Centrale per la progettazione delle opere pubbliche: confermata nel Ddl di Bilancio licenziato alla Camera

le reazioni di Fondazione Inarcassa, Rtp, Oice e Inarsind

Una centrale di progettazione delle opere pubbliche destinata ad essere istituita a partire dal 1° gennaio 2019, che sarà a servizio delle amministrazioni centrali e degli enti territoriali. Questi potranno rivolgersi alla centrale, previa convenzione e senza pagare alcuna parcella ai professionisti incaricati per ottenere progetti. E non solo. La centrale  potrà occuparsi di progettazione (dal progetto di fattibilità all'esecutivo), ma anche di collaudo, di direzione dei lavori e di attività al supporto del Rup e di dirigenti che si occupano di programmazione dei lavori pubblici. 

Il disegno di legge di Bilancio 2019 conserva, nella versione licenziata dalla Camera, la previsione della costituzione del nuovo organismo, al quale poter affidare la progettazione di opere pubbliche. Una misura che ha scatenato il disappunto di associazioni di categoria, riacceso negli ultimi giorni dalla notizia riguardo alla volontà, da parte del governo, di reintrodurre l'incentivo per la progettazione interna svolta dai tecnici della Pa.

L'introduzione dell'incentivo è contenuto infatti nella bozza di Dl Semplificazioni circolata negli ultimi giorni. Il decreto non è stato ancora approvato, ma è all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri di domani 12 dicembre. (Si veda l'articolo Dl Semplificazioni: nella bozza torna l'incentivo del 2 per cento per la progettazione in house).

La centrale di progettazione

Per far funzionare la Centrale serviranno 300 persone. «È autorizzata l'assunzione a tempo indeterminato, a partire dall'anno 2019, con destinazione alla Centrale, di un massimo di 300 unità di personale, con prevalenza di personale di profilo tecnico per una percentuale almeno pari al 70 per cento, a livello impiegatizio e di quadro, nonché con qualifica dirigenziale nel limite del 5 per cento, oltre al coordinatore, che è nominato per tre anni rinnovabili ed è equiparato a dirigente di prima fascia», si legge nel Ddl di Bilancio, più precisamente nella versione approvata a Montecitorio. 

Come sarà assunto il personale? Le assunzioni potranno avvenire anche per tranche. Ci sarà un concorso pubblico svolto da una commissione permanente di valutazione, il cui presidente deve essere designato dal presidente del Consiglio dei ministri. Ci vorrà un Dpcm per stabilire i dettagli del concorso e i relativi criteri di selezione. Ma per assumere le prime 50 persone, si potrà procedere al reclutamento «prescindendo da ogni formalità», si legge nel Ddl. In pratica, per i primi 50 dipendenti, si potrà attingere dal personale di ruolo della Pa, anche mediante assegnazione temporanea, con il consenso dell'interessato e sulla base di appositi protocolli d'intesa con le amministrazioni pubbliche coinvolte.

Un ulteriore provvedimento, questa volta un Dpr (da emanare entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2019), stabilirà le modalità organizzative della Centrale e le misure per coordinare le attività di progettazione della stessa con quelle svolte dagli organi tecnici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dalla società Consip.

LE REAZIONI

Fondazione Inarcassa

«In un periodo in cui i liberi professionisti stanno coraggiosamente lottando per affrontare e superare la crisi del settore dei lavori pubblici accentrare tutti i compiti inerenti alla progettazione di un'opera pubblica in un soggetto creato dal nulla è una vera e propria retromarcia» queste le parole del presidente di Fondazione Inarcassa, Egidio Comodo in merito alla proposta di creare una nuova Centrale per la progettazione delle opere pubbliche.

«Quello che ci auspichiamo invece - spiega il presidente - è che la centrale per la progettazione delle opere pubbliche possa svolgere un ruolo di supervisione, controllo e coordinamento tra le stazioni appaltanti: un organismo centrale infatti, rischia seriamente di impoverire la funzione degli enti locali nella fase progettuale delle opere e favorire la fuga dei professionisti, soprattutto dalle piccole province».

«Una netta distinzione tra controllori e controllati è fondamentale soprattutto alla luce dei falliti tentativi del passato volti a introdurre strutture centrali del tutto inefficaci. Riproporre un modello del genere, oltre a non avere eguali in Europa, appare anacronistico e irrispettoso per la funzione e il ruolo sociale che il lavoro dei liberi professionisti riveste», ha chiosato il presidente. 

Inarsind

«L'auspicato e dichiarato cambiamento si sta rivelando un deciso ritorno al passato, nella sua forma più deleteria. Assistere alla reintroduzione dell'incentivo del 2% alla progettazione interna alla PA, alla sua eliminazione per le attività di programmazione per investimenti, predisposizione delle procedure di gara e di esecuzione dei contratti pubblici (compiti precipui della PA), oltre alla proposta di istituzione della Centrale per la progettazione delle opere pubbliche contenuta nella Legge di Bilancio, ci fa pensare che il Governo non abbia percepito che in questo modo si sta generando una pericolosa coincidenza tra "controllore" e "controllato"». Così Inarsind ha espresso la sua contrarietà verso le nuove misure.

«Inarsind si unisce all'ostilità già manifestata da Oice sulle modifiche introdotte dall'art. 17 del D.L. Semplificazioni che, oltre a confondere ruoli che dovrebbero rimanere separati, rischia seriamente di annientare i liberi professionisti e ritiene opportuna e necessaria un'azione congiunta del mondo delle professioni contro tale provvedimento».

Oice e Rtp

La reazione della Rete delle professioni tecniche (Rtp), che rappresenta il settore delle professioni tecniche afferenti al mondo ordinistico, e dell'Oice, l'associazione delle società di ingegneria ed architettura, era arrivata subito, con un comunicato che definiva «inaccettabile» la proposta di istituzione della Centrale di progettazione delle opere pubbliche.

Rtp e Oice - nel comunicato congiunto - avevano sottolineato la necessità di «puntare ad una chiara distinzione tra controllori e controllati, riservando ai liberi professionisti e alle società di ingegneria, la progettazione e ai pubblici dipendenti il controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche, dalla programmazione al collaudo». «Una norma come quella prevista dalla legge di Bilancio - rimarcava ancora ka nota congiunta - rischierebbe di dare uno schiaffo ai progettisti italiani in un momento in cui tutta la filiera ordinistica e imprenditoriale sta cercando, con forza e determinazione, di superare la grave crisi del settore dei lavori pubblici».

«Nessuno - chiosava la nota - nega l'esigenza di rafforzare i ruoli tecnici delle amministrazioni, ma ciò va fatto per le fondamentali fasi di programmazione e controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche e non per attività di progettazione in house, rischiando di riproporre modelli statalisti, certamente anacronistici, più onerosi e senza eguali in Europa».

di Mariagrazia Barletta

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