Kaira Looro Competition Sacred Architecture. Vince il progetto polacco che abbraccia la cappella con “lame” di palme

La giuria del concorso Kaira Looro International Competition Sacred Architecture, all’interno della quale spicca il nome di Kengo Kuma, ha reso noti i nomi dei vincitori selezionati, tra le proposte pervenute, per la capacità di rispondere alle richieste del bando di celebrare, attraverso l’architettura, la filosofia del culto in un luogo remoto della terra. Un posto caratterizzato da carenza di materiali e di tecnologie, l’architettura si muove verso la sostenibilità e l’integrazione con il paesaggio e con la cultura. Kaira Looro, che in lingua locale vuol dire “Architettura per la pace”, indica proprio il legame con una spiritualità da materializzare in chiave architettonica. 

Sono stati questi i temi interpretati nel modo migliore dagli autori dei 18 progetti premiati tra gli oltre 650 concorrenti provenienti da tutto il mondo. Oltre ai primi tre classificati, infatti, la giuria ha selezionato 5 Menzioni e 10 finalisti. 

Tutti i partecipanti hanno dimostrato una grande sensibilità rispetto alla tematica proposta e al contesto di intervento. La competizione diventa promotrice di spunti di ricerca architettonica per particolari contesti sociali e ambientali, oltre che testimone di iniziative dal forte impatto umanitario. 

I vincitori

1° posto | Team: Natalia Serafin, Paulina Gorecka, Anita Wisniewska (Polonia)

Tavole verticali in legno di palma seguono ritmicamente il sentiero che conduce dal villaggio lungo la costa del fiume, definendo una struttura leggera che assume una forma sempre mutevole. Provando a creare un corpo che penetra nel paesaggio, il team di progettazione ha deciso di definire una struttura leggera che intende guidare la gente dal villaggio al padiglione.

La cappella è strettamente legata al sentiero ed è circondata da “lame di rasoio” che creano un’atmosfera intima, un effetto caratteristico dei luoghi sacri. Ma le lastre, comunque, non costituiscono una barriera. Passando attraverso l’entrata si può vedere l’interno in qualsiasi momento. Pregando nella cappella si resta ancora all’esterno, ma si è protetti dalla pioggia e dal sole cocente.

Il fiume Casamance, che scorre lungo il villaggio di Tanaf, gioca un ruolo importantissimo per i residenti. È una parte importante dell’economia della regione, è un punto d’incontro e la sua imponenza domina il paesaggio del Senegal. Durante i tre mesi della stagione delle piogge, il fiume si riempie e la natura rinasce, modificando l’ambiente circostante.

Non far riferimento a questo importante segno naturale sarebbe stato assurdo. Ecco perchè il progetto si colloca in questo luogo, trasformando la cappella in un ladmark territoriale per la popolazione locale. 

La cappella è posizionata su una piattaforma che la eleva di un metro rispetto al terreno. L’altitudine garantisce una fruibilità per tutto l’anno, anche durante il periodo delle piogge. 

I progettisti hanno cercato di creare una sfera sacra universale, aperta, accessibile e adatta alla contemplazione e alla preghiera. Con interventi semplici viene creata una massa che, osservata da diverse prospettive, suscita sensazioni differenti e incoraggia all’ingresso e all’esplorazione in qualsiasi momento. Le tavole sono perfettamente armonizzate in modo tale da generare un aspetto imponente per chi osserva dall’esterno. Le fessure tra una lastra e l’altra ricordano le lame di un rasoio. Una di queste ospita l’ingresso, che porta più luce all’interno mentre permette a chi si trova fuori di vedere cosa sta accadendo dentro. 

Il padiglione, con la sua verticalità, è un chiaro riferimento alla natura e alle tecniche costruttive locali.

2° posto | Team: Tilvescu Maria, Stoian Hadrian (Romania)

Lo spazio sacro si fonda sui concetti di pace, protezione, introspezione e scoperta del paesaggio. Il volume è composto da un cubo di 9 metri di lato, ma non si mostra come tale per chi osserva dalla piazza vicina al sito. Il blocco solido di argilla rivela solo la sua texture fessurata e sembra aspettare pazientemente che qualcuno la scopra.

L’intero edificio è realizzato con materiali naturali come terracotta e legno. Essendo costruito completamente a mano, lo spazio viene invaso dall’energia dell’essere umano, che stabilisce una connessione permanente tra l’impronta della divinità – la luce – e l’impronta dell’uomo – delicatamente sommersa dall’argilla. 

La discesa sotto il livello del terreno permette di accedere al volume. Si tratta di una discesa simbolica, che ricorda il rito della sepoltura. Al contrario l’interno, interamente rivestito di corde, è una metafora della nascita. Dopo la discesa non si trova l’oscurità, ma un ambiente disegnato dalla luce: lo spazio sacro si rivela come spazio materno, caldo e protettivo. 

Il cerchio è un altro simbolo molto forte nel progetto, che attraverso la sua forma perfetta è una manifestazione del sacro. La luce definisce lo spazio entrando attraverso un oculo circolare presente nel soffitto. Ad esso corrisponde un cerchio disegnato sul pavimento: un cerchio di terreno puro. Un asse verticale li connette tra loro: un cerchio di terra e uno di luce, come un collegamento tra la sacralità e la componente terrena.

3° posto | Team: Sean Cassidy, Joe Wilson (Regno Unito)

Il Senegal è una nazione che accetta tutte le fedi e le culture. La proposta del team classificatosi al terzo posto è guidata dalla comunità come terreno comune tra tutte le fedi. La comunità, infatti, è la prima che incoraggia la gente a riunirsi in un mondo che potrebbe cercare di dividere. 

Il design celebra lo spirito della gente di Tanaf, delineando uno spazio che invita alla pace e all’introspezione. L’edificio si serve di materiali locali e sostenibili e cerca di usarli in maniera innovativa. Scavando e scolpendo il suolo del sito, è stata creata una struttura che letteralmente proviene dalla “terra donata da Dio”, ma è disegnata dalla mano dell’uomo. La terra è usata per fare mattoni di terracotta, rappresentando la tradizione costruttiva locale e la forza della comunità, che si sostiene come ogni mattone sostiene il successivo. La popolazione è incoraggiata a partecipare alla realizzazione di questo iconico edificio. 

La forma è generata da un cerchio, che è universale, untario e rappresenta la pace. Lo spazio della piazza può essere usato per meeting, eventi e altre manifestazioni, essendo estremamente flessibile.

La cappella è un segno ispiratore di ciò che l’uomo può raggiungere in comunione con gli elementi naturali fatti da Dio, come la luce e la pioggia. Ognuno degli spazi privati in cui è suddiviso l’ambiente interno è formato da un pavimento sommerso che sottolinea la natura scolpita dell’architettura. I visitatori passano dagli spazi privati al sanctum centrale, usato per preghiera comune e insegnamenti. 

Salendo verso il cielo si viene abbracciati dalla luce divina proveniente dall’alto attraverso la cupola decorativa in mattoni. Questo carattere spirituale viene accentuato da una vasca che accoglie l’acqua piovana per il villaggio, celebrando l’importanza di questo dono di Dio.

Menzioni d’onore

Team: Gaetano Carambia, Giacomo Fioratti (Italia)

Team: Claudio Peppi, Americo Conte, Luca Marseglia, Luigi Palomba (Italia)

Team: Jorge Herrera,Inicio Uribe, Claudia Accetta (Italia)

Team: Mateusz Pietryga, Marta Lata, Justyna Motyka (Polonia)

Team: Xin Hu, Sundus Al-Bayati (Cina)

Per maggiori informazioni visitare www.kairalooro.com/winningprojects

pubblicato in data: 16/05/2017