Ventenni italiani segnalati al concorso per Expo ’15

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Salvatore Musarò, Fabio Prada e Paola Trivini, giovani progettisti sotto i 30 anni, laureati al Politecnico di Milano – i primi due a Lecco in Ingegneria Edile-Architettura – hanno conquistato il 5° posto al concorso di idee Architetture di servizio del sito Expo Milano 2015.

Attraverso un approccio obliquo, sensibili alle suggestioni del contesto, hanno ricercato e sperimentato inedite soluzioni tecnologiche, funzionali ed espressive il cui raffinato esito ha ricevuto la fresca consulenza impiantistica di Michele Sauchelli, Ingegnere Edile-Architetto laureato anch’egli a Lecco.

L’oggetto del concorso era il sistema di edifici con funzioni di servizio – ristorazione, spazi commerciali, servizi, logistica, magazzini e locali tecnici – per EXPO 2015, con una superficie complessiva di 66.978 mq e con un costo di circa 63 milioni di euro. Il concorso richiedeva di definire una strategia complessiva per tutti gli edifici di servizio, sviluppando poi in dettaglio un’area “tipo”, definendo il layout funzionale, il sistema costruttivo, i materiali e la sostenibilità ambientale della soluzione proposta.

Il progetto ha suscitato l’interesse della giuria per la decisione dei progettisti di puntare sull’efficienza, l’economicità e la tecnologia. La semplicità – commentano i progettisti – è il principio guida del concept e si traduce in un’architettura semplice da costruire, da capire e comunicare, da vivere e gestire. Il progetto racchiude in sé tematiche molto forti come la sostenibilità ambientale ed energetica e un’alta qualità dello spazio.

La forma del foglio bianco e la permeabilità

Le facciate che compongono le stecche traggono ispirazione dal foglio bianco: immagine bidimensionale e forma fluttuante che fa da sfondo agli spazi aperti e da contrappunto ad una linea d’ombra. L’architettura dei prospetti è infatti mutevole e da superficie piatta assume la curvatura di una tenda, defomendosi plasticamente.

Strettamente connessa a questa è l’idea di permeabilità:  i volumi a terra sono pensati per essere costruiti in vetro, per lasciar correre lo sguardo attraverso l’architettura. E a raggiungere lo stesso effetto è la separazione tra i blocchi funzionali, pronta a creare una serie di attraversamenti distribuiti lungo la stecca. A terra lo spazio si dilata, grazie alla contrazione dei volumi vetrati, diventando prolungamento degli spazi pubblici con cui si fonde – con sfumata transizione – per creare delle vere e proprie piazze, paradigma di socialità.

Il sistema costruttivo

Il sistema costruttivo dell’architettura fuori terra è totalmente a secco. Esso è il medesimo per tutte le architetture di servizio e si basa sulla ripetizione tridimensionale di telai metallici modulari bidimensionali in carpenteria metallica, successivamente rivestiti da una pelle tessile.

Il sistema è caratterizzato da una prefabbricazione totale off-site e da un’elevata industrializzazione, il che significa che si è pensato far provenire tutti i materiali da filiere produttive consolidate, garanzia di qualità e controllo del processo produttivo, ma anche di facile reperibilità sul mercato.

Ne consegue che le operazioni da gestire in situ sarebbero di semplice assemblaggio, ottenendo una riduzione dei tempi di costruzione, a loro volta ottimizzabili attraverso una progettazione integrata che coinvolga progettisti e fornitori nello studio della logistica, dallo stoccaggio al trasporto, sino al montaggio.

La sostenibilità: l’architettura veicolo di sensibilizzazione sui temi energetici

L’architettura punta ad un fabbisogno energetico quasi nullo (7,99 kWh/m2anno) ma è anche veicolo di sensibilizzazione sui temi del risparmio energetico. I muri dell’edificio infatti diventano mezzo di comunicazione. Su di essi si immagina di proiettare i dati relativi al consumo energetico istantaneo dell’edificio e la corrispettiva emissione di CO2. Inoltre applicazioni smart-phone sono concepite per registrare i comportamenti energetici degli utenti. Classifiche anonime, stilate in base all’attenzione posta all’ambiente da parte dei visitatori, al quantitativo di percorsi svolti a piedi o con i mezzi pubblici, sono proiettate sulle facciate-schermi.

Le strategie di sfruttamento delle risorse idriche prevedono acqua potabile per le sole necessità alimentari, per gli scarichi e il lavaggio mani. Acque grigie fitodepurate o acqua piovana per l’irrigazione e l’alimentazione delle vasche antincendio.

Inoltre l’orientamento ottimale dell’edificio, unito all’innovativo sistema di involucro a teli a più strati consente la schermatura delle porzioni vetrate più esposte e la protezione dalla radiazione solare diretta consentendo al contempo un’ottima illuminazione naturale diffusa. Il fabbisogno energetico per l’illuminazione si riduce notevolmente ed è ampiamente coperto da moduli piezoelettrici installati a pavimento negli spazi aperti al pubblico, che sfruttano l’energia cinetica del passo e risultano quindi la soluzione ottimale dato il grande affollamento previsto.

I progettisti vincitori: Onsitestudio (Gian Carlo Floridi e Angelo Lunati) con Andrea Liverani, Enrico Molteni, Monica Lavagna, Lavinia Chiara Tagliabue, Michela Buzzetti.

web: www.expo2015.org | i progetti vincitoriarchitettureconcorsi.expo2015.org

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