Concorso ex priorato di Saint-Bénin ad Aosta: vince lo studio Caveja con Mare Architetti

Il progetto per la trasformazione dello storico complesso in convitto punta sulla valorizzazione della relazione edificio-città

pubblicato il: - di Mariagrazia Barletta

Prima prestigioso polo educativo, poi occupato dalle truppe napoleoniche e infine sede di un istituto tecnico per geometri, il complesso monumentale dell'ex priorato di Saint-Bénin ad Aosta, le cui origini risalgono all'XI secolo, si appresta ad ospitare giovani studenti e ad essere valorizzato attraverso un rinnovato e più diretto rapporto di scambio e di relazione con la città. 

È proprio su questo tentativo di osmosi che punta il progetto che si è aggiudicato il concorso per il restauro e la rifunzionalizzazione dell'ex priorato, vinto dagli studi Caveja Architetti di Forlì (Alessandro Pretolani e Filippo Pambianco) e Mare Architetti (Francesco Mariani e Giada Elleri) di Santarcangelo di Romagna (Rimini). L'obiettivo del concorso è far rivivere l'ex priorato come ampliamento del vicino convitto Chabod. Con il restauro del Saint-Bénin saranno ampliati sia la capacità ricettiva che i sevizi ludici, educativi e ricreativi dell'attuale convitto.

La competizione, bandita dalla regione Valle d'Aosta, si inserisce nel piano per il rafforzamento dei servizi per gli studenti delle scuole valdostane di ogni ordine e grado.

Il Saint-Bénin al centro delle dinamiche culturali e sociali

Il progetto punta a riposizionare il Saint-Bénin al centro delle dinamiche culturali e sociali di Aosta. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, i vincitori si sono interrogati sulla modalità con cui l'ex priorato potesse manifestarsi alla città. L'ingresso storico monumentale, realizzato nel Settecento per rivelare il prestigio dell'istituzione nel frattempo diventata Collegio reale, viene riaperto con l'obiettivo di generare una connessione diretta sia visiva che fisica tra la città e gli spazi della corte interna del Saint-Bénin.

A giovare del recupero è l'intero distretto urbano (interno alle mura romane), di cui fanno parte un centro espositivo allestito nella chiesa annessa all'ex priorato, due scuole secondarie e il convitto regionale Federico Chabod.

L'intento alla base della riqualificazione è di chiarire le relazioni volumetriche e spaziali che caratterizzavano gli edifici originari del Saint-Bénin, composti dall'ex priorato e dalla chiesa. «Il progetto - spiegano i vincitori - è legato a doppio filo a questo concetto e di conseguenza la scelta di come distribuire gli spazi al piano terra della manica nord-sud diviene un tema non tanto funzionale, quanto architettonico. Come sappiamo dalle fonti storiche il complesso nasce, dal punto di vista tipologico, come un edificio a stecca, che nel corso del tempo è stato integrato da elementi che non ne hanno modificato radicalmente la tipologia originaria. Per non precludere la lettura del prospetto originale si è quindi ritenuto di non procedere con delle aggiunte esterne. Abbiamo optato, invece, per la realizzazione al piano terra di una distribuzione interna che riprende il concetto distributivo del primo piano senza intaccare le volte e la qualità spaziale degli ambienti».

«Seguendo lo stesso ragionamento - continuano gli architetti - si è scelto di liberare la facciata dell' ex chiesa e di valorizzare l'antico sagrato tramite uno spazio d'ingresso con esposizione all'aperto fruibile da tutta la cittadinanza, in diretto contatto con Via Festaz tramite il portale monumentale».

La corte verde per il gioco e lo sport

Il Saint-Bénin conserva una corte verde su cui gli edifici che vi affacciano (le due scuole, il polo museale ed il convitto) appaiono come un insieme di «retri». «In questo contesto - aggiungono i vincitori - si inserisce la volontà di "ripulire" il luogo dalle superfetazioni, al fine di recuperare, per quanto possibile, una spazialità originaria e chiarire le relazioni volumetriche e gerarchiche esistenti tra gli edifici che insistono sull'isolato urbano, garantendo al contempo nuove funzioni a servizio del convitto e del centro espositivo. La corte vuole essere uno spazio verde di gioco per i ragazzi, contiene un'area recintata per praticare sport e un padiglione polifunzionale progettato per essere una struttura leggera e reversibile».

L'ampliamento «a ponte» per collegare l'ex priorato con il convitto Chabod

Per rispondere alla richiesta della committenza di progettare un collegamento interno tra l'ex priorato e il vicino convitto Chabod, i vincitori optano per un ampliamento «a ponte» la cui sagoma riprende il profilo del Saint-Bénin. Il sistema di esodo diventa occasione di espressività e di riqualificazione dello spazio esterno tramite il nuovo volume delle scale antincendio e il rivestimento delle scale esistenti.

Per tutti gli elementi volumetrici inseriti e per il portale settecentesco riaperto si è scelto di utilizzare un rivestimento metallico di tonalità champagne con una tessitura studiata ad hoc. Il disegno delle lamiere si lascia ispirare dall'iconografia tradizionale dell'intaglio del legno.

«Il tema ricorrente nella tradizione locale del "fiore a sei petali" - concludono i progettisti - viene riletto in chiave contemporanea e riproposto come motivo geometrico per i rivestimenti lignei interni e nella tessitura delle lamiere metalliche, questo permette di conferire una dichiarata riconoscibilità ai nuovi interventi».

CREDITI DEL PROGETTO
Cavejastudio Architetti
Alessandro Pretolani, Filippo Pambianco
Adele Ricci, Elisa Vavuliotis
MARE Architetti
Francesco Mariani, Giada Elleri