3° posto prestigioso al giovane studio BiCuadro

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Padiglione italiano expo2010 Shanghai, Cina

I giovani architetti romani Massimiliano Brugia, Valerio Campi e Francesco Bezzi, componenti il gruppo BiCuadro, in collaborazione con l’architetto Stefano Farcomeni e lo studio ingegneristico Hydroingea, hanno partecipato al concorso per la realizzazione del Padiglione italiano all’Esposizione Universale di Shangai 2010, presentando una proposta che si è classificata terza nella graduatoria finale.

Il terzo posto conquistato è di notevole rilievo vista la giovane età componenti del gruppo BiCuadro, appena ventisettenni, a dimostrazione che in Italia ci sono volti nuovi che lavorano con impegno e passione per emergere con scelte e soluzioni di qualità.

Better city for better Life è il tema del concorso.
La proposta progettuale del gruppo ripropone il modello e lo stile italiano attraverso un disegno architettonico ispirato all’autentica espressione della città italiana: “la città storica stratificata“.

Le grandi metropoli del ventesimo secolo stanno vivendo una profonda crisi di sostenibilità ambientale, dovuta ad una crescita eccessiva e ad una alienazione dal Territorio dei suoi abitanti e incassando un irreversibile fallimento nel campo della vivibilità e della condizione di vita umana. Il sistema urbano italiano, basato su uno schema di città non ancora metropoli e di paesi non ancora città, in cui la presenza del contesto naturale è ancora sentita ed i rapporti di “fiducia” umani costituiscono il fulcro della vita di relazione, si dimostra, al contrario, vincente.

La trasformazione di moderne megalopoli in non-luoghi è causata dalla migrazione “spaziale” dal reale al virtuale e da un graduale abbandono dello spazio pubblico collettivo. Una condizione di a-spazialità che confonde l’esistenza degli individui abitanti degli addensamenti urbani, e trasforma questi luoghi in scenari postmoderni, fotografie di uno specchio in frantumi.

La “città stratificata italiana”, sembra resistere a questi processi alienanti e alla nuova realtà multimediale, continuando a rappresentare un’entità dello spazio umano ben definito e ancora percepibile psicologicamente. Le sue radici affondano nella storia, la stratificazione del suo tessuto urbano si è realizzata nel tempo, di casa in casa, di generazione in generazione, facendo si che la stratificazione temporale agganci il vivere delle persone alla dimensione fisica della città.

La piazza italiana che ne è il centro è uno spazio insostituibile. Si impone come luogo dello stare, dell’esperienza e, caso esemplare nel mondo, dell’evento dell’arte; una Piazza dunque come “circostanza storica spaziale”. Il padiglione italiano a Shanghai è la rappresentazione di questa “circostanza storico-spaziale”, di questa organizzazione consolidata controcorrente, che nonostante tutto ancora produce e raffina eccellenze; è un prototipo che esprime la “stratificazione” dello spirito sociale e urbano italiano e riconduce all’idea di continuità storica ed economica. Questa continuità è la premessa stessa ad un corretto uso delle nuove tecnologie che solo così divengono tecnologie “sostenibili”.

L’idea guida del progetto è quella di un involucro scomposto in una serie di lastre “stratigrafiche” che riconducono ad una successione temporale, metafora della formazione del tessuto urbano italiano. Venti lastre, come le regioni italiane, intervallate da tre setti “vetrina”, al cui interno trova posto il Made in Italy, strutturano il padiglione nel suo sviluppo planimetrico. Gli spazi di esposizione interni risentono di questa scansione e si organizzano tra le lastre come percorsi tematici su più livelli in cui si percepisce il fruire della storia.

L’edificio si sviluppa dunque attorno ad uno spazio-piazza che si disvela al visitatore man mano che si addentra per passaggi ricavati dallo spazio distorto tra i setti, come le vie di un centro storico in una città italiana che portano al cuore protetto della piazza municipale.

Da qui tutto è materialità percepita. Materia che protegge, che si espone, che filtra, che crea un paesaggio psicologico “locale” grazie ad effetti di luce e ombra. Tutti i lati sono semi-aperti o semichiusi ed in copertura le lastre continuano la loro successione assumendo la funzione protettiva dalla eccessiva radiazione solare estiva.

Da questo luogo “intimo” si ha accesso ai diversi corpi; tutti gli ambienti “circolano” e si affacciano su questo spazio che nella sua conformazione si presta per l’incontro e socialità tra visitatori di diverse nazionalità.

La volontà di rispettare, di riflesso, la natura del contesto cinese fa si che il padiglione italiano si presenti come un volume filtrante aperto sui lati permettendo la vista del fiume con l’altra riva, dove ancora sussiste parte di un vecchio quartiere di Shanghai.

 

credits
Project: BiCuadro Architects + Stefano Farcomeni architetto
Project Manager
(capogruppo): Massimilano Brugia
Strutture e impianti: Hydroingea

BiCuadro Architects: Bezzi Brugia Campi
www.bicuadro.it
www.stefanofarcomeni.it
www.hydroingea.it

Ulteriori informazioni e graduatoria sul sito
www.expo2010italia.gov.it/ita/graduatoria-definitiva

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