Split payment professionisti: la "manovrina" allarga l'obbligo

Nella bozza di decreto il meccanismo di scissione del pagamento dell'Iva viene esteso dal 1° luglio 2017 anche ai professionisti. La conseguenza: se il committente è una Pa, sarà questa a versare all'Erario la quota di Iva addebitata in fattura, che, dunque, non transiterà nelle tasche del professionista.

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La legge di Stabilità 2015 l'aveva introdotto, e l'Agenzia delle Entrate aveva provveduto a dissolvere ogni dubbio, chiarendo che i professionisti ne restavano fuori. Ora, la "manovrina" - il decreto varato dal Governo per aggiustare i conti pubblici (ancora in attesa di approdare in Gazzetta ufficiale) - estende lo split payment anche ai fornitori che subiscono l'applicazione delle ritenute alla fonte sui compensi percepiti, ossia principalmente ai professionisti.

Cos'è lo split payment

Lo split payment è un meccanismo che obbliga le pubbliche amministrazioni a versare direttamente all'Erario l'Iva che viene loro addebitata dai fornitori di beni e servizi. Dunque la pubblica amministrazione paga al fornitore la fattura al netto dell'Iva, mentre la quota relativa all'Imposta sul valore aggiunto addebitata in quella stessa fattura viene versata direttamente dalla pubblica amministrazione nelle casse del fisco, senza transitare nelle tasche del fornitore.

Fino ad ora la scissione dei pagamenti dell'Iva era applicata ai rapporti tra imprese e Pa; ne restavano, invece, esclusi i professionisti.

La data-spartiacque fissata al 1° luglio 2017

Secondo la bozza di decreto l'estensione dello split payment ai professionisti andrebbe in vigore dal 1° luglio 2017. Si attende ancora, però, la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, dopodiché inizierà l'iter per la conversione in legge.

Gli enti pubblici coinvolti

Lo split payment si applica ai fornitori di precise categorie di enti pubblici, indicate all'articolo 17ter del  Dpr 26 ottobre 1972, n. 633.

Si tratta dello «Stato, degli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, degli enti pubblici territoriali e dei consorzi tra essi costituiti ai sensi dell'articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, degli istituti universitari, delle aziende sanitarie locali, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza».

Con la "manovrina", il meccanismo di scissione del pagamento dell'Iva è stato allargato anche ad una fascia più estesa di committenti, includendo tutte le amministrazioni, gli enti ed i soggetti inclusi nel conto consolidato della Pa, le società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, di diritto o di fatto, le società controllate di diritto direttamente dagli enti pubblici territoriali, le società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana.

Mariagrazia Barletta

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