Alle porte di Parigi, la scuola rompe ogni standard: l'esperienza di Vincent Parreira Atelier Architecture

La scuola come piccolo frammento urbano che condivide i suoi spazi con la città. La vista verso l'esterno è filtrata da un reticolo di legno o di cemento, da un paramento che si ispira ai moucharabieh del mondo arabo. A Montévrain, alle porte di Parigi, nelle immediate vicinanze del parco divertimenti della Disney, sorge una scuola materna ed elementare che gioca con ibridazioni inattese, rimanda a mondi sconosciuti, quasi primitivi, rompendo ogni legame con gli standard e le certezze ormai acquisiti in tema di edilizia scolastica. L'architettura diventa un mezzo per allenare la curiosità, una sorta di «primo incontro con i misteri del mondo».

Si tratta del polo scolastico Louis de Vion, nato da un concorso e progettato dallo studio parigino Vincent Parreira Atelier Architecture.

Foto ©Luc Boegly

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La scuola come punto di riferimento per i ragazzi e il quartiere

Il quartiere in cui è sorta la scuola Louis de Vion gode della vicinanza del parco divertimenti Disney e del centro commerciale Val d'Europe e ha sperimentato una crescita inconsueta, nonostante la lontananza dal centro città.

Foto ©Luc Boegly

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La scuola è un punto di riferimento importante per i bambini: è un luogo di apprendimento ma anche di socializzazione, una seconda casa in cui sentirsi al sicuro e dove iniziare ad esplorare la propria autonomia. Allo stesso modo per il quartiere la scuola non è solo un'attrezzatura, ma anche una presenza familiare e rassicurante, un polo aperto alla comunità. La scuola, infatti, ospita un «centre de loisirs», si tratta di centri presenti nelle scuole pubbliche, che organizzano attività manuali, sportive, laboratori, aperti anche in orario extrascolastico e nei giorni di vacanza. La sua presenza rende la scuola aperta verso l'esterno, conformemente ad una logica di condivisione dei locali che altrimenti resterebbero inoccupati durante i periodi di vacanza, i week-end e la sera.

La scuola come un frammento urbano chiuso da moucharabieh

Foto ©Luc Boegly

Il sito scelto per la realizzazione della nuova scuola era, ai tempi del concorso, un lotto vuoto circondato da vaste aziende agricole. In un contesto dai contorni ancora non ben definiti, l'edificio prende la forma di una città in miniatura, una sorta di piccola frazione. Lungo la strada viene a crearsi un fronte edificato continuo ma frammentato in più volumi, ciascuno dei quali dà accesso ad una particolare funzione.

Alla condivisione delle funzioni con il mondo esterno non corrisponde un'architettura estroversa. Se la scuola primaria mantiene alcune trasparenze, aprendo rari scorci verso la città e la corte interna, la scuola materna è ancora più introversa, si organizza intorno ad un patio interno, lasciando che chi viva gli spazi interni dimentichi l'esistenza del contesto esterno.

Foto ©Luc Boegly

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La vista verso l'esterno, inoltre, molto spesso è filtrata da reticoli di legno o di cemento ispirati ai moucharabieh, i tipici diaframmi in legno del mondo arabo che, applicati a balconi o finestre, permettono di guardare al di fuori con discrezione. Le stesse facciate della scuola giocano sul contrasto tra il basamento in cemento bianco liscio e il volume in legno che lo sovrasta, caratterizzato da un intreccio di elementi in legno che formano delle losanghe in rilievo.

L'evasione in mondo lontani

Caratterizzati da grandi volte, i due ingressi alla scuole non assomigliano a hall solenni, piuttosto evocano abitazioni vernacolari. Nelle aule le pareti sono in cemento grezzo. La luce, invece, diventa gioco. Filtrata dai moucharabieh, interrotta da frangisole in legno, colorata dai vetri dei lucernari, contribuisce a stimolare la curiosità, dando vita ad effetti e immagini inaspettati.

Foto ©Luc Boegly

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Secondo i progettisti: «Varcato l'ingresso, il bambino esce dal bozzolo familiare per entrare in un altro mondo. Lontano dagli immaginari adulterati, venduti da lì a poche centinaia di metri, il bambino si unisce ad un universo non standardizzato, frusciante di riflessi, di echi, di stranezze, di ibridazioni inattese e scontri sorprendenti, un universo in cui confluisce l'immaginario selvaggio e stimolante della metropoli circostante. Un addestramento per sviluppare curiosità nei confronti dell'architettura, un primo incontro con i misteri del grande mondo».

Mariagrazia Barletta

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