Sisma-bonus, la ricetta di Casa Italia per renderlo appetibile: motivare i proprietari con l'aiuto dei professionisti

Bisogna creare consapevolezza del rischio nei proprietari di immobili e per farlo il Dipartimento della Presidenza del Consiglio suggerisce un'analisi speditiva che i professionisti potrebbero condurre su un campione di oltre 566mila edifici.

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Difficilmente i proprietari di immobili sanno quanto possa essere sicuro, in caso di sisma, l'edificio in cui abitano. È una consapevolezza che non hanno, e per averla devono chiamare un professionista che faccia le sue valutazioni. Ma se la consapevolezza non c'è allora l'esperto non viene interpellato. Si rischia l'impasse e il sisma-bonus - pur essendo uno strumento importante - potrebbe risultare poco appetibile. È questo uno dei aspetti critici rilevato da Casa Italia, nel report che fa il punto sulla vulnerabilità dei nostri territori, avanza proposte e delinea piani d'azione ad hoc per affrontare diverse tematiche: dal rischio idrogeologico a quello sismico, fino al fenomeno dello spopolamento delle aree interne.

Riguardo all'appetibilità del sisma-bonus, cosa fare? Secondo i tecnici della struttura di missione creata dal Governo in seguito al terremoto del Centro Italia del 24 agosto 2016, poi diventato Dipartimento della presidenza del Consiglio, sarebbe utile mettere in atto un piano di diagnostica speditiva attraverso il quale potersi assicurare che chi abita in edifici a maggior rischio per la vita umana sia messo a conoscenza della vulnerabilità della propria casa, così da essere incentivato a utilizzare il bonus.

Ovviamente, sarebbe utopico andare ad analizzare tutte le case d'Italia. Ma anche andando a considerare solo gli edifici che potrebbero rivelarsi a maggior rischio, viene fuori la cifra monstre di 566.599 edifici che potrebbero mettere in serio pericolo la vita umana in caso di sisma di magnitudo elevata.

Il report parte dai dati Istat relativi al censimento 2011 e prende in considerazione gli edifici in muratura portante e quelli in calcestruzzo armato costruiti in assenza di norme antisismiche, localizzati nei Comuni con la maggior pericolosità sismica. Si tratta di circa 643 Comuni, situati nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Molise, Sicilia e Veneto. Sono esclusi gli edifici che si trovano nelle aree di cratere colpite da sisma negli ultimi 10 anni e dunque già oggetto di interventi e analisi specifiche. Complessivamente - si legge nel rapporto - dovrebbero essere analizzati 494.905 edifici in muratura portante e 71.694 edifici costruiti in calcestruzzo armato.

L'analisi speditiva servirebbe a comprendere se questi edifici siano effettivamente ad alta vulnerabilità sismica. La gestione dell'intero processo sarebbe di competenza del Mit, si legge nel report, e potrebbe coinvolgere attivamente la Rete delle professioni tecniche. 

SISMABONUS
Il bonus per interventi antisismici è stato potenziato dalla legge di Bilancio 2017. Si applica alle abitazioni e alle attività produttive per le spese di messa in sicurezza sismica, sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021. È fissato nella misura del 50 per cento, ma può raggiungere anche quote più alte di detrazione al verificarsi di alcune condizioni. Viene inoltre allargato alle costruzioni ricadenti in zona sismica 3, e reso più appetibile in quanto la detrazione va ripartita non più in 10, ma in 5 quote annuali di pari importo.
La detrazione è calibrata in base al risultato conseguito in termini di maggiore sicurezza sismica. Se grazie ai lavori si riesce a scalare una classe di rischio, allora la detrazione spetta nella misura del 70 per cento (75 per cento nel caso di condomìni). Se il passaggio è di due classi di rischio allora si può detrarre l'80 per cento della spesa sostenuta (85 per cento per i condomìni).

Si tratterebbe di seguire tre step: partire dai dati del censimento Istat del 2011 per selezionare gli edifici da analizzare; individuare i professionisti da incaricare attraverso convenzioni con gli Ordini professionali; verificare il grado di vulnerabilità delle abitazioni per comunicarlo ai proprietari. 

Si stima che «sia possibile completare la rilevazione entro un anno dall'avvio, con costi a carico della finanza pubblica di poco superiori a 100 milioni di euro», si legge ancora nel dossier Casa Italia. Una cifra che lascia alquanto titubanti, perché si tratterebbe di un costo medio pari a 176,5 euro ad edificio.

Mariagrazia Barletta

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