Piuarch si aggiudica il concorso per la nuova Latteria Sociale della Valtellina

la nuova architettura si basa sui principi del DfA e si ispira alle malghe alpine

Materiali a Km 0 e una progettazione ispirata ai principi del Design for all, attenta, dunque, alle innumerevoli necessità e abilità delle persone. Sono questi i principi ispiratori del progetto con il quale lo studio Piuarch si aggiudica il concorso per la realizzazione della nuova Latteria Sociale della Valtellina nel comune di Postalesio, in provincia di Sondrio.

Lo studio milanese, fondato da Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini e Monica Tricario, reinterpreta la malga, la tipica costruzione della tradizione alpina, caratterizzata dal basso profilo, il volume unico sviluppato in lunghezza all’interno del quale trovano spazio i luoghi di vendita, esposizione e lavoro dell’azienda casearia.

Il concorso era stato bandito dalla cooperativa agricola Latteria Sociale Valtellina S.C.A. per riqualificare un vecchio edificio, sviluppando un nuovo volume nel quale dovevano trovare posto le nuove funzioni. Un’occasione secondo i progettisti di Piuarch per valorizzare il contesto economico, storico e paesaggistico del luogo.

Incrementare l’altezza dell’edificio esistente, realizzando una nuova facciata che riunisse vecchi e nuovi volumi, era la richiesta della committenza, ma completamente ribaltata dai progettisti. Piuarch ha proposto, infatti, un progetto nel quale l’intero incremento di volume è stato trasferito a terra, disattendendo totalmente la richiesta.

Il nuovo edificio

L’edificio proposto da Piuarch è lungo 54 metri, caratterizzato da un unico grande tetto a sbalzo frontale e laterale che genera una superficie di circa 1000 mq, dei quali 340 mq costituiscono gli spazi esterni coperti. I volumi interni sono disposti in modo radiale a partire dal centro della pianta, con tre diversi gradi di relazione con l’esterno. Il nucleo centrale, completamente chiuso, è composto dalla sala convegni, dagli spazi di servizio, da spogliatoi e cucine.

Sul perimetro vengono invece collocati gli spazi di accoglienza della clientela: lo spaccio, il bar, il ristorante e l’area museale, posti in una linea continua pensata per favorire la commistione di funzioni e coinvolgere i visitatori.

Il terzo grado di relazione è rappresentato dagli spazi esterni coperti: lo sbalzo di 9 metri sul fronte genera una piazza coperta. Ai lati il tetto si abbassa fino a 2,20 metri per uno sbalzo di tre metri, facilitando l’accesso al punto vendita, oltre a generare un piacevole dehor per consumare i prodotti e socializzare.

Le grandi vetrate lungo tutto il perimetro rendono l’edificio permeabile e pongono le funzioni interne in relazione diretta e continua con l’esterno: invitando alla sosta e alla visita.

Una progettazione ispirata ai principi del Design for All

Mettere in pratica i principi di una progettazione inclusiva, che permetta a tutti di usufruire in maniera autonoma degli spazi, senza creare alcun tipo di disagio all’utente, sono i principi ispiratori del progetto che fa sue le basi del Design for all. Una disciplina abbastanza giovane che invita a considerare nella progettazione la diversità umana e dunque le esigenze di chi ha disabilità, ma anche di chi ha difficoltà cognitive, sensoriali, motorie, anche temporanee, dei bambini e degli anziani. Una disciplina, che rifiuta la costruzione di un progetto discriminatorio pensato in funzione di un utente standard, cosiddetto “normodotato” in quanto rappresentativo di una piccola minoranza della popolazione. 

Materiali a Km 0

La scelta dei materiali è rispettosa del concetto di malga e manifesta la volontà di ridurre ai minimi termini l’impatto ambientale. Le materie prime sono selezionate tra quelle tipiche del territorio: sia per armonizzare l’estetica alla cultura storica degli edifici che per facilitare l’approvvigionamento e ridurre i costi.

La copertura è in lamiera, i rivestimenti in pietra locale e le travi in legno lamellare.

Il design della luce: la culdera

Le grandi lampade che illuminano e decorano l’interno della latteria traggono ispirazione dalla “culdera”, il tradizionale paiolo in rame a forma di campana rovesciata, usato per miscelare il latte vaccino con quello di capra, scaldato dalla fiamma del focolare a legna. Un omaggio alla tradizione dei pastori e all’inesausta capacità del territorio di dare forma al saper fare.

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