione del singolo cittadino - assegnano all'ente un termine per provvedere all'adempimento. Scaduto il termine, la Regione provvede in via sostitutiva. E se anche la Regione dovesse non attivarsi, allora si muoverà il ministero competente e il presidente del Consiglio dei ministri.

Mariagrazia Barletta

 

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