Archhive: i vincitori dei concorsi di Bee esposti in una galleria virtuale circolare

Bee Breeders ha presentato i vincitori del concorso, lanciato in collaborazione con la società Vividly, Archhive: Architecture in Virtual Reality, per acquisire proposte progettuali capaci di utilizzare la realtà virtuale per creare una galleria di mostre virtuali. Ai partecipanti veniva richiesto di progettare lo spazio espositivo che avrebbe accolto i progetti dei vincitori dei concorsi indetti da Bee Breeders considerando la realizzazione di una sala esistente esclusivamente online e aperta ai visitatori di tutto il mondo. 

I team vincitori provengono da Francia, Slovacchia e Colombia e sono stati selezionati grazie all’elaborazione di progetti che mostrano versatilità e capacità di adattamento alle diverse circostanze, oltre che potenziale per diventare iconici segni di realtà virtuale.

1° posto | Archhive: Architecture in Virtual Reality – Boris Hilderal (Francia)

 

Il progetto vincitore del concorso si basa su un effetto gravitazionale così surreale da risultare affascinante. Il visitatore che entra in Archhive non ha altra scelta che sfidare le leggi di gravità e lasciarsi trasportare in un viaggio senza confini reali.

Nell’idea di Boris Hilderal i progetti vincitori dei concorsi lanciati da Bee Breeders saranno esposti in tante nicchie, quasi portali in levitazione. I portali saranno distribuiti in cerchio e ognuno di essi mostrerà un’immagine significativa del progetto. Il visitatore avrà la possibilità di approfondire e di esplorare i dettagli di ogni progetto attraverso la realtà virtuale, semplicemente recandosi presso il corrispondente portale.

La scelta di una distribuzione circolare permette di aggiungere nuovi progetti alla galleria esistente, raggiungendo un massimo di 25 portali, e di sfruttare la parte centrale della galleria per esposizioni temporanee curate da artisti esterni all’ambiente di Archhive.

2° posto | On the Bottom of the Top – Alžbeta Krbylová e Juraj Horňák (Slovacchia)

Il progetto classificatosi al secondo posto trae ispirazione dagli Alti Tatra, i monti più elevati della Slovacchia. Con le loro vette che raggiungono i 2.500 metri di altezza sono le montagne minori nel loro genere. Si potrebbe dire che sono le più piccole tra le più grandi. Questa frase, a parere di Alžbeta Krbylová e Juraj Horňák, rappresenta anche i vincitori dei concorsi di Bee Breeders presentati nella loro Hall of Fame. Si tratta di progettisti che sono riusciti a vincere importanti competizioni internazionali, ma sono ancora all’inizio della loro carriera e hanno tanto da imparare. 

I monti, quindi, rappresentano anche lo sforzo che i vincitori hanno compiuto nella partecipazione al concorso e la mole di lavoro ancora da svolgere, oltre al prestigio che meritano e all’umiltà che devono dimostrare.

Il viaggio inizia dalla reception. I visitatori si trovano di fronte a un modello tridimensionale degli Alti Tatra che possono esplorare e guardare da vicino prima di passare, attraverso uno spazio lungo e stretto, nella sala principale. La Hall of Fame di Bee Breeders è organizzata secondo una semplice griglia, con delle colonne di presentazione del progetto posizionate ad ogni incrocio. 

Per arrivare alla sala destinata agli artisti ospiti, si deve attraversare nuovamente il corridoio che sfocia in una spaziosa camera illuminata con una luce adeguata.

Il soffitto è il riflesso della massa della montagna e vuole ricordare costantemente coloro che si trovano nel “Bottom of the Top”. 

3° posto | The Infinite Gallery – Paolo Antonio Zurk Castillo (Colombia)

Il progetto si basa su un nuovo principio di gerarchia, segnato dalla presenza di nicchie, che contrasta una distribuzione delle opere artistiche determinata dal curatore delle tradizionali gallerie o dei musei convenzionali. I lavori più brillanti avranno una posizione di rilievo, quelli più piccoli e scuri, occuperanno spazi minori. 

L’idea propone un abbandono degli ambienti interni per spostarsi all’esterno, dove la vita è più dinamica, vivace e luminosa. 

Per vivere questo passaggio è necessaria una rivoluzione, un drastico cambiamento del modo in cui tradizionalmente vengono intesi il museo o la galleria d’arte. Oggi, infatti, la location della sala espositiva, una sua stanza, un corridoio, sono gli elementi che determinano la gerarchia di distribuzione dei lavori artistici. Il progetto, al contrario, lega questa gerarchia al valore intrinseco dell’opera, dettato dalle persone che la osservano, la interpretano e la studiano. 

Tutto questo può accedere soltanto entrando nel progetto stesso, in un mondo virtuale che rappresenta una versione nuova e migliorata della realtà. Qui la gente può trovare se stessa e incontrare gli altri, condividendo sentimenti ed emozioni, instaurando dialoghi e discussioni. 

I musei contemporanei si chiudono esclusivamente verso l’interno, senza curarsi del mondo che vive all’esterno delle loro mura. L’idea del progettista colombiano, invece, è quella di spostare l’arte verso un dinamico spazio esterno, dove è possibile vivere realmente il valore artistico nel senso più profondo del termine.

Menzioni d’onore

Archhive: Architecture in Virtual Reality  Matthias Karch


Virtual Society – Piotr Rożnowski


Archhive: Architecture in Virtual Reality – William Quintana


Elevated – Kim Baumann Larsen


Cupola – F. Javier Escorihuela e Fernando Gómez


Archhive: Architecture in Virtual Reality – Shaun Mccallum e Aleksandra Belitskaja

Per ulteriori informazioni visitare www.archhive.beebreeders.com.

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