5 architetti under 30 vincitori del concorso dedicato alla casa del futuro

Al primo posto un sistema di riciclaggio intelligente

Came, azienda leader del settore della home & building automation, premia i vincitori della prima edizione del Came Design Award sviluppando i progetti più innovativi ed esponendoli nel Living CamEXperience, all’interno dell’Esposizione Universale. Il concorso, dedicato a studenti e neo-laureati delle facoltà di Architettura e Design e delle scuole di Design italiane, è stato vinto da 5 giovani architetti under 30 che hanno saputo sviluppare progetti per promuovere la cultura dell’innovazione nell’abitare.

Il concorso era incentrato sul “Future VS Home. Bridge the Gap!“, nato dalla consapevolezza che tra “futuro” e “casa” è in corso un conflitto, dove ancora fatica a imporsi l’idea che la tecnologia possa essere messa a servizio della persona. Con il concorso, Came chiedeva agli studenti e ai neo-laureati di liberare la propria creatività immaginando come la tecnologia potrà rivoluzione la casa e l’abitare.

A una prestigiosa giuria di esperti internazionali del mondo dell’architettura e del design, affiancati dai vertici di Came, è stato affidato il compito di valutare i progetti che hanno partecipato al Came Design Award. La giuria ha assegnato il primo premio a I-Bin, il sistema di riciclaggio intelligente di Sofia Crescioli. Il secondo premio è andato a Levito, il sistema progetto di movimentazione dei cancelli attraverso la levitazione elettromagnetica, di Chiara Capoia e Laura Cavasin. Al terzo posto Touch Security House, il sistema di vernice conduttiva per attivare scenari all’interno della casa, di Dario Moretto e Luca Ariedi.

Il board di esperti è stato presieduto da Makio Hasuike, considerato una delle icone internazionali del design che nel 1968 ha fondato uno dei primi studi di industrial design in Italia. Al suo fianco l’architetto milanese Massimo Farinatti, docente universitario ed esperto di industrial design che ha conseguito numerosi riconoscimenti italiani e internazionali e l’architetto trevigiano Marco Mora, fondatore di Acamedy, un network di laboratori di web comunicazione design e organizzazione per le piccole imprese del territorio trevigiano. Hanno completato la giuria l’esperienza di Elisa Menuzzo e di Gianni Michielan, rispettivamente vice president e Amministratore Delegato di Came S.p.A.

I vincitori – un neo-architetto toscano e 4 fiorentini – attraverso i propri progetti hanno saputo immaginare una tecnologia in grado di rivoluzionare la casa e l’abitare nel futuro.

I progetti

I-Bin di Sofia Crescioli

I-Bin è un sistema di riciclaggio intelligente progettato per incentivare la raccolta differenziata ed educare gli utenti a non commettere più errori.

Secondo la giuria: «Il progetto ha un’ampia valenza sociale, di educazione al comportamento degli utenti finali con l’ausilio della tecnologia. Il prodotto è sicuramente perfezionabile, ma il vero valore aggiunto del progetto è legato alla connessione tra abitudini, tecnologia e miglioramento dell’ambiente e riduzione dei costi della comunità relativi alla raccolta dei rifiuti».

Il sistema è composto da pattumiera a quattro moduli, un control device, una label RFID e un portale web. La sinergia tra i primi tre elementi consente di ottenere un sistema completo che agisce su più fronti. Il progetto ha tre obiettivi: Informazione, Educazione e Feedback.

L’utente ha a disposizione un portale con le informazioni sulla raccolta differenziata, la descrizione dei prodotti e dei giorni di raccolta porta a porta e può accedere alla scheda personale e scaricare i dati raccolti dal control device.

Il sistema può essere alimentato sia mediante batterie, presenti all’interno dell’apposito vano, sia mediante il collegamento alla corrente elettrica. All’interno dei moduli per il vetro e la carta è presente un lettore RFID che, grazie alle label, monitora gli errori commessi dall’utente. Gli utenti devono taggare i prodotti acquistati con le label di riferimento, consultando il portale per avere le relative informazioni.

I 4 moduli, interagendo tra loro, forniscono i dati relativi alla quantità di rifiuti contenuta all’interno di I-Bin (espressa in grammi e percentuale) e agli errori commessi; i dati possono essere visualizzati attraverso il control device e scaricati sul portale web. Quando l’utente vuole buttare un rifiuto deve fare attenzione alla label applicata.

Una volta gettato il prodotto il lettore RFID “legge?” la label e fornisce un feedback: in caso di abbinamento errato la pattumiera emette un suono che segnala l’errore e un simbolo luminoso inizia a lampeggiare per alcuni secondi; se l’abbinamento è corretto la segnalazione luminosa del simbolo si spegne rapidamente. Il control device aggiunge funzionalità alla pattumiera. Il touch screen permette di visualizzare chiaramente le informazioni relative alla quantità di rifiuti presente in ogni modulo di I-Bin: il peso in grammi, la percentuale rispetto agli altri tre moduli.

Il control device può essere inserito negli alloggiamenti dei 4 moduli della pattumiera grazie a un magnete e consente di visualizzare le informazioni relative al modulo stesso. Può anche essere collegato al PC attraverso un cavetto USB, per caricare i dati sul proprio profilo. Il portale, inoltre, permette di migliorare la raccolta differenziata, capire quali sono gli errori che si commettono regolarmente, dare degli obiettivi da raggiungere.

Levito di Chiara Capoia e Laura Cavasin

Levito è un sistema progettato per movimentare i cancelli e lo spazio che delimitano attraverso la levitazione elettromagnetica.

Secondo la giuria: «La sperimentazione di tecnologie alternative applicabili ad un oggetto divenuto ormai di comune utilizzo come un cancello, trova molta originalità ed in ogni caso rappresenta uno stimolo alla ricerca e all’evoluzione del business dell’azienda».

Levito pensa al movimento dei cancelli, e allo spazio che questi delimitano, in un modo nuovo e completamente diverso. La levitazione elettromagnetica è la “fonte” di energia che Levito sfrutta per il movimento delle singole parti lungo una rotaia.

La levitazione magnetica è un metodo con il quale un oggetto è sospeso su di un altro oggetto, senza un supporto oltre ai campi magnetici, in questo modo il rumore dato dal movimento è praticamente azzerato e la corrente elettrica è necessaria solo al momento dell’apertura e della chiusura del cancello.

Inoltre Levito propone un nuovo modo di concepire gli spazi esterni, eliminando la differenziazione tra “staccionata” e “cancello” e dando la possibilità di movimento all’intera recinzione. Infatti, tramite un sistema di sensori e fotocellule posti su ogni singolo elemento, si ha la possibilità di accedere allo spazio esterno della casa da qualsiasi punto. I singoli moduli riconoscono la dimensione di ciò che deve passare e si spostano per creare lo spazio necessario.

Touch Security House di Dario Moretto e Luca Ariedi

Il sistema Touch Security House attiva scenari all’interno della casa attraverso un braccialetto touch. Il “system touch” viene sviluppato all’interno dell’abitazione direttamente sulla superficie delle pareti, utilizzando una vernice conduttiva che trasforma il colore in mezzo di comunicazione.

Secondo la giuria: il sistema «sperimenta un materiale nuovo con un utilizzo innovativo e un’applicazione altamente personalizzata e a portata dell’utente finale che ha la possibilità di applicarlo a seconda delle sue esigenze».

Touch Security House è un progetto che cambia l’interfaccia di comunicazione tra uomo e abitazione. La tendenza dell’essere umano nel comunicare con il tatto si è sviluppata nel corso del tempo dalla stretta di mano ai gesti quotidiani di affetto, per poi subentrare nel contemporaneo con la comunicazione sociale supportata da palmari, smartphone e tablet; strumenti che trasmettono emozioni visive e sensoriali.

Il progetto nasce con l’intento di semplificare la tecnologia a supporto del quotidiano con strumenti a portata di “tocco”. Il braccialetto touch, da portare sempre con sé, permette di inserire il codice di accesso. Il codice non è composto né da una serie di numeri, né da una serie di lettere ma da un percorso di segni. Lo stesso display riceve informazioni della casa rispetto al consumo energetico, l’effettivo spegnimento di tutti i punti luminosi, la presenza di persone all’interno delle stanze e lo stato di sicurezza degli accessi e serramenti. Inoltre è possibile comandare da remoto il raffrescamento e il riscaldamento di tutta l’abitazione. Lo sviluppo del “system touch” all’interno della casa si adagia sulla superficie delle pareti, trasformando il colore in mezzo di comunicazione.

La particolarità della vernice è il contenuto di rame in polvere che permette la trasmissione di impulsi elettrici senza l’uso di cavi interni alle pareti. Questa proprietà permette la personalizzazione delle icone degli interruttori e il collegamento agli apparecchi senza il bisogno di opere murarie. Il riscaldamento a pavimento, la domotica delle aperture, le luci sono alcuni degli output a cui collegarsi con il colore. La parete che comunica con l’utente. Il sistema permette in qualsiasi momento di spostare sia gli interruttori che i dispositivi all’interno della stanza senza l’aiuto di personale specializzato. La creatività dell’impianto è del tutto libera nello spazio della stanza. Una casa a portata di mano.

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