New York Affordable Housing Challenge: per la carenza di alloggi i vincitori puntano su modularità e nuove forme

Bee Breeders ha annunciato i vincitori del concorso di idee New York Affordable Housing Challenge, lanciato in collaborazione con New York Build exhibition, per raccogliere proposte innovative rispetto al problema della carenza di alloggi nella Grande Mela. 

Il tema del concorso nasce dalla consapevolezza di una criticità realmente esistente nell’esperienza urbana contemporanea e in un preciso momento storico caratterizzato da capitalismo e globalizzazione. L’intenzione della competizione è stata quella di riconoscere la responsabilità dell’architettura nella presentazione di proposte non convenzionali che intrecciano l’ambiente, la politica, l’economia e la cultura. I progetti pervenuti alla giuria sono ben ponderati e si impegnano in soluzioni polivalenti, adatte ai vari siti della città di New York interessati dal problema. Gli elaborati più notevoli, che si distinguono per razionalità, singolarità e originalità, perseguono l’innovazione e strumentalizzano l’elemento architettonico per ridefinire le abitudini e le esperienze della vita domestica urbana attraverso i materiali, la morfologia e la struttura.

Primo posto: The Table Top | Lap Chi Kwong e Alison Von Glinow

La proposta classificatasi al primo posto deve il suo successo all’uso di elementi modulari semplici aggregati tra loro per creare un insieme eterogeneo utile a generare nuove modalità di interazione tra abitanti, loro vicini ed estranei. 

Il progetto si basa su tre forme – cerchio, quadrato e rettangolo – ognuna composta da una lastra e quattro colonne, che ruotano, si scontrano e si aggregano fino a creare diverse unità. Le rotazioni e le collisioni danno vita ad aperture all’interno del solaio tra le varie unità, come se queste volessero formare un regno liminale. Tali accostamenti, che generano spazi unici ma proiettati verso la nozione tipologica della veranda o del portico, sono profondamente intimi e possono essere utilizzati per incontri prolungati con i conoscenti.

Il passaggio dallo spazio interno a quello esterno di ciascun nucleo è mitigato da un sistema semplice, basato sull’uso di una vetrata, che si contrappone agli ambienti più intimi e privati, delimitati da una serie di armadi in legno. Questi fungono da piani d’appoggio, sono impilabili e sono dimensionati per adattarsi alle condizioni più diverse al seconda del sito di riferimento. Le armadiature possono essere utilizzate per unità composte da un solo livello, ma anche per sistemi a torre. 

Secondo posto:  Out-Of-Site | Peter Wong, Christopher Jarrett, Nazinin Modaresahmadi e Robert Stubbs 

Il progetto vincitore della medaglia d’argento si distingue per il suo efficace ricorso alle unità modulari per creare una vera e propria strategia morfologica abitativa. Ispirandosi al tipo dell’Unité d’Habitation di Le Corbusier, il secondo classificato genera un edificio a forma di L, sia in pianta che in sezione. Invece di proporre un blocco compatto costituito dai vari moduli, viene realizzata una combinazione basata su varie organizzazioni, così da allestire una tessitura unica che coinvolge anche lo spazio esterno. 

I cortili che si sviluppano tra le varie unità, infatti, consentono di abbattere le tradizionali barriere tra pubblico e privato, creando opportunità per la condivisione tra vicini di casa e, più in generale, tra cittadini.

Le unità sono organizzate in modo tale da fondersi con il contesto circostante e, perciò, sono state previste configurazioni diverse per tre vari siti della città. La scelta deriva dalla volontà di dimostrare come, a partire da una stessa cellula di base, sia possibile generare un’unità abitativa morfologicamente valida e adattabile ai diversi quartieri, alle diverse forme e ai diversi contesti.

Terzo posto:  New York Affordable Housing Challenge | Liyang Chen e Yao Zheng

Il terzo posto è stato conquistato da un progetto unico nella sua proposta per via del nuovo paradigma di vita sociale e spaziale che suggerisce. L’idea è quella di una semplice struttura composta da lastre e colonne dove ogni inquilino può creare un “piano gratuito”, erigere le proprie colonne non strutturali, completare l’ambiente con pareti a scomparsa in tessuto e ricavare delle stanze private sullo spazio comune del pavimento. Le partizioni mitigano il passaggio dallo spazio pubblico a quello privato e incarnano un’urbanistica ricca di zone e funzioni negoziate tra gli abitanti. 

Il progetto mira a proporre, appunto, un nuovo modello di domesticità, rispondendo alla domanda della carenza di alloggi a prezzi accessibili attraverso la riduzione degli spazi privati, costosi e ridondanti, per utilizzare infrastrutture e servizi condivisi. L’idea si basa sulla collettivizzazione delle aree comuni e punta alla generosità dello spazio che è flessibile sia per l’utilizzo che per la funzione. Il nuovo modello di urbanistica propone una casa che non è fatta più da una serie di stanze ben delimitate e da una serie predefinita di comportamenti, ma da un ambiente nuovo, permeabile e pronto alla trasformazione a seconda delle esigenze.

Rising Star Award:  New York ParaSiTe housing | Antonio González Viegas (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Sevilla)

NYB Green Award:  Forging The Upward Frontier | Ryan Ball

Per maggiori informazioni visitare www.newyorkhousingchallenge.beebreeders.com

pubblicato in data: 11/04/2017

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