Othmar Barth - maestro dell'architettura in calcestruzzo (materia che riusciva ad armonizzare con la bellezza della natura) - resta un riferimento importante per lo sviluppo del linguaggio contemporaneo in Alto Adige. E lo è a maggior ragione se si tratta di intervenire su un suo edificio.
Parte proprio dalla comprensione e dallo studio attento dell'opera di Barth, il progetto per l'ampliamento della scuola Fallmerayer di Bressanone, nato dalla collaborazione di Andrea Arcese e Leonardo Botti, entrambi romani (classe 1995), con Commisura, un giovane studio di Milano composto da Lorenzo De Pascale e Loris Perillo. Al gruppo di architettura si affiancano: Alessandro Svaldi (strutture, antincendio e sicurezza) e Andrea Zanetti (impianti), entrambi della società Unitec Group di Trento.
Il team si è aggiudicato il primo posto al concorso di progettazione indetto dalla provincia autonoma di Bolzano. L'obiettivo: realizzare sei nuove classi ampliando l'architettura inaugurata nel 1975, ma poi oggetto di ulteriori aggiunte.
«Il nostro progetto nasce da uno studio attento dell'opera di Barth, e dalla volontà di sfruttare l'occasione dell'ampliamento per ridefinire un rapporto organico dell'edificio con il paesaggio. Il nuovo tetto, diversamente dagli ampliamenti mimetici degli anni 90, corona e completa l'edificio con un linguaggio autonomo rispetto alla scuola esistente, memore di alcune opere precedenti dell'architetto. Tuttavia non ragiona sull'oggetto ma sull'articolazione dello spazio interno e sulla relazione complessiva dell'edificio con il paesaggio della valle», spiega Andrea Arcese.

L'intervento ambisce ad essere chiaro e coerente: non si limita ad aggiungere superficie ma cerca di chiarire le gerarchie spaziali e di restituire unità all'esistente. l'addizione definisce il limite superiore dell'edificio, cercando un nuovo equilibrio tra base e coronamento e trasformando le stratificazioni (le demolizioni sono ridotte allo stretto necessario) in un insieme coerente.
L'ampliamento è concepito come un nuovo tessuto connettivo che ristabilisce i rapporti tra il perimetro e gli spazi distributivi e di aggregazione, tra l'architettura e il paesaggio. Sono due gli elementi principali del progetto: il primo, denominato "plateau" dai progettisti, interseca i volumi di Barth introducendo al primo livello due aule, ampie terrazze verdi e ampliando il sistema distributivo al secondo piano; il secondo è il tetto, che protegge altre quattro aule dell'ampliamento, articolando i rapporti trasversali tra interno ed esterno e funzionando come dispositivo di controllo della luce.

L'interno di una nuova aula
L'ampliamento genera una connessione longitudinale continua tra i piani. Le due aule al primo livello sostituiscono la veranda; al secondo le quattro aule riconnettono un corpo isolato esistente, ristabilendo la continuità dell'impianto. In quest'area è inserito un nuovo nucleo di servizi in continuità con i piani inferiori.
«L'impianto complessivo ricompone il rapporto tra pieni e vuoti, restituendo centralità allo spazio distributivo e recuperando la progressione spaziale in coerenza con la filosofia di Barth», spiegano i progettisti. «Le due aggiunte - proseguono - determinano ad est delle profonde zone d'ombra che, oltre a proteggere climaticamente lo spazio interno, ripristinano la preminenza visuale del centro dell'edificio in relazione con la montagna. L'architettura riacquista così una figura chiara nel paesaggio».
È il vuoto a strutturare il progetto. L'ampliamento, infatti, costruisce una progressiva apertura verso l'alto che culmina con la galleria dell'ultimo piano. Il tetto organizza uno spazio centrale continuo e permeabile. «Le nuove aule - spiegano sempre i progettisti - si dispongono lungo questo sistema come ambienti regolari e flessibili, direttamente connessi agli spazi comuni e agli affacci esterni. Non si introducono spazi residuali, ma si completa una sequenza coerente».
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Il prospetto, in rosso i volumi aggiunti
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Le terrazze sono in larga parte ottenute sfruttando le coperture sottostanti, senza incrementi strutturali significativi. In coerenza con il nuovo orizzonte unitario definito dal tetto, il progetto propone di intervenire anche sulla copertura a padiglioni realizzata nell'ampliamento del 1993.
Come richiesto dal bando, la proposta ha compreso la progettazione antincendio dell'intera scuola. È prevista, infine, la realizzazione di strutture di tipo leggero, con impiego di elementi in acciaio e legno.
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