London Internet Museum: al primo posto il team inglese che ha vinto in casa propria

Il concorso di architettura per il London Internet Museum, promosso dall’organizzazione Bee Breeders lo scorso febbraio, è giunto all’epilogo.

Era stato chiesto ai partecipanti di formulare una proposta che fosse in grado di coniugare la fisicità del monumento con il concetto astratto dello sviluppo tecnologico. La sovrapposizione di questi due pensieri ha dato vita a progetti originali e ben pensati che hanno messo in seria difficoltà la giuria chiamata a scegliere la migliore tra tante proposte eccellenti.

I giudici hanno espresso la loro preferenza a favore dei progetti che non erano legati a ipotesi precedenti e che si discostavano dagli archetipi associati alla tecnologia contemporanea, come gli edifici interamente vetrati che, spesso, vengono associati alla sede della Apple.

1° posto / “404: NOT FOUND” – Shaun McCallum e Aleksandra Belitskaia

Il vincitore del concorso di architettura per il London Interne Museum è 404: NOT FOUND. Il progetto, firmato dal team inglese composto da Shaun McCallum e Aleksandra Belitskaja per la University of Dundee, si è distinto per il suo allontanamento dall’architettura d’autore e per la capacità di interpretare l’edificio come un insieme processi e di risorse. L’idea è il frutto di un esperimento per i partecipanti, che hanno creato una piattaforma di collaborazione attraverso la quale mettere in atto i desideri degli utenti.

Il blocco costruttivo, definito dai fruitori, è l’elemento che genera l’architettura. Il modulo di partenza può essere manipolato e moltiplicato, può essere aggregato per creare configurazioni sempre diverse e un’eterogeneità di texture, di materiali e di spazi. 404: NOT FOUND crea una nuova tipologia di museo che si allontana dalla forma prestabilita della scatola bianca e lascia agli utenti la possibilità di partecipare e di definire autonomamente lo spazio che preferiscono.

2° posto / “TRANSISTOR” – Ryan Anthony Ball

Il secondo premio è stato assegnato al progettista statunitense Ryan Anthony Ball. TRANSISTOR, questo il titolo della proposta, si allontana dall’architettura contemporanea nell’ambito digitale e, invece, elabora una tipologia che si collega al contesto storico produttivo. Lo schema progettuale è quello di una ferrovia industriale, essendo composto da una serie di corridoi lineari sormontati da un soffitto illuminato e intervallati dalla presenza di cortili aperti.

TRANSISTOR appare quasi come una denuncia, come una critica velata che si manifesta nella ripetizione ritmica degli spazi interni, come un attacco alla reiterazione infinita della digitalizzazione contemporanea. Il punto di forza della proposta risiede nella versatilità degli ambienti, che potrebbero diventare facilmente location per mostre ed esposizioni.

3° posto / “UNLIMITED POSSIBILITES” – Michał Daniszewski

Il terzo posto è andato a un progetto polacco firmato da Michał Daniszewski e intitolato Unlimited Possibilities. Il maggior merito di questa idea risiede nella chiara associazione mostrata tra l’internet museum e il monumento digitale.

Il progetto si sviluppa su due linee: la rappresentazione di un ologramma fuori terra e l’abolizione del concetto tradizionale di museo con le sue funzioni per quanto riguarda la porzione di edificio che si sviluppa sotto terra. La forma dell’ologramma evoca meraviglia e alterità, inserendosi come un nuovo importante segno all’interno di una città storica.

Essendo quasi completamente interrato, l’edificio sembra non avere un luogo ben preciso facendosi portavoce di una natura virtuale, ovvero quella di internet. La scelta dell’ologramma sembra essere legata all’incapacità di rappresentare materialmente ciò che non ha nulla di fisico, proprio avviene per ciò che è in rete.

Per ulteriori informazioni sull’esito del concorso è possibile visitare la pagina www.londoninternetmuseum.beebreeders.com

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